L’astensione vince in Venezuela, ma l’Assemblea Nazionale sarà in maggioranza chavista

Álvaro Verzi Rangel | 08/12/2020 (*)

Come ha ratificato Indira Alfonzo, presidentessa del Consiglio Nazionale Elettorale, appena il 31 per cento dei 20 milioni e 700mila cittadini aventi diritto ha votato in Venezuela per eleggere 277 componenti di una nuova Assemblea Nazionale unicamerale, e il 68 per cento di questi ha dato la preferenza ai candidati del partito di governo, il Partito Socialista Unido de Venezuela (PSUV)- Polo Patriótico.

Il voto di domenica scorsa in Venezuela non ha entusiasmato i venezuelani, e le lunghe file che si formavano in ogni angolo del Paese in tutte le elezioni sono scomparse. Sono stati eletti 277 parlamentari per comporre la nuova Assemblea Nazionale per i prossimi cinque anni. Questo costituisce un aumento del 66% del numero dei deputati.

“Il popolo non è andato a votare perché ha presentato il conto a questa politica disastrosa e claudicante della direzione del PSUV, oltre alla sua ostinata superbia. Contate quanti voti aveva preso il PSUV nelle ultime elezioni e quanti ne ha presi ora: non bisogna nascondere l’astensione”, ha dichiarato Agustín Calzadilla, docente universitario e vecchio combattente socialista.

L’opposizione tradizionale ha raggiunto appena il 17,95% e la dissidenza chavista di sinistra non ha superato la barriera del tre per cento. L’alleanza guidata dai partiti tradizionali Acción Democrática (AD) e Comité de Organización Política Electoral Independiente (Copei) -socialdemocratici e democristiani- si è piazzata al secondo posto con 944.665 suffragi.

Ma più importante del numero dei deputati che ha ottenuto ciascun settore politico è la dimensione dell’astensione, il che ha mostrato un’insofferenza verso la politica sia dei chavisti che degli oppositori da parte degli elettori, molto più preoccupati di garantirsi la propria sopravvivenza quotidiana, oltre alla grande distanza tra le proposte della campagna elettorale e i temi che preoccupano davvero la gente.

L’embargo statunitense, sommato agli errori del madurismo, ha portato un settore di venezuelani a situazioni di povertà impensabili fino al 2012 in un Paese che ha accolto migranti per decenni… e oggi manda i suoi professionisti e lavoratori in Cile, Argentina, Perù, Ecuador, Messico e altre nazioni in cerca di un futuro.

Il deprezzamento della moneta nazionale, il bolívar, ha comportato la sua scomparsa e tutto quello che si può acquisire si valuta in dollari o bitcoin. Non c’è benzina (nafta) in un Paese petrolifero, o è così scarsa che le code sono chilometriche.

Il presidente Nicolás Maduro ha detto che «hanno vinto di nuovo la costituzione e la pace», e ha riaffermato che il chavismo sa “vincere e perdere, e oggi ci è dato di conquistare una nuova Assemblea Nazionale. 5 anni fa ho riconosciuto i risultati e la sconfitta, pensavamo che avremmo costruito canali di dialogo. Oggi devo dire che abbiamo una nuova Assemblea Nazionale e abbiamo ottenuto una gigantesca vittoria elettorale”, ha aggiunto.

Il Cancelliere Jorge Arreaza ha detto domenica scorsa al segretario di Stato statunitense Mike Pompeo: “assimili con calma e rassegnazione la verità: in Venezuela il suo fallimento è assoluto”.

Da parte sua Juan Guaidó, l’autoproclamato presidente ad interim, capo degli oppositori che non si sono presentati alle elezioni di domenica seguendo le istruzioni di Washington, ha ripetuto nel suo account Twitter che il voto è stato «fraudolento» e ha chiamato a mobilitarsi nella “consulta popolare”, tramite una app telefonica contro Maduro, il prossimo 12 dicembre.

La domanda è che cosa farà il settore che ancora rimane con Guaidó dopo il 5 gennaio -giorno in cui giurerà la nuova Assemblea Nazionale- data la sua dipendenza politica e soprattutto finanziaria dagli Stati Uniti, Paese dove è in corso un cambio di amministrazione e possibili modifiche nell’approccio al dossier Venezuela.

Henrique Capriles Radonski, due volte candidato presidenziale dell’opposizione, ha definito l’iniziativa della “consulta” come “l’appello a una mobilitazione senza soluzioni tangibili”.

Quello che verrà

La nuova Assemblea Nazionale modificherà parzialmente la situazione politica, a patto che si fissi l’obiettivo urgente di affrontare la situazione economica, cosa che potrà avvenire sulla base di possibili accordi interni e dialoghi con gli Stati Uniti, Paese che sostiene sanzioni economiche, finanziarie e un embargo distruttivo.

Inoltre sicuramente segnerà la formazione di una nuova opposizione che seppure abbia ottenuto meno voti di quanto pensasse, raggrupperà altri attori e disputerà le elezioni per i sindaci e i governatori nel 2021.

Infine il risultato generale del voto, e in particolare il tasso di astensione, mette sul tavolo la necessità di affrontare questioni come quella del rinnovamento del discorso e delle dinamiche politiche nel contesto di un conflitto prolungato che ha lasciato segni profondi nella società.

Dopo le elezioni la posizione di Guaidó risulta ancora più indebolita, dato che era stato «eletto» presidente ad interim dall’Assemblea che ha terminato il suo mandato con queste elezioni.

Queste elezioni sembrano rappresentare una nuova mossa nella scacchiera politica: ora tocca all’opposizione. Mossa che è stata possibile grazie all’aiuto dell’ ex presidente spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, che propone che gli oppositori facciano parte del gabinetto per cogovernare, e che ora chiede all’Unione Europea di modificare la sua posizione di non riconoscimento di queste elezioni.

Nello stesso fronte governativo ci sono voci che considerano un errore il fatto che Maduro abbia trasformato queste elezioni in una sorte di referendum sulla sua amministrazione. Qualche giorno fa il presidente operaio ha ripetuto ai media locali: “Se vincono le elezioni parlamentari di questo 6 dicembre mi ritiro, ma se vinciamo andiamo avanti con il popolo”. Senza commenti.

 

*Sociologo venezuelano, Codirettore dell’Osservatorio sulla Comunicazione e la Democrazia e del Centro Latinoamericano di Analisi Strategica (CLAE, www.estrategia.la)

La abstención primó en Venezuela, pero la Asamblea Nacional será mayoritariamente chavista

Tratto da www.rebelion.org, traduzione per Codice Rosso di Andrea Grillo

 

Print Friendly, PDF & Email
Copy link
Powered by Social Snap

In questo sito usiamo cookie tecnici, anche di terze parti, per consentire al sito di funzionare correttamente e per generare rapporti sull’utilizzo della navigazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore .

Privacy policyCookie policy.