Un vaccino per il popolo

Amy Goodman – Denis Moynihan | 12/12/2020 (*)

La pandemia di COVID-19, come una crosta che lascia scoperta una ferita, ha messo in mostra la disuguaglianza e il razzismo sistemico che esiste in tutto il nostro sistema sanitario.

Attualmente, la distribuzione del tanto necessario vaccino contro la COVID-19 rivela ancora di più la profondità dell’iniquità e immoralità che sono costituenti della nostra economia globalizzata. Paesi ricchi come gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Canada e quelli dell’Unione Europea stanno comprando in anticipo la maggior parte della fornitura mondiale di vaccini, accumulando una quantità di dosi da tre a cinque volte maggiore di quella necessaria per immunizzare il totale della loro popolazione. Al contrario, miliardi di persone nei Paesi più poveri probabilmente dovranno aspettare fino al 2022 o più tardi per ricevere un vaccino contro il coronavirus che potrebbe salvare le loro vite.

Per lottare contro questo nazionalismo dei vaccini si è formata l’Alleanza Vaccini per il Popolo, una coalizione mondiale di organizzazioni come Oxfam, UNAIDS, Amnesty International e altre, che difendono l’accesso egualitario al vaccino contro la COVID-19. Il sito web dell’Alleanza dichiara: “A meno che non si prendano misure urgenti, in quasi 70 Paesi poveri si potrà vaccinare soltanto una persona su dieci contro la COVID-19 nel 2021”. Afferma anche che “Le nazioni ricche, che rappresentano solo il 14 per cento della popolazione mondiale, hanno comprato finora il 53 per cento delle dosi esistenti dei vaccini più promettenti”.

La dottoressa Mohga Kamal-Yanni, consulente principale per le politiche sanitarie della Oxfam e consulente dell’Alleanza Vaccini per il Popolo, ha parlato con il programma informativo di Democracy Now! dalla città di Oxford, in Inghilterra, dove uno dei vaccini più prometenti, sviluppata dal gigante farmaceutico AstraZeneca in associazione con la Università di Oxford, è sul punto di essere approvato. Come condizione per la collaborazione, Oxford ha preteso che l’AstraZeneca includesse alcuni impegni relativi alla distribuzione e i prezzi del vaccino. Come risultato, India, Brasile e Argentina riceveranno milioni di dosi che diversamente forse non avrebbero potuto comprare sul mercato aperto.

La Dr.ssa Kamal-Yanni sostiene: “Non si può lasciare che siano le imprese a prendere le decisioni sulla fornitura e il prezzo dei vaccini né su quali Paesi e pazienti andranno a riceverlo”. E aggiunge: “Questo non è il loro lavoro. Il loro lavoro è produrre i vaccini. Il lavoro dei governi è ottenere che ci sia una maggior produzione, per questo bisogna abilitare altri produttori. Per esempio, in India ci sono altri produttori di vaccini. Anche altri Paesi avranno altri produttori. Pertanto è molto importante permettere l’interscambio di tecnologia (tra parentesi, gran parte di questa è stata sviluppata con fondi pubblici degli Stati Uniti, del Regno Unito e altri Paesi d’Europa e del mondo), così come eliminare la barriera della proprietà intellettuale perché non ci siano brevetti sui vaccini. In questo modo altre imprese potranno produrre il vaccino”.

Achal Prabhala è un attivista per la sanità pubblica e coordinatore del progetto AccessIBSA, orientato a promuovere il libero accesso ai farmaci in India, Brasile e Sudafrica. Lavora da anni per smantellare le limitazioni dei brevetti e la proprietà intellettuale sui farmaci salvavita. Il suo obiettivo ora è garantire che i vaccini contro la COVID-19 e le terapie per il suo trattamento siano disponibili senza brevetti che li rendano troppo cari per miliardi di persone.

Achal Prabhala dice: “Il Sudafrica e l’India hanno proposto nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) di sospendere temporaneamente l’accordo commerciale conosciuto come TRIPS, un accordo su aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale. Quest’accordo orienta le linee guida relative alla proprietà intellettuale in tutto il mondo e l’OMC vi si attiene. La ragione per cui India e Sudafrica propongono che tutti i Paesi membri della OMC siano esentati dalle disposizioni dell’Accordo TRIPS è perché tutto quello di cui abbiamo bisogno per sopravvivere alla pandemia -le mascherine, i test diagnostici e ora specialmente i vaccini- dovrebbe essere gratis, perché possa essere prodotto in maggior quantità e arrivare al maggior numero possibile di persone di tutto il mondo in modo più rapido ed economico. C’è un appoggio largamente maggioritario dei Paesi in via di sviluppo a questa proposta. Ma l’Organizzazione Mondiale del Commercio lavora per consenso, il che significa che basta che cinque o sei Paesi molto ricchi si oppongano perché questa proposta non sia approvata”.

Il lavoro di Prabhala è diventato molto personale: “Mio padre ha avuto la COVID. Ha 87 anni. Mia madre ne ha 72. Davvero mi piacerebbe che ricevessero il vaccino il prima possibile. La prospettiva che questi vaccini vengano sviluppati lasciando la maggior parte del mondo senza la possibilità di riceverli è davvero straziante”.

La ricetta di Prabhala è rapportarsi ai vaccini contro la COVID-19 allo stesso modo di quelli dell’influenza. Il vaccino annuale contro l’influenza viene aggiornato ogni stagione per attaccare il virus a seconda di come si evolve nel tempo. Prabhala descrive il sistema globale esistente per facilitare l’accesso al vaccino contro l’influenza: “L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha creato un’infrastruttura di collaborazione che coinvolge 110 Paesi e 130 laboratori diversi, che raccolgono informazioni su quali ceppi dell’influenza stanno circolando in questi Paesi. Queste informazioni si approntano ogni anno per le due stagioni dell’influenza -quella dell’emisfero nord e quella dell’emisfero sud-. A partire da qui, l’Organizzazione Mondiale della Sanità pubblica quello che si potrebbe chiamare “formula del vaccino contro l’influenza”. Qualsiasi persona in qualsiasi posto può produrla perché è libera da qualunque proprietà intellettuale brevettata o monopolio. È così che miliardi di persone l’hanno ricevuto a partire dagli anni ’70 del secolo scorso sulla base di questo sistema di cooperazione e trasmissione di conoscenze e fondi”.
Il coronavirus non rispetta frontiere. Anche se ogni Paese ha il suo contesto e la sua maniera di affrontare la pandemia, nessuno sarà sicuro finché tutti non saranno in salvo. È fondamentale realizzare uno sforzo collettivo e coordinato. Un vaccino per il popolo, ad accesso egualitario per tutte le persone e tutti i Paesi, significherebbe dare la priorità alla salute pubblica mondiale rispetto ai profitti delle corporazioni farmaceutiche e servirebbe come modello per combattere le pandemie attuali così come quelle che affronteremo in futuro.

 

(*) Amy Goodman è la conduttrice di Democracy Now!, un notiziario internazionale che viene trasmesso quotidianamente in più di 800 canali radio e televisivi in inglese e in più di 450 in spagnolo. È co-autrice del libro “Los que luchan contra el sistema: Héroes ordinarios en tiempos extraordinarios en Estados Unidos”, edito da Le Monde Diplomatique Cono Sur.

Fonte: https://www.democracynow.org/es/2020/12/11/por_una_vacuna_para_el_pueblo

Foto: UNICEF Italia

Traduzione per Codice Rosso di Andrea Grillo

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