A 10 anni dai referendum sull’acqua pubblica tutto è rimasto come prima

A 10 anni dai referendum sull’acqua pubblica tutto è rimasto come prima, salvo le tariffe e gli utili delle multinazionali.

Occorre passare dalla società del profitto a quella della cura

A 10 anni dalla storica vittoria nei referendum dell’11 e 12 giugno 2011, che aveva decretato la sottrazione della gestione del servizio idrico integrato alla logica di mercato con ritorno in mano pubblica, il comitato di San Giuliano Terme (Pisa) per l’Acqua Pubblica, ritiene doveroso riportare all’attenzione della comunità locale e nazionale il fatto che la schiacciante volontà popolare uscita dalle urne non ha trovato praticamente alcuna applicazione, salvo rari casi come a Napoli. Addirittura, dal dicembre 2020 l’acqua viene quotata in borsa, e come qualsiasi altro prodotto finanziario è divenuta oggetto di investimenti e speculazioni.

Un lacerante vulnus nel tessuto democratico del paese che ha ulteriormente ampliato la distanza fra le masse popolari, impoverite dagli effetti delle politiche neoliberiste e delle crisi sistemiche del capitalismo globalizzato, e il ceto politico, sempre più autoreferenziale e genuflesso agli interessi dei potentati economici e finanziari, che necessita di essere ricucito attraverso il riposizionamento delle politiche sui Beni Comuni al centro dell’agenda politica.

Paolo Carsetti, coordinatore del Forum dei movimenti per l’acqua, rivela come in Italia “negli ultimi 10 anni le tariffe del servizio idrico integrato sono aumentate di oltre il 90%, a fronte di un incremento del costo della vita del solo 15%, secondo la CGIA di Mestre. Se analizziamo i bilanci delle quattro multiutility (aziende di forniture di servizi alla collettività, una volta pubblici n.dr.) quotate in borsa che gestiscono anche l’acqua – A2a, Acea, Hera e Riren – rileviamo come fra il 2010 e il 2016 dal 58% dell’impatto degli investimenti sul margine operativo lordo si è scesi al 40%. Evidentemente l’aumento degli investimenti assicurato non è avvenuto. E di tutti gli utili prodotti da queste quattro società, oltre il 91% sono stati distribuiti come dividendi“.

I fondi del PNNR, a nostro avviso, devono essere impiegati, rimediando al tempo sin qui sprecato a causa dell’inerzia politica, per implementare un piano nazionale di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, al fine di sottrarre al profitto privato e riportare in mano pubblica ciò che costituisce un diritto universale dell’uomo, come sancito dalla Risoluzione dell’Assemblea Generale dell’Onu 64/292. Quest’ultima riconosce l’acqua potabile e i servizi igienico-sanitari come un diritto umano universale per il pieno godimento della vita e di tutti gli altri diritti fondamentali della persona, rendendo la gestione privata, finalizzata alla massimizzazione del profitto con elevate tariffe e scarsi investimenti nella rete infrastrutturale (che infatti perde a livello nazionale il 40% dell’acqua immessa), inconciliabile non solo con principi dei Beni Comuni, ma anche con il diritto internazionale, non che con la sostenibilità ambientale e sociale.

Occorre rivitalizzare questa lotta di civiltà, per il rispetto della volontà popolare, per la centralità dei Beni Comuni in ambito economico e sociale e per lo sviluppo della Società della cura, in antitesi con quella dell’individualismo, del profitto sfrenato e delle devastazioni ambientali.

Il Comitato di San Giuliano Terme per l’Acqua Pubblica

Acque Spa e le amministrazioni comunali dell’ex Ato 2 non rispettano gli esiti dei referendum del 2011 e invece di procedere con la ripubblicizzazione della gestione applicano continui aumenti

In Toscana il servizio idrico integrato (composto da 3 voci di spesa: fornitura d’acqua, fognatura e depurazione) negli ultimi 30 anni, per effetto delle politiche neoliberiste di privatizzazione, ha subito una radicale trasformazione, passando da una fornitura, con basse tariffe, erogata direttamente dalle amministrazioni comunali alla gestione da parte di aziende municipalizzate per poi essere assegnato, a partire dal 2002, a società a capitale misto, pubblico-privato. Lo statuto di queste ultime, pur riservando la nomina della presidenza alla parte pubblica, in genere un politico locale non rieletto, prevedono un amministratore delegato (management) espressione della componente privata (tabella 6), il quale sino ad oggi ha improntato le linee aziendali all’insegna della massimizzazione del profitto, aumentando le tariffe e riducendo al minimo gli investimenti nelle reti di trasporto e distribuzione. Acquedotti toscani che, pertanto, risultano in grave stato di criticità a causa di scarsi interventi di manutenzione straordinaria da parte delle società di gestione, come confermano i dati contenuti nella Tavola 1.5 del rapporto Istat “Utilizzo e qualità della risorsa idrica in Italia“ del dicembre 2019 dai quali emerge come in Toscana le perdite delle reti idriche nel 2015 ammontavano a ben 43,4%, valore non solo superiore alla media nazionale di 41,4% ma, addirittura, in aumento del 4,8% rispetto al 2012.

