Il libro magico
Erano tanti anni che desideravo recarmi a Glastonbury, nell’Inghilterra meridionale. Approfittai quindi della generosa proposta di ospitalità del mio amico Aristides, un grande studioso e conoscitore del mondo dell’occulto e della magia. Elegante, con una bella e curata barba bianca, Aristides viveva in un grazioso cottage in un paesino del Dartmoor (si era trasferito lì perché era un appassionato dell’avventura di Sherlock Holmes, Il mastino dei Baskerville, che proprio nel Dartmoor si ambienta) e quel giorno mi aveva accompagnato volentieri a visitare Glastonbury, che si trovava nella contea del Somerset. Inutile dire che il mio amico conosceva alla perfezione ogni angolo di quella cittadina, ogni scaffale delle belle librerie che vi si trovavano, ogni recondita stanzetta dei tanti negozi di magia che la rendevano unica nel suo genere. Dopo aver parcheggiato la gipsy car di Aristides, entrammo in paese.
Il mio stupore fu grande perché Glastonbury era assai diversa da tutte le altre città inglesi che avevo visto fino a quel momento, eleganti anche se trascurate, rapprese in una voglia di precisione e raffinatezza a tutti i costi. Non appena entrammo in paese vidi alcune ragazze dagli abiti lunghi e colorati che sembravano uscite dal festival di Woodstock del 1969 e, successivamente, nella piazzetta principale, un gruppo di personaggi che danzavano a piedi nudi sventolando tante bandiere della Palestina. Sembrava un’allegra manifestazione di protesta e mi fece un enorme piacere vederla durante il mio viaggio. Sono infatti convinto che in Palestina si sta compiendo un terribile genocidio ad opera dell’esercito israeliano sotto la guida del premier Netanyahu nonché con il beneplacito dei paesi occidentali. Quelle persone che protestavano con allegria e spensieratezza, ma anche con profondo dolore e angoscia ritmati da una specie di canto prolungato, mi sembravano una perfetta testimonianza, qui, nel ricco occidente, nella pasciuta Inghilterra, dell’assurdità e della tragedia di una carneficina che si sta consumando sotto gli occhi dell’Europa.
Aristides mi portò a visitare la bellissima abbazia di Glastonbury, laddove secondo il mito si troverebbe la tomba di re Artù e mi fece vedere da lontano il mitico colle di Avalon. Nella leggenda si parla dell’isola di Avalon – mi spiegò – perché nelle giornate di nebbia l’altura sembra ergersi appunto come un’isola in mezzo ad un candido mare. L’abbazia sorgeva in un bosco meraviglioso e lo percorremmo in lungo e in largo, vicino a gruppi di giovani vestiti come i “figli dei fiori” che stavano facendo esercizi di meditazione. Ci recammo poi in una tea room che, a parere di Aristides, aveva degli scones (cioè dei dolci inglesi da mangiare con il tè) con marmellata di fragole buonissimi. Dopo che ci fummo rifocillati iniziò il giro dei negozi di magia. In essi vi erano soprattutto gadgets legati al misticismo orientale e alla meditazione yoga ma anche degli amuleti e degli oggetti legati alla tradizione medievale britannica, ad esempio, le scope delle streghe e alcune pozioni magiche. Aristides mi portò anche in una bellissima libreria nella quale odorosi incensi spargevano dei profumi dal sapore d’Oriente. Erano tantissimi i libri vecchi che si accavallavano sugli scaffali quando Aristides, con il suo occhio esperto, mi indicò un volume dalla copertina elegante, che si intitolava The Occult World. Lo prese dallo scaffale e cominciò a sfogliarlo. Il libraio, un anziano con una elegante bombetta, disse che negli ultimi tempi quel volume si era reso protagonista di strani episodi. Aggiunse infatti che lo trovava ogni volta in un posto diverso da quello in cui lo aveva lasciato. Aristides, che era assai sensibile a tutto ciò che riguardava l’occulto, tese l’orecchio con attenzione a quei discorsi. A un certo punto mi fece cenno di seguirlo e mi condusse in una stanza interna della libreria che dava su un cortiletto sul quale si aprivano i retrobottega di diversi negozi di magia. Ci sedemmo su due poltroncine e, nel momento in cui Aristides lesse dal libro una strana parola – “kakalumi” – nella stanza si sprigionò una luce che ci accecò.
Dissoltasi la luminosità che ci aveva resi ciechi per pochi attimi, ci trovammo di fronte un essere avvolto in un antico costume, con un elmo e una spada affilata. Uscimmo nel retrobottega e vedemmo altri dodici individui vestiti esattamente come lui. Aristides quasi non credette ai suoi occhi e mi sibilò in un sussurro: “Sono re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda”. I cavalieri e il loro sovrano uscirono per le strade di Glastonbury e, contemporaneamente, da altri negozi di magia uscirono degli altri strani esseri. Evidentemente, la parola pronunciata da Aristides era magica e aveva evocato spettri e presenze di antiche ere. Da un negozietto che recava l’insegna “Visions” uscirono nell’ordine: la strega dello Yorkshire con la sua scopa disfatta, gli elfi della Cornovaglia, il fantasma di un vecchio lupo di mare di St. Ives con la sua pipa di schiuma, il mastino dei Baskerville cogli occhi di fuoco, le fate di Sherwood insieme a Robin Hood, un mostro di Lockness in miniatura, il fantasma del conte del Kent e i lupi mannari del Somerset.
Io e Aristides seguimmo Artù e tutta la masnada di strani esseri per le strade del paese fino ad unirci alla manifestazione pro Palestina. Artù, in testa al corteo, gridava forte contro l’ingiustizia atroce di quel genocidio. Chiudevano la sfilata i mannari che ululavano a frotte il loro dolore. Non pensiate che un’accozzaglia del genere potesse in qualche modo mancare di rispetto alla tragedia che accompagna il genocidio di Gaza: anzi, quest’ultimo era così angoscioso e tremendo da richiamare dai quattro angoli magici ed occulti dell’Inghilterra tutti quegli strani esseri che mai si erano mostrati così palesemente agli umani. Aristides mi guardò e mi disse: “Di fronte a una tragedia disumana, assistiamo qui a una protesta che va oltre l’umano”. E anche noi ci incamminammo dietro al corteo.
gvs
(in copertina: bandiere palestinesi a Glastonbury, luglio 2025)

