Il Papa è nudo. Viva il Papa: Fratelli Tutti davvero?

In piena pandemia Covid Il 27 marzo 2020 il Papa ha celebrato la Messa più solitaria della storia della Chiesa in una piazza surreale, deserta e grigia. I suoi movimenti erano essenziali e scarni: il corpo bianco, spettrale, nudo.
Un filo rosso invisibile unisce quella piazza vuota e quell’uomo solitario all’Enciclica “Fratelli tutti” pubblicata il 4 ottobre 2020 … ” Proprio mentre stavo scrivendo questa lettera, ha fatto irruzione in maniera inattesa la pandemia del Covid-19, che ha messo in luce le nostre false sicurezze. Al di là delle varie risposte che hanno dato i diversi Paesi, è apparsa evidente l’incapacità di agire insieme”.

L’Enciclica ha una storia profonda che parte da molto lontano, lettere circolari che riguardavano le chiese della Cappadocia e dell’Asia Minore sin dal 150 D.C. Scopo di un’enciclica, dice l’arcivescovo Fisichella, è di educare il popolo cristiano alla maturità della fede dinanzi alle diverse sfide che le condizioni storiche mutevoli provocano. Certamente la Chiesa cattolica ha affrontato, durante questi 2000 anni, sfide secolari contro persecuzioni, guerre, crociate, Imperatori, nascita degli Stati e lotte fratricide interne estremamente sanguinose.
Ma non è questa la sede di indicare e mostrare la storia di queste lotte e di queste sfide affrontate in secoli diversi. E nemmeno di capire la lotta interna che si sta consumando tra una parte della Chiesa conservatrice e corrotta, con precisi riferimenti politici nella destra Americana, come le ultime inchieste giornalistiche su Bannon dimostrano ampiamente o legata a quelle chiese evangeliche che si stanno espandendo in Sud America e si stanno legando a politici come Bolsonaro e quella chiesa più aperta che cerca di prendere posizioni più vicine e più sensibili a quella povertà estrema del pianeta e a quei fenomeni migratori che ci hanno interessato in questi ultimi anni (in realtà presenti nella nostra storia da tempo immemorabile).
Si tratta soltanto di rileggere e di attraversare una lettera di un Papa del 2020 per mostrare quelle che potrebbero essere affinità e divergenze rispetto a quella sfida davvero singolare che ci aspetta nei prossimi anni a venire. Perché rispetto ai secoli passati si sta giocando una partita fondamentale sul piano della conoscenza, dell’economia, del lavoro, della tecnologia, della società, dell’ambiente e anche della religione. Perché avremmo bisogno di tanti movimenti e di tante realtà diverse fra loro. Perché questa volta il nemico, capitalismo, società del controllo e barbarie diffusa, ci sta portando verso l’estinzione.

 

Temi Evidenziati

Di seguito alcuni temi, evidenziati in grassetto e non presenti nell’originale, trattati nell’Enciclica:

Sognare insieme:

8. “Com’è importante sognare insieme! Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è; i sogni si costruiscono insieme». Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!”.

L’Europa che non c’è:

10. Così si è sviluppato il sogno di un’Europa unita, capace di riconoscere radici comuni e di gioire per la diversità che la abita. Ricordiamo «la ferma convinzione dei Padri fondatori dell’Unione europea, i quali desideravano un futuro basato sulla capacità di lavorare insieme per superare le divisioni e per favorire la pace e la comunione fra tutti i popoli del continente».

Mercati, società del consumo e dello spettacolo:

12. Aumentano piuttosto i mercati, dove le persone svolgono il ruolo di consumatori o di spettatori. L’avanzare di questo globalismo favorisce normalmente l’identità dei più forti che proteggono sé stessi, ma cerca di dissolvere le identità delle regioni più deboli e povere, rendendole più vulnerabili e dipendenti. In tal modo la politica diventa sempre più fragile di fronte ai poteri economici transnazionali che applicano il “divide et impera”.

Pandemia e società:

33. Il dolore, l’incertezza, il timore e la consapevolezza dei propri limiti che la pandemia ha suscitato, fanno risuonare l’appello a ripensare i nostri stili di vita, le nostre relazioni, l’organizzazione delle nostre società e soprattutto il senso della nostra esistenza (…) …che un così grande dolore non sia inutile, che facciamo un salto verso un nuovo modo di vivere e scopriamo una volta per tutte che abbiamo bisogno e siamo debitori gli uni degli altri, affinché l’umanità rinasca con tutti i volti, tutte le mani e tutte le voci, al di là delle frontiere che abbiamo creato.