Per toccare con mano l’impatto dell’aumento dei costi della fornitura idrica integrata sulle casse delle famiglie abbiamo effettuato uno studio sull’entità delle tariffe e delle fasce di consumo fissate dai 2 gestori nel corso degli ultimi 20 anni nei comuni del Basso val d’Arno. Nella tabella 1 riportiamo inizialmente le tariffe applicate, per la sola fornitura idrica, nell’anno 2001 dalla società Gea Spa, a completo controllo pubblico, e, successivamente, quelle di Acque Spa, società mista pubblico-privato, fra il 2002 e il 2013, mentre nella penultima riga troviamo gli esorbitanti aumenti percentuali intercorsi fra il 2001 e il 2013. Nell’ultima, invece, sono riportati gli incrementi registrati fra il 2011 e il 2013, vale a dire nel periodo successivo all’effettuazione dei Referendum del giugno 2011, i cui risultati disponevano, oltre al ritorno del servizio in mano pubblica, anche l’eliminazione della remunerazione del capitale investito dai privati. Acque Spa e i Sindaci dell’ex Ato 2, non solo hanno disatteso la volontà popolare non attuando la cancellazione della rendita del 7%, ma hanno, addirittura, continuato ad aumentare in modo arbitrario le tariffe.

Tabella 1: tariffe della ‘sola fornitura idrica’ per le utenze domestiche 1 (residenti) fra 2001 e 2013

Tariffe in euro della ‘sola fornitura idrica’ per le utenze domestiche 1

periodo 2001-2013

Periodo Gestore Tariffa agevolata al mc

(0-80)

Tariffa base al mc

(81-200)

Tariffa I eccedenza al mc

(201-300)

Tariffa II eccedenza al mc

(oltre 300)

Quota fissa annua
2001 GEA Spa 0,156 0,375 0,625 1,251 2,784
2002 Acque Spa 0,514 0,686 0,932 1,119 15,493
2006 Acque Spa 0.676 0,902 1,225 1,470 20.358
2009 Acque Spa 0,867 1,157 1,573 1,888 26,395
2011 Acque Spa 0,984 1,313 1,784 2,141 29,891
2012 Acque Spa 1,050 1,400 1,900 2,28 36,09
2013 Acque Spa 1,116 1,489 2,024 2,428 38,44
Aumento 2001-2013 615,38% 297,06% 223,84% 94,08% 1.280,74%
Aumento 2011-2013 11.34% 13,40% 11,34% 11,34% 12,87%

Tabella 2: tariffe del servizio idrico integrato per le utenze domestiche 1 (residenti) anno 2013

Tariffe in euro del ‘servizio idrico integrato’ per le utenze domestiche 1

anno 2013

Tariffe Acquedotto Fognatura Depurazione Totale al mc
Agevolata

(mc 0-80)

1,116 0,143 0,561 1,821
Base

(mc 81-200)

1,489 0,191 0,748 2,429
I eccedenza

(mc 201-300))

2,024 0,260 1,018 3,302
II eccedenza

(mc oltre 300)

2,428 0,312 1,221 3,962
Quota fissa 38,44

Procedendo all’analisi degli importi dell’intera fornitura comprensivi, oltre che dell’acquedotto, anche della fognatura e dello smaltimento, rileviamo come nell’anno 2013 le tariffe raggiungano cifre molto elevate comprese fra 1,821 della fascia agevolata ed i 3,962 euro/mc dell’eccedenza II, alle quali va aggiunta la quota fissa di 38,44 euro annui. A tal proposito, è opportuno rilevare come l’elevata quota fissa finisca per gravare in modo iniquo sulle utenze mono o bi-personali con consumi contenuti (es. pensionati), aumentandone in modo sensibile gli importi delle fatture.

Ulteriori aumenti delle tariffe si sono verificati anche nel 2016 e nel 2017 (tabelle 3 e 4) in contemporanea con la rimodulazione delle fasce di consumo, combinato disposto che va a penalizzare la quasi totalità degli utenti. In quale famiglia in Italia si consuma infatti meno di 30 mc all’anno? Riducendo la fascia di consumi soggetta a tariffa agevolata a soli 30 mc/annui si va a colpire nuovamente le famiglie con uno o due competenti, alle quali viene così applicata in prevalenza la tariffa base. Ugualmente subiscono pesanti aumenti le utenze con i consumi più usuali, vale a dire quelle delle famiglie di 3-4 persone che consumano in media fra 100 e 200mc annui e che passano da una tariffa di 2,429 euro/mc del 2013 a 3,613 nel 2017.

