Trattativa Livorno calcio: meno trombone, più discrezione

In ordine alfabetico: Alessandria, Ascoli, Benevento, Brescia, Chievo, Cremonese, Crotone, Cuneo, Lecce, Monza, Perugia (2 volte), Pescara, Pontedera, Salernitana, Spezia e Trapani.

Questo l’elenco delle 16 squadre che negli ultimi due campionati e mezzo (il primo di serie C e per di più vinto) hanno fatto bottino pieno all’Ardenza. Un intero girone… Tutta l’Italia del calcio è rappresentata, da nord a sud, squadre di grande tradizione e piccole realtà di provincia, rivali storiche e avversarie che forse non incontreremo più perché torneranno in categorie meno nobili.

Questo tanto per dare un’idea dell’abisso sportivo in cui la famiglia Spinelli ha portato il Livorno e quanto sia necessario che le trattative attualmente in corso per la vendita della società vadano a buon fine.

Quelli che “se va via lui viene Pomponi” e “se va via lui si ritorna a giocare con il Gavorrano” sembrano spariti e tutti gli occhi sono puntati sulle questioni societarie; le vicende di questo tristissimo campionato in cui la salvezza è quasi impossibile sono passate in secondo piano.

A proposito: il 27 dicembre scrivevamo “Ora aspettiamo il ritorno di Breda tra un paio di mesi, così la farsa si completa”. Abbiamo sbagliato: Breda è ritornato 5 settimane dopo quell’articolo. Ci voleva poco ad indovinare: l’esonero seguito dalla riassunzione è uno dei classici del repertorio comico a cui Spinelli ci ha abituato.

Tornando alla vendita del Livorno, la settimana scorsa, dopo gli annunci trionfalistici sulla stampa locale, alzi la mano chi non aveva cominciato a sperare che nel giro di pochi giorni ci sarebbe stata la firma in una sorta di 25 aprile del calcio amaranto. L’immaginazione era partita a briglia sciolta e tutti sognavamo già una miracolosa salvezza e poi l’anno prossimo il decollo… Per il momento non è andata così e pensandoci bene sarebbe stato troppo ottimistico sperare in una soluzione così rapida.

Però, proprio perché il buon esito di questa trattativa è vitale per il futuro della società amaranto, ci sono alcuni commenti critici da fare a margine di questa prima fase: in primo luogo sulla composizione della delegazione che ha partecipato a Genova all’incontro tra la famiglia Spinelli e il gruppo interessato a rilevare il Livorno. C’erano, insieme al sindaco Luca Salvetti, il suo “consulente politico“ Pietro Contorno e il giornalista Sandro Lulli. Per quanto riguarda Contorno, bisogna dare atto al sindaco di aver chiarito fin dal giorno del suo insediamento che a Livorno “è finita l’epoca dei curriculum” (ammesso che fosse mai iniziata).

Ci chiediamo se invece, conoscendo l’abilità del vecchio imprenditore ligure nel cambiare le carte in tavola e far scappare i potenziali acquirenti, non fosse il caso di invitare qualcuno che sapesse di contabilità e bilanci. E l’abbiamo scritto più volte che una delle responsabilità più grosse delle varie amministrazioni comunali in tema di calcio è stata quella di non assumersi il compito di monitorare seriamente in modo professionale i bilanci di una società che porta il nome della città e ne gestisce gli impianti sportivi pubblici. Forse si poteva portare qualcuno che fosse in grado di suonare un campanello d’allarme nel caso fosse stata architettata qualche trappola.

Quanto a Sandro Lulli, se c’era un’occasione in cui non andava invitata la stampa era proprio questa. Si trattava di un incontro molto delicato in cui bastava pochissimo per far saltare tutto e in cui ci doveva essere da parte di tutti l’assoluta sicurezza della massima discrezione. E tralasciamo che nel corso degli anni passati come redattore sportivo al Tirreno Lulli ha dimostrato, per usare un eufemismo, una certa vicinanza alla gestione del Livorno Calcio. Un suo articolo sugli alberi di albicocche nel giardino di casa Spinelli rimarrà nella storia come esempio insuperato di dedizione alla causa.

L’impressione è che per un attimo Luca Salvetti si sia sentito ancora, più che sindaco, conduttore di trasmissioni sportive su una TV locale, invitando a Genova quelli che potevano essere gli ospiti in studio di un programma del lunedì.

Ancora meno azzeccata è sembrata l’idea di far uscire un comunicato che dava tutto per fatto con il risultato di suscitare aspettative premature tra gli sportivi e di farsi smentire dal gruppo che dovrebbe subentrare: si converrà che non è un buon modo per iniziare a rapportarsi a chi potrebbe diventare il proprietario del Livorno e gestire quell’operazione sul nuovo stadio e la zona sportiva che per la città è un’opportunità da non perdere.

Certo la prospettiva di diventare il sindaco che ha favorito un passaggio decisivo di proprietà del Livorno (dopo che le precedenti amministrazioni se ne sono sostanzialmente disinteressate) può aver fatto perdere lucidità, ma siccome la fase è importante non è superfluo chiedere di rinunciare alla fanfara e lavorare sottotraccia. L’impressione è che questo sia veramente l’ultimo treno per evitare di “tornare a giocare con il Gavorrano”. Pomponi ce l’abbiamo già ora.

 

 

 

 

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