“Numeri immaginari” di Ezio Sinigaglia
Numeri immaginari di Ezio Sinigaglia, incluse le pagine iniziali e alcune riflessioni-descrizioni (con funzioni di ampie didascalie teatrali), potrebbe essere un atto unico o, ancora meglio, la godibilissima sceneggiatura in forma narrativa dell’episodio di un film (se ancora esistessero i film a episodi) ambientato in una città deserta, in un’afosa sera d’agosto. Inizia infatti cinematograficamente davanti al portone di un palazzo per spostarsi poco dopo, e fino alla conclusione, sul terrazzo dell’appartamento di uno dei due protagonisti, in un’unica, ininterrotta sequenza. In realtà è piuttosto un racconto costruito tutto attorno alla parola detta, alla conversazione come atto di seduzione – parrebbe − di un maturo professore di analisi matematica (che fa Verbis di cognome!) nei confronti di Mirko Pestalozza, giovane neolaureato di famiglia benestante, che abita nell’appartamento al piano inferiore, e col quale, fino ad allora, c’erano stati solo i fortuiti contatti formali che avvengono negli spazi condominiali comuni.
Colpisce in questo lavoro il fatto che la consapevole padronanza espressiva di Sinigaglia, nonché l’ironia ora soffice e diffusa ora arguta e concentrata, ben note ai suoi lettori, vengano inserite anche all’interno della narrazione in quanto caratteristiche specifiche del personaggio del professore. Benché scritto in terza persona, è peraltro esclusivamente dal suo punto di vista che ci viene raccontato fin dall’inizio l’incontro fra i due, incluse le dettagliate, frequenti, tutt’altro che oggettive o neutre, descrizioni fisiche e il linguaggio corporeo, non verbale del giovane. Mirko può… manifestarsi al lettore in maniera autonoma, fuori dallo sguardo dell’altro, soltanto all’interno dei dialoghi, che svolgono infatti una parte fondamentale nel testo. Con tale scelta narrativa, all’interno di quella che si presenta come una forma di corteggiamento, i ruoli restano di fatto, agli occhi del lettore, indefiniti, in bilico, così come incerto rimane per Verbis l’orientamento (in tutti i sensi) e le reali intenzioni dell’iniziativa del giovane: una sospensione che si scioglierà nelle battute finali.
Con la consueta, sorniona disinvoltura con cui attinge ad alcuni dei temi a lui cari (l’eros omosessuale, con un’attenzione specifica ai giovani o molto giovani, la curiosità ambivalente per la ricca borghesia del Nord, il ricordo del servizio di leva e l’istintività popolaresca e/o meridionale), l’autore amplia le potenziali ambiguità e la polisemia del linguaggio ricorrendo a similitudini, analogie o a metafore di tipo naturalistico-geografico per il corpo di Mirko (la sabbia del deserto, la dorsale appenninica, le fragole…), spiegando poi come connettere simbolicamente situazioni e gesti a determinati numeri fino a soffermarsi su quelli del titolo, indugiando inoltre sull’alternarsi rapido, incalzante delle battute, in accezione quasi tennistica, tra i due protagonisti. È un gioco divertito sul (e col) linguaggio che Sinigaglia governa con lucidità: non gratuito, non goliardicamente fine a sé stesso (come ad esempio in AcroBatiCa), resta invece finalizzato a uno svolgimento narrativo che fluisca scorrevole, badando a tenere viva un’attenzione partecipe e di certo incuriosita del lettore. La seduzione erotica da parte di un socratico Verbis d’altra parte rende maieuticamente visibili a Mirko alcuni nodi del proprio confuso, implicito disagio, colorandosi di una componente di tenerezza, presentita come “insidia” dal primo, e di fatto confermata dalla postura dei due nell’inquadratura conclusiva.
Il testo, composto nel 1998, come ci informa l’ultima pagina, è uscito a marzo di quest’anno per l’editore Tetra la cui scelta del formato quadrato, la cura per l’estetica delle copertine e l’impaginazione ariosa rispecchiano ed esaltano la raffinatezza del racconto.
Domenico Conoscenti
Ezio Sinigaglia, Numeri immaginari, Tetra Edizioni, 2025, pp. 137, euro 8,00.