Tabella 3: tariffe del servizio idrico integrato per le utenze domestiche 1 (residenti) anno 2016

Tariffe in euro del ‘servizio idrico integrato’ per le utenze domestiche 1

anno 2016

Tariffe Acquedotto Fognatura Depurazione Totale

al mc

Agevolata

da 0 a 30 mc

0,213 0,221 0,864 1,298
Base

da 30 a 90 mc

1,638 0,221 0,864 2,723
I eccedenza

da 90 a 200 mc

2,323 0,221 0,864 3,408
II eccedenza

oltre 200 mc

2,463 0,221 0,864 3,548
Quota fissa 38,44

Tabella 4: tariffe del servizio idrico integrato per le utenze domestiche 1 (residenti) anno 2017

Tariffe in euro del ‘servizio idrico integrato’ per le utenze domestiche 1

anno 2017

Tariffe Acquedotto Fognatura Depurazione Totale

al mc

Agevolata

da 0 a 30 mc

0,226 0,234 0,916 1,376
Base

da 30 a 90 mc

1,736 0,234 0,916 2,886
I eccedenza

da 90 a 200 mc

2,463 0,234 0,916 3,613
II eccedenza

oltre 200 mc

3,461 0,234 0,916 4,611
Quota fissa 56,35

L’essere in presenza di una strategia aziendale ispirata dalla logica del profitto si evince chiaramente non solo dall’analisi delle tariffe ma anche dalla rimodulazione delle fasce di consumo, attuata ben due volte nell’ultimo quinquennio, entrambe tese a penalizzare le utenze con consumi più bassi, i pensionati ed i settori sociali più fragili, e chi ha comportamenti virtuosi orientati alla riduzione dell’utilizzo della risorsa idrica.

Lo studio effettuato sul periodo 2001-2020 mette in risalto i seguenti aspetti delle politiche tariffarie di Acque Spa, oltre a quello di un generale vertiginoso trend rialzista:

1) un tendenziale restringimento dell’entità della fascia di consumo soggetta a tariffa agevolata che si riduce fra il 2001 e il 2017 da 80 a 30 mc con importo del solo acquedotto che passa da 0,156 a 0,226 euro/mc con doppia penalizzazione per i consumi scarsi.

2) fra il 2017 e il 2020 la fascia di consumo più bassa viene innalzata a 55 mc, tuttavia, con un aggravio dei costi in quanto, al contempo, la tariffa agevolata aumenta di circa 4 volte, da 0,226 euro/mc a 0,942, andando a incidere ulteriormente su chi consuma poco come gli anziani (tab. 5)

3) le fasce di consumo sono state ridotte da 4 a 3 negli ultimi 2 anni con conseguente ridefinizione delle tariffe e aggravio per la bassa e la media, nelle quali il costo totale della fornitura passa rispettivamente, fra il 2017 e il 2020, da 1,376 a 2,190 euro/mc e da 2,886 a 3,133; mentre per le fascia di eccedenza, che dalla soglia di 200mc scende a 135, si riduce da 4,611 a 4,293 euro/mc,

Tabella 5: tariffe del servizio idrico integrato per le utenze domestiche 1 (residenti) anno 2020

Tariffe in euro del ‘servizio idrico integrato’ per le utenze domestiche 1

anno 2020

Tariffe Acquedotto Fognatura Depurazione Totale

al mc

Agevolata

da 0 a 55 mc

0,942 0,254 0,994 2,190
Base

da 56 a 135 mc

1,885 0,254 0,994 3,133
Eccedenza

oltre 135 mc

3,045 0,254 0,994 4,293
Quota fissa 61,17

Lo studio della dinamica tariffaria e delle fasce di consumo, dell’ultimo ventennio, dell’ex Ato 2 della Toscana, dal 2015 Conferenza Territoriale 2, e paradigmatico per l’intera regione, conferma come il modello misto pubblico-privato comporti penalizzazioni per i cittadini e lauti profitti per il gestore monopolista, oculato negli investimenti nelle reti e vessatorio nella determinazione delle tariffe, in questa regione le più alte in assoluto a livello nazionale. Come riporta, fra le varie, anche una agenzia Adnkronos del 12 giugno 2020 “Nel 2019 una famiglia italiana ha speso in media 434 euro per il servizio idrico integrato e la regione più cara è la Toscana. […] con una spesa media annua di 688 euro, seguita Umbria (531 euro), Marche (527 euro) ed Emilia Romagna (511 euro)”.