Tecnologia Digitale:

43. I media digitali possono esporre al rischio di dipendenza, di isolamento e di progressiva perdita di contatto con la realtà concreta, ostacolando lo sviluppo di relazioni interpersonali autentiche». Non va ignorato che «operano nel mondo digitale giganteschi interessi economici, capaci di realizzare forme di controllo tanto sottili quanto invasive, creando meccanismi di manipolazione delle coscienze e del processo democratico. Il funzionamento di molte piattaforme finisce spesso per favorire l’incontro tra persone che la pensano allo stesso modo, ostacolando il confronto tra le differenze. Questi circuiti chiusi facilitano la diffusione di informazioni e notizie false, fomentando pregiudizi e odio».

Essere parte attiva della società:

77. Ogni giorno ci viene offerta una nuova opportunità, una nuova tappa. Non dobbiamo aspettare tutto da coloro che ci governano, sarebbe infantile. Godiamo di uno spazio di corresponsabilità capace di avviare e generare nuovi processi e trasformazioni. Dobbiamo essere parte attiva nella riabilitazione e nel sostegno delle società ferite. Oggi siamo di fronte alla grande occasione di esprimere il nostro essere fratelli, di essere altri buoni samaritani che prendono su di sé il dolore dei fallimenti.

Pensare e generare un mondo aperto:

89. D’altra parte, non posso ridurre la mia vita alla relazione con un piccolo gruppo e nemmeno alla mia famiglia, perché è impossibile capire me stesso senza un tessuto più ampio di relazioni: non solo quello attuale ma anche quello che mi precede e che è andato configurandomi nel corso della mia vita. La mia relazione con una persona che stimo non può ignorare che quella persona non vive solo per la sua relazione con me, né io vivo soltanto rapportandomi con lei. La nostra relazione, se è sana e autentica, ci apre agli altri che ci fanno crescere e ci arricchiscono. Il più nobile senso sociale oggi facilmente rimane annullato dietro intimismi egoistici con l’apparenza di relazioni intense. Invece, l’amore che è autentico, che aiuta a crescere, e le forme più nobili di amicizia abitano cuori che si lasciano completare. Il legame di coppia e di amicizia è orientato ad aprire il cuore attorno a sé, a renderci capaci di uscire da noi stessi fino ad accogliere tutti. I gruppi chiusi e le coppie autoreferenziali, che si costituiscono come un “noi” contrapposto al mondo intero, di solito sono forme idealizzate di egoismo e di mera autoprotezione.”

Cura delle persone fragili:

103. Investire a favore delle persone fragili può non essere redditizio, può comportare minore efficienza. Esige uno Stato presente e attivo, e istituzioni della società civile che vadano oltre la libertà dei meccanismi efficientisti di certi sistemi economici, politici o ideologici, perché veramente si orientano prima di tutto alle persone e al bene comune.

Frontiere e Sviluppo:

121. Nessuno dunque può rimanere escluso, a prescindere da dove sia nato, e tanto meno a causa dei privilegi che altri possiedono per esser nati in luoghi con maggiori opportunità. I confini e le frontiere degli Stati non possono impedire che questo si realizzi. Così come è inaccettabile che una persona abbia meno diritti per il fatto di essere donna, è altrettanto inaccettabile che il luogo di nascita o di residenza già di per sé determini minori opportunità di vita degna e di sviluppo.
122. Lo sviluppo non dev’essere orientato all’accumulazione crescente di pochi, bensì deve assicurare «i diritti umani, personali e sociali, economici e politici, inclusi i diritti delle Nazioni e dei popoli».[99] Il diritto di alcuni alla libertà di impresa o di mercato non può stare al di sopra dei diritti dei popoli e della dignità dei poveri; e neppure al di sopra del rispetto dell’ambiente, poiché «chi ne possiede una parte è solo per amministrare a beneficio di tutti».[100]

Occidente e Oriente:

136. Allargando lo sguardo, con il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb abbiamo ricordato che «il rapporto tra Occidente e Oriente è un’indiscutibile reciproca necessità, che non può essere sostituita e nemmeno trascurata, affinché entrambi possano arricchirsi a vicenda della civiltà dell’altro, attraverso lo scambio e il dialogo delle culture.

