Natale al Covid in una Toscana a zona rossa

Il Macchiavelli, nel principe, parlando del potere della fortuna nelle cose umane e il modo di resistere ad esso, consiglia di non lasciarsi governare dalla sorte e osserva che là dove non c’è un’organizzazione predisposta per resisterle, proprio là essa dirige la sua furia, dove sa che non sono stati apprestati gli argini e i ripari in grado di contenerla. Ho ripreso questa geniale osservazione di Niccolò Macchiavelli perchè la trovo molto corrispondente a quello che è capitato al nostro paese e alla Toscana in particolare. Trovo inutili e demagogici in questo periodo i lamenti del governatore e dei sindaci. Ancora oggi non sono riuscito a capire a quale categoria di cervelli appartenga la classe politica Toscana se a “quelli che capiscono da soli, a quelli che per capire hanno bisogno degli altri, o a quelli che non capiscono né da soli né grazie agli altri. I primi sono eccellentissimi, i secondi eccellenti e i terzi inutili”(Macchiavelli). Detto questo veniamo alla questione della zona rossa con qui è stata classificata la nostra regione.

Stavo sorseggiando il mio solito decaffeinato da asporto fuori in un bar di borgo, quando è mi arrivata all’orecchio la notizia che temevo da tempo: la Toscana è stata dichiarata zona rossa per due settimane. Cazzo! mi sono detto. Quei cervelli dei nostri politici locali l’hanno fatta grossa e noi pagheremo come al solito per i loro sbagli.

