Riuscirà il calcio ad uscire dal Covid?

La vicenda Juventus-Napoli, con il suo strascico di polemiche e di analisi nervose su quanto accaduto, mostra quanto la vicenda Covid sia un autentico calvario per il calcio italiano e le sue prospettive.
Tutto questo accade poi nel momento in cui la Lega preme per far entrare almeno il 25 per cento della capienza di spettatori in ogni stadio mentre, allo stesso tempo, si annunciano nuove misure restrittive, da parte del governo, per il periodo autunno-inverno. Una vera e propria contraddizione tra le esigenze economiche del calcio e la realtà di un paese che deve ancora passare un pò di prove per uscire da una pandemia che, anche a livello globale, mostra ancora forti livelli di contagio.
La vicenda Juventus-Napoli ha mostrato, come se ce ne fosse bisogno, che oggi l’asse economico-finanziario del calcio italiano nonostante la crisi rimane a) sulla centralità della gestione del palinsesto televisivo della massima serie mentre b) è acceso lo scontro su chi ha il potere di modificarlo o di governarlo con lo spostamento o l’annullamento delle partite. Già perché lo scontro di potere che si è acceso  su Juventus-Napoli non è solo su chi comanda in caso di emergenza è, soprattutto, sul fatto che chi comanda ha il potere di decidere dei palinsesti delle pay-tv.
Quando la discussione, come è avvenuto per la partita non disputata a Torino, è su chi decide cosa fare in caso di calciatori positivi (se il protocollo firmato dal calcio, dalla sanità e dal governo oppure se in caso di emergenza possono inserirsi soggetti come le ASL) si forma così un conflitto che riguarda il potere sanitario, quello politico e, per quanto riguarda il calcio, quello di poter modificare palinsesti. Un conflitto insomma, oltre che sui legami con la politica, che si svolge proprio sulla massima fonte di redditività del calcio nel momento in cui le stime sulla perdita degli incassi sui biglietti, per la stagione 20-21 rispetto all’ultima stagione senza Covid, si attestano sul mezzo miliardo di euro proprio per la massima serie. Scontro su nodo vitale, insomma.

Certo, quello che sta accadendo al calcio, che spesso viene stimato come la quinta industria per fatturato del paese, non è differente da quello che è capitato per le altre industrie dell’entertaiment messe in ginocchio dal Covid. Resta da capire se il calcio si stia attrezzando per un modello sostenibile – economicamente e socialmente – oppure no. Lo scontro apertosi, su tanti livelli, attorno a Juve-Napoli fa pensare che il calcio italiano soprattutto pensi ancora a chi comanda su un settore, quello dei diritti televisivi, che nei prossimi anni, visti anche in cambiamenti tecnologici in atto, sarà sempre meno redditizio. Le politiche sul calcio giovanile, su quello community-based rimangono solo sul piano delle intenzioni. Ci attende una stagione di pessimi spettacoli e di calcio come contributo, al contrario di quello che è stato storicamente, al disgregarsi del legame sociale? Il rischio c’è. Nel frattempo anche il presidente della Lega A, uno degli ultras del “si gioca a oltranza”, si accomoda nelle file degli affetti da Covid.

nlp

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