La pandemia, Cuba e il suo sistema sanitario

Di Ernesto Escobar Soto | 24/10/2020 | Cuba.

L’unica e straordinaria potenzialità del sistema sanitario pubblico cubano.

La pandemia continua ad affliggere l’umanità, e al tempo stesso si scatena una colossale crisi economica e sociale con importanti cambiamenti nello scenario geopolitico mondiale. Il mondo registra più di 40 milioni di contagiati dalla Covid19 (ogni tre giorni si aggiunge circa un milione di contagiati) e supera il milione di morti. Le Americhe rimangono l’epicentro della pandemia nel pianeta. Il pianeta soffre la seconda ondata della malattia.

A Cuba si sono contagiate con il virus più di 6mila persone, con poco più di un centinaio di morti per un 1,99% di mortalità e il 90% di guarigioni cliniche. Nel Paese non ci sono stati decessi per la malattia di bambini, donne incinte, né lavoratori della sanità, non così nelle missioni all’estero dove 4 collaboratori internazionalisti cubani hanno perso la vita. Vengono registrati nelle statistiche come deceduti per la Covid19 tutti coloro che, anche se deceduti per altra malattia, siano risultati positivi alla prova PCR.

Nessun centro sanitario cubano è collassato, il personale sanitario che lavora negli ospedali e nelle terapie intensive (UCI) dispone di tutti i mezzi di protezione per sé e per i malati. Tutti i malati contagiati sono stati ricoverati negli ospedali e quando è stato necessario assistiti in sale di terapia intensiva. Cuba socialista, un piccolo Paese latinoamericano, sottosviluppato, minacciato e sottoposto a blocco dal governo degli USA, è riuscita a ad affrontare con successo la pandemia grazie al suo sistema di sanità pubblica, ai suoi centri di ricerca scientifica e alla sua popolazione che si è distinta per il suo sostegno, la sua partecipazione e la sua disciplina.

La lotta alla pandemia nelle condizioni economiche estremamente difficili del Paese ha portato esperienze positive che derivano dalle ampie possibilità che offre il sistema socialista cubano. È stato elaborato un piano di misure per la lotta alla Covid19 che ha coinvolto tutti gli Organismi dell’Amministrazione Centrale dello Stato; le autorità provinciali e municipali; il Minsap e il suo sistema sanitario pubblico; la corporazione biotecnologica BioCubaFarma, i centri di ricerca scientifica, sia per le scienze esatte che quelle sociali; le università, le imprese statali, il settore non-statale e la popolazione.

Il presidente Miguel Díaz Canel ha diretto quotidianamente per un periodo di più di 8 mesi tutti questi enti per far fronte alla Covid 19, cosa che ha permesso di raggiungere risultati positivi. L’innovativo protocollo di assistenza clinica ai contagiati da Covid19, elaborato da Cuba, ha ridotto i casi di decesso. Il lavoro realizzato è servito inoltre per aumentare il riconoscimento sociale al personale sanitario e agli scienziati, così come agli agenti di polizia che hanno contribuito con professionalità a mantenere l’ordine e la disciplina.

Il Piano di Provvedimenti adottato ha contemplato: l’isolamento preventivo di tutti i sospetti (finora sono state isolate più di 115 mila persone) in centri preparati per assisterli; la ricerca attiva e personale dei casi positivi casa per casa in tutte le comunità; la diagnosi adeguata e gratuita con prove PCR in tutti i territori del Paese; il trattamento individualizzato ai pazienti;

Allo stesso modo è stato elaborato un innovativo protocollo di ricerca-assistenza ai convalescenti che è stato esteso a tutte le unità del servizio sanitario del Paese. Questo include provvedimenti preventivi, terapeutici e di riabilitazione, che vengono sistematicamente modificati in base alle evidenze scientifiche e alle esperienze dei medici.

Il protocollo si è evoluto grazie alle ricerche scientifiche e alle esperienze e pratiche del sistema sanitario pubblico cubano. Sono state realizzate più di 700 ricerche e ci sono 16 studi clinici in corso. Sono stati utilizzati farmaci di provata efficacia e sono stati prodotti più di 22 nuovi farmaci: antiinfiammatori, immunomodulatori, antivirali, come Jusvinza, Itolizumab, Nasalferon e Biomodulina T e gli Interferoni. Allo stesso modo si usa la trasfusione di plasma di convalescenti dal virus, e si sperimenta con buoni risultati la ozonoterapia rettale in persone a cui è stata diagnosticata la malattia e le cellule staminali nei casi di dati di dimissione che presentano lesioni ai polmoni come conseguenza.

Le unità sanitarie applicano protocolli di assistenza psicosociale e di assistenza in salute mentale a coloro che sono stati colpiti dal nuovo coronavirus e ne abbiano bisogno. Si sviluppano programmi di ampliamento e modernizzazione delle sale di terapia intensiva e di estensione dei laboratori di PCR per includere tutte le province del Paese. Si usano 4 apparecchi cubani per la diagnosi e l’industria costruisce 250 ventilatori di emergenza per pazienti intubati.