La zona rossa, eufemismo cromatico per rendere la pillola meno amara, è sostanzialmente un lockdown. Ritengo che la decisione governativa sia scattata per tre motivi: l’indice RT a 1,8 il più alto a livello nazionale – i numerosi focolai accesi sul nostro territorio regionale (il 19 agosto in Toscana c’erano già attivi 33 focolai, di cui 17 attivi nella nostra Asl, ai quali si sono aggiunti nei mesi di settembre e ottobre altri focolai nelle RSA e nelle carceri)- il sistema di tracciamento-tamponi è andato in crisi, in quanto non adatto all’alto numero di casi positivi (a metà ottobre solo il 37% era stato tracciato). A questo poco gradevole quadro si deve inoltre associare la situazione di saturazione che si registra nei reparti di cura intensiva e l’alto numero di posti letto trasformati in posti letto covid, che hanno ridotto la disponibilità di ricovero negli ospedali per le altre patologie. Occorreva quindi agire su più versanti per evitare il tracollo. Tra questi versanti c’è quello degli hotel sanitari (Covid) che permettono di liberare negli ospedali i posti letto di chi è in via di guarigione e di assistere chi è in quarantena. A tale riguardo fanno pena le esternazioni del ministro degli affari regionali che a babbo morto afferma: “abbiamo 1185 posti letto, ma ne servono 20.000”. Il costo di questi posti letto, tra l’altro è a carico della regione. Poi ci sono situazioni piuttosto bizzarre come a Como e Varese che seppur interessate da una gravissima ondata epidemica non hanno nemmeno un hotel Covid. Per quanto riguarda la Toscana gli hotel sanitari attivati dall’ex governatore durante la prima ondata erano 14 per tutta la regione. Gli alberghi sanitari ad oggi in Toscana sono 31 così suddivisi: 19 per l’ASL centro con 646 camere disponibili, distribuite 243 a Firenze, 314 a Montecatini Terme e 89 a Prato. 10 per la ASL nordovest con 235 camere di cui 132 occupate, 3 per ASL Sud Est con 56 camere di cui 43 occupate. I posti letto alberghieri costano alla regione 30,90 euro al giorno, più altri 39 euro per alla fornitura di assistenza di base, come il cambio di biancheria e lenzuola (Giunta Regionale n. 937 del 20 luglio 2020 e dell’Ordinanza del Presidente della Giunta Regionale Toscana n. 96 del 24 ottobre 2020). Questo numero è senz’altro insufficiente all’attuale fabbisogno, ma soltanto il 28 ottobre la regione ha emanato un nuovo bando per potenziare la rete assistenziale. Le pessime condizioni di salute della sanità toscana aggravate dal caos dei trasporti, dalla pessima organizzazione e dalla completa mancanza di un’analisi razionale predittiva dei bisogni, che il buon senso avrebbe consigliato, sono la cartina di tornasole della politica locale e regionale. Per di più soltanto ieri è stata attivata a Firenze per la zona ASL centro, una task-Force di circa 200 persone rastrellata in tutta fretta in altri ambiti sanitari usando la solita politica dell’emergenza. Il battaglione di “Hunter” formerà una nuova centrale, con la speranza che funzioni con efficienza. Però non sempre centralizzare è la soluzione più adatta. La Germania, che ha un RT di 0,9, diversamente dal nostro paese, ha il territorio nazionale suddiviso in 380 Gesundheitämter (ASL), noi ne abbiamo solo un centinaio, tre macro arie in Toscana, che di fatto formano la prima linea di difesa contro il contagio e rappresentano una capillare struttura territoriale di tracciamento dei contagi, con un esercito di oltre 22000 persone a cui si associano 28000 posti di intensiva. Noi di intensiva abbiamo poco più di 6000 posti letto. Questa è la situazione e gli ostacoli che il nostro paese e il nostro amato “principe” regionale deve affrontare per ritornare, ben prima di Natale, ad una situazione cromatica più tollerabile. Non dimentichiamoci che il nostro signore ha perso un mese intero per sfornare la sua corte quando l’epidemia correva senza che niente e nessuno la fermasse. Corte regionale che tra le altre cose risulta essere stata costruita in modo da essere ancora più costosa, mentre le persone, imprese, negozi sono alla canna del gas. A Livorno invece abbiamo un sindaco che di fatto non si è visto molto. Lo stesso dicasi dei vari assessori. Scarse iniziative, assenza di una visione a medio-lungo termine. Pare che si sia vissuto in attesa della grazia dei, che purtroppo non c’è stata. E’ vero che l’eredità che ci portiamo dietro sulla sanità ospedaliera e territoriale non ha certo aiutato, ma ciò non può essere un movente per fare poco o nulla e stare alla finestra nella speranza che la burrasca passi. Andando più nel concreto per esempio, si potevano far maggiori pressioni a Firenze al fine ottenere qualcosina di più a livello di strutture sanitarie di appoggio al territorio, ad esempio un ospedale da campo, oppure organizzarsi con maggiore razionalità ed efficienza per monitorare la situazione dei positivi e dei tamponi, incentivare il numero degli alberghi assistiti, in modo da decongestionare i reparti ospedalieri e contenere il contagio familiare. I trasporti potevano essere potenziati o quanto meno rivisto il cronotopo di alcuni servizi e scuole, con aperture anche pomeridiane per sgravare dall’intasamento i mezzi di trasporto. Si poteva monitorare meglio il territorio al fine di invogliare le persone al rispetto delle procedure anti contagio. Si potevano istituire gruppi di intervento socio assistenziale per i più deboli anche con forme di aiuto e di sostegno alimentare Si potevano utilizzare i vigili di quartiere per raccogliere le richieste di sostegno e le disfunzioni sul territorio. Si poteva dare luogo al crowdfunding per la costruzione di una tensostruttura per i malati. Invece abbiamo avuto un sindaco dimezzato per la sua assordante assenza su campo e degli assessori che andavano più alla ricerca di fuochi fatui che di soluzioni o iniziative concrete. Si veda la caccia al trasgressore ai moletti dopo mesi di indifferenza o i pasticci delle piste ciclabili e dei sensi unici in via Galilei. Certamente niente toglie a questi signori l’attenuante che la situazione sia eccezionale e molto difficile da gestire ma almeno qualche gesto razionale andava fatto al di là delle belle parole spese in ogni occasione, arte questa di cui il politico è particolarmente abile e che prende il nome di retorica. Adesso ci attendono almeno due o tre settimane di attesa. È il tempo sospeso, tempo di speranza, con il natale che è alle porte. Vorremmo tutti che fosse un natale normale, semplicemente normale con qualcosa da mettere nel piatto specialmente per chi è in crisi con il lavoro o non lo ha. Intanto nell’attesa della santa venuta di un vaccino, efficace e non pericoloso, certa finanza che non soffre di stenti ci guadagna. Come una nota ditta farmaceutica che ha venduto le sue azioni, che nel frattempo erano aumentate di valore alla notizia di essere a buon punto con il vaccino, ricavandoci oltre cinque milioni di dollari. Questo è l’esempio di come il capitalismo sia sempre in grado di estrarre valore da qualsiasi cosa anche dai virus.

{D@ttero}

Foto di Edward Jenner da Pexels
https://www.pexels.com/it-it/foto/macro-sicurezza-luminoso-concetto-4031867/

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