L’attuale composizione societaria di Acque Spa annovera in qualità di partecipazione privata la società Adab Spa, raggruppamento comprendente le società Acea SpA (ex municipalizzata del comune di Roma evolutasi in multinazionale delle utilities), Suez Italia SpA (divisione italiana dell’omonima multinazionale franco-belga che a sua volta controlla il 23,3% del capitale di Acea), Vianini Lavori SpA (società controllata dalla holding Caltagirone SpA) e CTC (Consorzio Toscano Cooperative) Società Cooperativa la cui attività risulta la “Costruzione di edifici residenziali e non residenziali”. Dall’analisi degli obiettivi societari emerge come la mission del capitale privato in Acque Spa, ad eccezione di Suez, esuli dal core business aziendale, che come riporta lo stesso sito della società “è quella di garantire l’accesso, la qualità e la continuità del servizio in tutto il territorio di competenza”, ma sia invece orientato verso il settore delle costruzioni. Pertanto, risulta evidente come il capitale privato di Acque Spa abbia come fine esclusivo il conseguimento di sicuri e ingenti profitti in un contesto privilegiato come quello del regime monopolistico. Utili, peraltro, ricavati a detrimento della qualità del servizio, sempre più penalizzante per l’utenza come testimoniano, fra le tante, le tariffe in costante aumento, le fasce di consumi rimodulate a danno dei cittadini, le ingenti perdite delle reti, un eccesso di burocrazia nelle pratiche e atteggiamenti vessatori di vario genere, come ad esempio avviene in caso di disdetta della fornitura idrica con l’automatica rimozione del contatore costringendo, in caso di riattivazione ad una nuova installazione dello stesso con spese aggiuntive di circa 80 euro.

Alla luce di quanto emerso dal nostro studio, al fine di migliorare la qualità del servizio, di contenere le tariffe, di aumentare gli investimenti nelle reti e di garantire alla cittadinanza un diritto essenziale per la sopravvivenza umana, risulta imprescindibile rispettare i risultati emersi dai Referendum del 2011, riportando sotto controllo pubblico la fornitura idrica integrata, sottraendola agli spasmodici appetiti del capitale. Imprese, quelle in questione, scevre da particolari forme di responsabilità sociale e sempre alla ricerca, grazie alle connivenze politiche, di opportunità di investimento in settori privilegiati in grado di garantire cospicui profitti. Nel caso del modello toscano derivanti sia dall’attività di fornitura del servizio idrico integrato che da un’inaccettabile remunerazione del 7% sul capitale investito nelle infrastrutture.

Eppure, l’esperienza di Napoli, dove il sindaco De Magistris, applicando gli esiti dei referendum, ha riportato sotto controllo pubblico la gestione del servizio idrico con ottimi risultati per i cittadini, sembra indicare l’esatto contrario: nonostante la società ABC (Acqua Bene Comune), creata appositamente allo scopo, abbia introdotto una politica di moderazione tariffaria e abolito la remunerazione del 7% sul capitale investito, riesce a chiudere regolarmente i bilanci in attivo, con gli utili che vanno ad incrementare le entrate comunali.

In qualità di semplici cittadini e a nome di tutti coloro che si recarono in massa alle urne nel giugno 2011 lanciando un preciso segnale agli amministratori locali e al governo sul chiaro orientamento dell’elettorato di sottrarre un diritto inalienabile dell’uomo, come quello dell’accesso all’acqua, allo sfruttamento dei privati, troviamo quantomeno contraddittorio che le amministrazioni comunali dei 55 comuni dell’ex Ato 2, schieratesi all’epoca compatti per il Sì al referendum, continuino a disapplicarne i risultati e a prorogare la concessione della gestione, come avvenuto l’ultima volta il 28 ottobre 2018. In tale occasione, infatti, all’assemblea dell’ AIT (l’Autorità Idrica Toscana, ente pubblico istituito nel dicembre 2011) i sindaci, senza alcun passaggio nei Consigli comunali, hanno proceduto alla ratifica della proroga della concessione del servizio fino al 2031 ad Acque Spa, dopo averla già prolungata dal 2021 al 2026 una prima volta nel 2015.

Una modalità particolare, quella scelta dai 55 sindaci di rispettare i Diritti umani fondamentali, fra i quali l’Assemblea Generale dell’Onu, il 28 luglio 2010, ha inserito anche l’accesso all’acqua potabile e, soprattutto, i principi democratici, intesi come rispetto della volontà popolare.

A 10 anni dai referendum sull'acqua pubblica tutto è rimasto come prima 2
Tabella 6: incarichi dirigenziali e compensi relativi all’anno 2014 erogati nel 2015

 

Andrea Vento, 9 giugno 2021

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