Quando avevamo paura dei colonnelli

La storia della Grecia nel secondo dopoguerra è la tipica storia di una “democrazia limitata”. L’ Europa era divisa in due zone di influenza, angloamericana e sovietica, e ai popoli del continente non era permesso di scegliersi un governo sgradito alle grandi potenze “protettrici”, né all’Est né all’Ovest.

Nell’ottobre 1944 le truppe tedesche avevano lasciato il Paese e ad Atene si era insediato un governo di unità nazionale, che ebbe vita brevissima perché la presenza dei comunisti non era gradita alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti.

Il 3 dicembre 1944 le truppe britanniche spararono su una manifestazione pacifica della sinistra uccidendo decine di persone, tra cui donne e bambini.

Molti partigiani rifiutarono di deporre le armi, tornarono in montagna e proclamarono la repubblica. Nella successiva guerra civile la resistenza greca venne brutalmente liquidata: 80mila morti.

In Italia a chi parlava di “Resistenza incompiuta” e spingeva per una prospettiva socialista si rispondeva “facciamo la fine della Grecia”.

La grande ondata di rinnovamento degli anni ‘60 arriva anche in Grecia, e le forze della conservazione si oppongono con le armi che gli sono proprie.

Nel 1963 i fascisti con la complicità del governo uccidono il leader progressista Gregoris Lambrakis, episodio ricordato dallo straordinario film “Z” di Costa Gavras.

La tensione politica aumenta finché il 21 aprile 1967 alcuni ufficiali dell’esercito (i “colonnelli”) guidati da Georgios Papadopoulos mettono in atto un colpo di stato con la consueta complicità dei servizi segreti USA.

L’ambasciatore USA parlò di “uno stupro alla democrazia”, ma il responsabile della CIA ad Atene, Jack Maury, rispose: “Com’è possibile stuprare una prostituta?”

L’ideologia dei colonnelli era una ridicola accozzaglia di bigottismo e autoritarismo. Nella scena finale di “Z”, compare l’elenco di tutto ciò che fu messo al bando: “i capelli lunghi, le minigonne, Sofocle, Tolstoj, Mark Twain, Euripide, spezzare i bicchieri alla russa, Aragon, Trotskij, scioperare, la libertà sindacale, Lurcat, Eschilo, Aristofane, Ionesco, Sartre, i Beatles, Albee, Pinter, dire che Socrate era omosessuale, l’ordine degli avvocati, imparare il russo, imparare il bulgaro, la libertà di stampa, l’enciclopedia internazionale, la sociologia, Beckett, Dostojevskij, Cechov, Gorki e tutti i russi, il “chi è?”, la musica moderna, la musica popolare, la matematica moderna, i movimenti della pace, e la lettera “Ζ” che vuol dire “è vivo” in greco antico” (così si usava ricordare Lambrakis).

Molto spesso quando si parla del fascismo in Europa si pensa soltanto ai regimi di Mussolini e Hitler, ma si dimentica che negli anni ‘70 c’erano tre dittature fasciste, in Spagna, Portogallo e Grecia.

Il timore di un colpo di Stato in questo periodo era quindi ben presente nella sinistra italiana, e anche da noi vi furono almeno due tentativi, quello del generale De Lorenzo nel 1964 e soprattutto quello di Junio Valerio Borghese, programmato per il 7 dicembre 1970, che non fu portato a termini per motivi rimasti oscuri.

Quando poi nel 1973 vi fu il colpo di Stato in Cile la sinistra storica (PCI in primis) si convinse definitivamente che mai i “poteri occulti” avrebbero permesso un’alternativa al regime democristiano e abbandonò così del tutto ogni contrapposizione frontale con la DC.

Il colpo di Stato in Italia non ci fu, ma per bloccare il movimento di massa fu attuata la “strategia della tensione”, che segnò la stagione politica del nostro Paese fino ai primi anni ’80.

In questo quadro internazionale fu molto rilevante il ruolo dei neofascisti italiani, quei simpatici romanticoni che oggi piacciono tanto anche a settori del PD, impegnati un po’ dovunque nello stragismo e nel terrorismo anticomunista: dall’America Latina fino alla stessa Grecia, dove il MSI e altre organizzazioni nere collaboravano attivamente con i colonnelli.

La dittatura mandò in esilio, imprigionò, torturò migliaia di persone ma il movimento di opposizione non fu annientato: il 23 maggio 1973 l’equipaggio del cacciatorpediniere Velos si ammutinò e chiese asilo politico in Italia. Il 14 novembre 1973 vi fu la rivolta del Politecnico di Atene, con scontri che costarono la vita a una trentina di studenti.

Nel 1974 il regime greco promosse un colpo di Stato a Cipro provocando l’invasione turca dell’isola: si sfiorò la guerra tra i due Paesi e questa avventura non piacque ai protettori dei colonnelli.

Nel novembre 1974 vi furono nuove elezioni e si tornò alla “democrazia”. Blindata naturalmente.

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