I “poeti della terra” al Critical Wine

Lo scorso fine settimana (7 e 8 dicembre) si è svolto a Livorno, presso la Ex Caserma Occupata, Critical Wine: si tratta di una manifestazione itinerante che da alcuni anni fa conoscere ai consumatori piccole produzioni vinicole rispettose del lavoro contadino e della terra. A Livorno, si tiene ogni anno in questo periodo alla Ex Caserma.

Il progetto nasce nel 2002 da un’idea dei centri sociali autogestiti e di Luigi Veronelli, giornalista enogastronomico, per promuovere un’economia fondata sulla sobrietà, equità, solidarietà e sostenibilità; per diffondere le pratiche di democrazia dal basso, del prezzo sorgente, dell’autocertificazione; per creare momenti educativi rivolti ai giovani perché sappiano riconoscere il valore etico del vino e dei prodotti della terra. Alcune fra le prime edizioni di “Terra e Libertà / Critical Wine” si sono svolte a Verona, presso il Centro Sociale La Chimica e venivano organizzate in concomitanza con il Vinitaly che, appunto, si svolge in aprile a Verona. I principali promotori dell’iniziativa hanno dato vita anche ad un libro intitolato Terra e Libertà. Critical Wine. Sensibilità planetaria, agricoltura contadina e rivoluzione dei consumi, pubblicato nel 2004 da Derive e Approdi, definito come il «manifesto politico dei “poeti della terra”». Come leggiamo nel volume, alla base del progetto stanno 12 atti di sensibilità planetaria: riattivare la relazione tra saperi e sapori; per la riappropriazione sensoriale e raziocinante; per nuove relazioni sociali; deindustrializzare l’agricoltura; combattere il gigantismo industriale; contro identitarismo e globalizzazione per una sensibilità planetaria; contro gli OGM: crimini contro l’umanità e contro la t/Terra; ridurre la distanza alimentare, accorciare la catena commerciale; per una contadinità planetaria; per la responsabilità individuale e l’autocertificazione; produrre idee semplici per trasformare la produzione; per la massima tracciabilità dei prodotti; per il prezzo sorgente.

L’iniziativa svoltasi a Livorno, che ha riunito diversi produttori vinicoli ‘consapevoli’ provenienti da tutta Italia, è stata un’occasione non solo per riflettere e discutere su queste tematiche, ma anche per tessere costruttivi scambi sociali all’interno di una partecipata dimensione culturale dal basso: degustazioni, dibattiti e videoproiezioni, bancarelle di artigianato, spettacoli, laboratori aperti, mostre. Una vera e propria manifestazione culturale che ha visto riuniti diversi “poeti della terra” i quali hanno offerto il loro canto – è proprio il caso di dire ‘di vino’ – ai molti partecipanti in uno dei pochi luoghi della città dove ancora si riesce a fare cultura.

gvs

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