Comunicazione e culture

Samantha Eggar e la covata malefica

Pochi giorni fa, il 15 ottobre 2025, all’età di 86 anni, se ne è andata Samantha Eggar dopo una lunga carriera da attrice che l’ha vista esordire sul grande schermo in apertura degli anni Sessanta con The Wild and the Willing (1962) di Ralph Thomas (1962) e chiudersi, dopo una trentina di pellicole, in concomitanza con la fine del vecchio millennio, con la partecipazione a The Astronaut’s Wife (1999) di Rand Ravich. Samantha Eggar è stata un volto noto anche del piccolo schermo su cui è comparsa in oltre sessanta diverse serie televisive: da Columbo ad Alfred Hitchcock Presents, da Matlock a Star Trek: The Next Generation, fino alle sue ultime interpretazioni in The Nine Lives of Chloe King nel nuovo millennio.

Tra i tanti ruoli interpretati lungo la sua carriera nei generi più diversi, restano indelebili alcune sequenze in cui Samantha Eggar veste i panni di Nola in The Brood (1979) di David Cronenberg. Incentrato attorno alle potenzialità manipolatorie della mente, il film narra delle particolari terapie a cui uno psicoterapeuta – l’ennesimo sperimentatore cronenberghiano a cui sfuggono di mano le cose – sottopone i propri pazienti, tra cui Nola, presso il Somafree Institute of Psychoplasmics. Quest’ultimo si trova in uno spazio isolato e lontano dalla città, circondato da un bosco e una vegetazione che assumono aspetti inquietanti: un luogo, come altri in cui agiscono i folli scienziati cronenberghiani, completamente isolato dal mondo esterno. In esso Nola e gli altri esseri umani si trasformano, spesso a loro insaputa, in cavie per nuove e allucinanti sperimentazioni: basti ricordare gli abitanti del complesso residenziale di Il demone sotto la pelle (Shivers, 1975) o i pazienti ospiti nella struttura del dottor Keloid in Rabid. Sete di sangue (Rabid, 1977). Nola e gli altri individui che si trovano presso il Somafree Institute sono sottoposti agli esperimenti dello scienziato: senza esserne a conoscenza, sono delle cavie utilizzate da una scienza folle e malata. Probabilmente, l’autore intende attuare un velato riferimento agli esseri umani che, seppure in regime di democrazia, sono continuamente sottoposti a qualche sperimentazione messa in atto da qualsiasi potere: case farmaceutiche, multinazionali che producono cibarie ma anche apparecchiature tecnologiche (basti pensare alla Spectacular Optical di Videodrome) nonché organismi statali e industrie del divertimento. Se nella realtà le sperimentazioni possono avvenire indifferentemente negli spazi più disparati e affollati, anche in quelli più innocui, nei film del canadese gli individui-cavie vengono sovente raggruppati in luoghi isolati, cliniche ospedali o complessi residenziali, nei quali sono sottoposti allo sguardo allucinato del mad doctor (che rappresenta allora quel lato in ombra delle democratiche società occidentali). D’altra parte, si è visto anche recentemente come l’emergenza Covid, nella società capitalistica, insieme alle necessarie pratiche di soccorso e di precauzione, abbia portato con sé un esteso disciplinamento della società per mezzo di nuove ed inedite pratiche di sorveglianza digitale.

I mostruosi esseri dalle sembianze infantili che seminano morte tra quanti, in un modo o nell’altro, incontrano l’ostilità di Nola si rivelano altrettante somatizzazioni della rabbia che la donna prova nei confronti della madre rivelatasi particolarmente malvagia nei suoi confronti durante l’infanzia. In un inquietante crescendo di tensione la vicenda procede sino a quanto il marito di Nola si reca presso l’istituto ove le creature della rabbia della donna tengono prigioniera la figlioletta con l’intenzione di liberarla. Lo psicoterapeuta che ha in cura Nola si offre di aiutare il marito mettendolo al corrente che le mostruose creature partorite dalla rabbia della donna si attivano nei momenti in cui questa manifesta ostilità nei confronti di qualcuno, dunque lo invita a mantenerla calma mentre lui tenterà di sottrarre la bambina agli esseri che hanno preso corpo dall’odio covato dalla donna.

Attraverso un sapiente montaggio che alterna il marito intento a intrattenere Nola mantenendola tranquilla e l’avventurarsi circospetto del terapeuta tra le inquietanti creature per liberare la bambina, si giunge a una delle scene più inquietanti e raccapriccianti del film. Sentendosi aggirata dal marito, Nola inizia ad agitarsi allarmando così le creature che cominciano a farsi minacciose nei confronti del terapeuta che sta tentando di sottrarre loro la piccola. Seduta con le gambe incrociate a terra, Nola, efficacemente interpretata da Samantha Eggar, slancia teatralmente le braccia al cielo lasciando aprire la veste così da mostrare una spaventosa e voluminosa escrescenza esterna al corpo dalle forme di placenta che lascia intravedere la sagoma del feto in essa contenuta. Obbedendo a un primordiale istinto materno animalesco, dopo aver letteralmente strappato la membrana con i denti, Nola estrae la creatura ripulendola dal sangue e dal liquido amniotico con la lingua. Una volta che il marito comprende che Nola è disposta a sacrificare la figlioletta pur di non farsela portare via, non può fare altro che eliminare la moglie.

Come altri film del canadese, anche Brood risponde al tentativo del regista di mostrare il non filmabile materializzandolo, dandogli un corpo. In questo caso il mostruoso non viene creato da qualche mad doctor in laboratorio ma estrinsecato dalla donna sottoposta a pratiche terapeutiche non convenzionali che la inducono a somatizzare le sofferenze psichiche dando loro letteralmente corpo. Difficile, dopo aver visto Brood, non associare Samantha Eggar a Nola e alla celebre sequenza del raccapricciante parto, dunque al tentativo di sottrarre la figlioletta alle altre mostruose creature date alla luce dalla rabbia covata in corpo.

Per Codice Rosso, Max Renn e Guy van Stratten