Qualche seria lezione proveniente dalla regione Umbria

Le recenti elezioni regionali in Umbria portano con sé qualche lezione politica che va oltre il contesto di quel territorio.

SCENARIO ECONOMICO. Occhio a quanto accaduto in quella regione a replica di quanto sta succedendo in molti altri territori del nostro paese e non solo. Dal 2007, primo anno della grande crisi, il Pil umbro è in picchiata. Effetti evidenti: crollo del tessuto industriale, ridimensionamento delle PMI accompagnato alla difficoltà di avere a disposizione la regione come strumento organico per il rilancio del territorio (del resto dal 2008 in poi è stagione di tagli). Non è vero, ovvimente che da allora non è stato fatto niente: la regione Umbria si è concentrata nella coltivazione di presidi di eccellenza (industriale, ricerca, alimentare, turismo). E’ accaduto quello che è accaduto, in un altro contesto, nella Germania ex DDR: nella generale stagnazione economica crescono centri di eccellenza e il voto, dalle regionali alle politiche, va a destra. Questo quadro, come si vede, può ripetersi e l’Umbria è solo la conferma: nella crisi si tende a conservare presidi di eccellenza ma il risultato politico, che poi si riverserà in peggio sulla conduzione dei centri di eccellenza, è pessimo. L’assenza di una crescita economica complessiva anzi, la presenza, contemporaneamente, di depressione economica e punte di eccellenza non fa che generare la base materiale per il populismo elettorale di destra.  Problema serio, altro che la metafora della “pancia” usata come chiave di spiegazione di questi fenomeni. La metafora gastrica lasciamola ai medici che ne fanno uso migliore.

SCENARIO SOCIALE

Tutte le società sono divise in classi. E’ la composizione di classe che è differente in ogni ciclo economico. Per le classi subalterne, in questo caso in Umbria, ci sono caratteristiche, anche queste, esemplari. La crisi ha radicalizzato la ridefinizione della classe subalterna da struttura sociale in contenitore di aggregati di gruppo (a livello microfisico, di corporazione professionale, di sostrato culturale). Questi aggregati di gruppo ragionano secondo la razionalità limitata del proprio campo di azione (micro, corporativo, di sostrato culturale). Essendosi, nel frattempo, completamente disgregata quella eccedenza di saperi e di pratiche, rispetto al potere egemone, tipica delle classi subalterne in tanti decenni di mutazioni sociali ed economiche. Ed essendosi anche disgregata, e ridotta di volume, la produzione di ricchezza . Risultato: comportamenti spontanei da economia della sopravvivenza -ottimizzazione delle reti familiari a detrimento della solidarietà complessiva e stigmatizzazione reiterata dello straniero come cemento identitario di queste pratiche. In questo scenario il rovesciamento del gradimento del simbolico politico di sinistra è un accadimento naturale. Come ha ben sintetizzato un articolo di Contropiano: “va segnalato che la discriminante antifascista, così facendo, è stata ridotta a una formuletta verbale senza contenuti. Per qualche decennio, infatti, la discriminante antifascista si è coniugata – più o meno seriamente – con il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori dipendenti, dei pensionati, dei deboli. Poi è stata usata come uno straccio davanti agli occhi da un potere che procedeva a colpi di tagli alla spesa pubblica e allo stato sociale, oltre che allo smantellamento delle tutele del mercato del lavoro, alla precarietà, al caporalato legalizzato”. Se si cerca un’altra base materiale, quella che permette alle classi subalterne di dare spontaneo e convinto consenso alla produzione di fake che si innesta nel senso comune, e si potenzia nel dispositivo di comunicazione di Salvini, la si trova bene tra queste frasi.

SCENARIO POLITICO

In questo modo, senza un programma politico, e tantomeno una strategia di fondo, il centrodestra ha vinto, nel corso di cinque anni, amministrative a Perugia e Terni e quindi conquistato la regione. Nè il Pd, oggettivamente responsabile del declino delle politiche regionali, nè il movimento 5 stelle -velocemente passato da elemento di contestazione antisistemica a soggetto della stabilizzazione sistemica- sono stati in gradi di contrastare questa avanzata. Per non parlare dei soggetti più a sinistra penalizzati dal voto utile, dalle divisioni e dalla difficoltà a fare il salto di complessità necessario. Insomma, la capacità del centrodestra di cavalcare tutte le tensioni presenti – dovute alla crisi economica permamente, alle mutazioni del tessuto sociale regionale e alla generale assenza di prospettiva politica generata da un sistema istituzionale bloccato- ha prodotto una vittoria storica in una regione storicamente di centrosinistra e di sinistra.

Ora senza un terremoto, che possa partire o meno da lontano, la presa di palazzo Chigi da parte di Salvini, come dicono gli inglesi, it’s only a matter of time, un problema solo di tempo

nlp

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