È necessario mettere in evidenza l’informazione che il Gruppo di lavoro contro il Covid19 presieduto dal presidente Díaz Canel, ha fornito quotidianamente sulla pandemia tramite i media nazionali e locali in modo esaustivo, veritiero e trasparente. Questa informazione è servita al popolo cubano per migliorare le sue conoscenze su totto ciò che concerne il nuovo coronavirus, i modi di prevenirlo e i suoi effetti.

Nel periodo di più di otto mesi nel quale Cuba ha affrontato la pandemia anche se il sistema sanitario ha visto gravemente pregiudicati i suoi servizi il suo funzionamento non si è fermato. Nel primo semestre con la chiusura del 30 luglio scorso sono state realizzate più di 200mila operazioni chirurgiche, di queste 85mila di chirurgia maggiore e 25mila ambulatoriali. Allo stesso modo, sono stati fatti 19 trapianti renali. Sono stati assistiti tutti i casi di dialisi compreso il servizio di trasporto dei pazienti agli ospedali. Sono stati effettuati 2 milioni di visite ospedaliere e 3 milioni nei Consultori Familiari. 29mila bambini sono nati negli ospedali.

Solo alcui Paesi sviluppati, con alti livelli scientifici nelle biotecnologie e nell’ingegneria genetica come Cina, Russia, USA, Gran Bretagna e Germania lavorano in circa 80 progetti di vaccini per combattere la pandemia del nuovo coronavirus. Cuba, che lavora meticolosamente a 4 candidati vaccini, ha formalizzato il brevetto del primo, denominato Soberana 01. Il 24 agosto scorso è iniziata la prima fase degli studi sul vaccino con volontari. Finora i risultati sono eccellenti. Questo processo terminerà nel gennaio 2021. Se i risultati saranno soddisfacenti Cuba inizierà la produzione industriale del farmaco nel primo trimestre del 2021. Questo mese è stato brevettato il secondo vaccino cubano e sono immediatamente iniziate le prove relative.

Come in altri Paesi nelle scorse settimane a L’Avana e in varie province, allentando ufficialmente le misure di confinamento, si sono verificati nuovi focolai causati dall’indisciplina sociale e dalla violazione delle misure di sicurezza. Negli ultimi 15 giorni si sono contagiate più di 600 persone. Per questo motivo le autorità hanno dichiarato la quarantena nelle aree dove si sono manifestati questi focolai e una nuova applicazione di rigorose misure di protezione epidemiologica per evitare la diffusione, il che sta dando buoni risultati. In media si fanno più di 7mila test (PCR) in tutti i territori del Paese, per un totale di 777.247. Sono stati creati laboratori per realizzare questi test nelle 15 province del Paese.

IL SUPERAMENTO DELLA SECONDA ONDATA E IL PASSAGGIO ALLA NUOVA NORMALITÀ.

Prendendo in considerazione diversi parametri sanitari, tra cui la diminuzione continua dei nuovi contagi su 100mila abitanti e la chiusura delle aree di quarantena dovuta al contagio, il governo cubano ha appena dichiarato ufficialmente che le 12 province dove è stata superata la seconda ondata passeranno a una “nuova normalità” o normalità possibile. Il passaggio a questa fase si farà in modo graduale e asimmetrico.
Solo L’Avana e le province di Ciego de Ávila e Santi Spíritus registrano ancora alcuni casi con tendenza decrescente e rimarranno nelle fasi anteriori fino a superare la malattia. C’è da aspettarsi la continuità di focolai in diverse zone del Paese, ma le autorità sanitarie sono fiduciose che saranno controllati.

Per il Paese è indispensabile mitigare il grave impatto economico causato dalla Covid19 e dalla recrudescenza del blocco del governo degli Stati Uniti. Solo l’assistenza sanitaria per la pandemia è costata al Paese quasi un miliardo di pesos non previsti in bilancio. C’è la consapevolezza che non ci si può fidare e abbassare la vigilanza e che bisogna imparare a convivere con questa epidemia sotto lo stretto controllo della malattia e della disciplina sociale, almeno finché i vaccini possano immunizzare i cubani.

Tra le nuove misure c’è quella di applicare i protocolli sanitari e la quarantena solo ai vicini di isolato o manzana (o comunità se fosse necessario) dove sia stato individuato il focolaio di infezione, ma senza fermare la produzione, i servizi e la vita sociale nel resto dei territori. Nei casi di sospetti o di persone che hanno avuto contatti con confermati, questi rimarranno isolati a domicilio con tutti i protocolli sanitari in vigore e sotto il controllo e l’assistenza del medico e dell’infermiere della comunità. In tutte le scuole e posti di lavoro verranno osservati i protocolli di sicurezza e vigilanza. La popolazione deve continuare ad usare le mascherine e mantenere la distanza fisica indicata.

Si comincia gradualmente ad aprire il Paese al turismo internazionale. I viaggiatori devono arrivare con il documento sanitario che certifichi ufficialmente che non sono portatori della malattia. In ogni aeroporto tutti i viaggiatori che entrino nel Paese verranno sottoposti a test PCR, per poi proseguire le loro vacanze negli hotel di destinazione. In tutte le installazioni turistiche si trovano équipe mediche con epidemiologi per affrontare qualunque situazione si presenti.

Fonte https://rebelion.org/la-pandemia-cuba-y-sus-sistema-de-salud-publica-i/

Traduzione di Andrea Grillo per Codice Rosso

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