Il lavoro:

162. Il grande tema è il lavoro. Ciò che è veramente popolare – perché promuove il bene del popolo – è assicurare a tutti la possibilità di far germogliare i semi che Dio ha posto in ciascuno, le sue capacità, la sua iniziativa, le sue forze.

La politica che verrà:

177. Mi permetto di ribadire che «la politica non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia». Benché si debba respingere il cattivo uso del potere, la corruzione, la mancanza di rispetto delle leggi e l’inefficienza, «non si può giustificare un’economia senza politica, che sarebbe incapace di propiziare un’altra logica in grado di governare i vari aspetti della crisi attuale».

Verità e ricerca:

208. Occorre esercitarsi a smascherare le varie modalità di manipolazione, deformazione e occultamento della verità negli ambiti pubblici e privati. Ciò che chiamiamo “verità” non è solo la comunicazione di fatti operata dal giornalismo. È anzitutto la ricerca dei fondamenti più solidi che stanno alla base delle nostre scelte e delle nostre leggi.

Tempo e nuovo incontro:

226. Nuovo incontro non significa tornare a un momento precedente ai conflitti. Col tempo tutti siamo cambiati. Il dolore e le contrapposizioni ci hanno trasformato. Inoltre, non c’è più spazio per diplomazie vuote, per dissimulazioni, discorsi doppi, occultamenti, buone maniere che nascondono la realtà.

La memoria:

247. La Shoah non va dimenticata. È il «simbolo di dove può arrivare la malvagità dell’uomo quando, fomentata da false ideologie, dimentica la dignità fondamentale di ogni persona, la quale merita rispetto assoluto qualunque sia il popolo a cui appartiene e la religione che professa».

La guerra:

261. Ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato. La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male.

 

A scorrere temi, argomenti e parole della lettera sembrerebbe davvero che Francesco e il suo modello di Chiesa siano più vicini alla vita reale e alle reali esigenze delle persone che gli ultimi 40 anni di quella sinistra che, in nome del liberismo, della pace sociale e del clientelismo, ha venduto lavoratori, operai, riders, nuove generazioni piccole partite IVA alla propaganda becera, invadente e falsa della destra, dalla Lega a Fratelli d’Italia, dai politici neoliberisti di turno alle star del giornalismo nostrano.
Ma è veramente così? Siamo davvero tutti fratelli?
La Chiesa è troppo legata ad un potere epocale, strutturale e patriarcale, ad interessi economici, banche private, asset d’investimento variegati, patrimoni immobiliari sconfinati. Proprio questa sua struttura complessa e chiusa non gli consente di vedere e progettare una società diversa; da quelle stanze segrete non può nascere niente che sia una spinta reale al cambiamento o sia una protesta concreta verso i meccanismi vitali di questa società, Francesco compreso.
Il capitale ha bisogno, in maniera discontinua, di religioni, altari e confessionali, si serve spesso di chiese a volte conservatrici e reazionarie, a volte più aperte, democratiche e francescane, di rassegnazione per tempi migliori e di una fede ultraterrena che può arrivare anche dopo questa vita.
Inoltre la figura femminile rimane sempre ai margini delle prese di posizione della chiesa; come se Il femminismo e la reale energia dei suoi movimenti non rappresentassero delle possibilità concrete di un rinnovamento e di una rigenerazione del mondo attuale.
Come sottolineato dal punto 162. il tema centrale è sempre il lavoro; ma non viene messo mai in discussione il concetto di lavoro, di salario minimo, di reddito d’esistenza e soprattutto cosa è realmente il lavoro, cosa serve, cosa è necessario produrre, per chi e soprattutto cosa rimane di esso, oltre il profitto di pochi e il sangue ed il sudore di molti.

Forse mancano ancora troppe cose per essere veramente tutti fratelli e sorelle.

Print Friendly, PDF & Email
Copy link

In questo sito usiamo cookie tecnici, anche di terze parti, per consentire al sito di funzionare correttamente e per generare rapporti sull’utilizzo della navigazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore .

Privacy policyCookie policy.