Da Sanremo a Livorno: la musica è finita.

La sera del 6 febbraio 2020 Bobo Rondelli e Irene Grandi hanno cantato insieme “ La musica è finita” con una sentita e riuscita interpretazione del brano composto da Umberto Bindi e da Franco Califano. Ma nonostante alcune sporadiche canzoni, il Festival della canzone Italiana rimane un fantasma di cui non riusciamo a liberarci, di cui dobbiamo parlare, parlarci addosso, criticare, postare e vedere, soprattutto vedere, magari su YouTube il giorno dopo. Sanremo è specchio, riflesso e immaginario di questa Italia nazional popolare che, francamente, non ci lascia più. Eppure il Festival nasce nel 1951 in sordina, senza troppi proclami e successi, con solo tre esecutori ad esibirsi: Achille Togliani, il duo Fasano e Nilla Pizzi che cantano 20 brani inediti in tutto; vincerà Nilla Pizzi, la cantante preferita dalle nuove generazioni del dopoguerra con “Grazie dei fior”.
Il Festival comincerà a crescere nel riscontro di critica e pubblico fino ad arrivare all’edizione del 1958, con la vittoria della famosissima “ Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno.
Il maggiore successo del pubblico televisivo il Festival lo toccherà nel 1995 (dove conduce Pippo Baudo e vince Giorgia) con 16.845.000 di spettatori di media giornaliera mentre il 2008 sarà un anno nero per audience con uno share del 36,56%. Dal 2009 nella programmazione e nella scelta di artisti e brani entreranno di prepotenza le scuderie legate ai programmi televisivi come “Amici” e “X Factor” permettendo all’audience di crescere di nuovo fino ad arrivare all’edizione del 2020, che ha raggiunto ottimi risultati in termini di share.
Così Sanremo sembra accompagnarci inesorabilmente, anno dopo anno, come un Carnevale le cui maschere sono i brani stereotipati con il classico formato canzone, selezionati da case discografiche e produzioni potenti,  autori storici e nuovi cantanti sfornati dai format televisivi alla moda.
Sanremo unisce, nella sua storia, senza pietà e senza riflessione, la morte di Tenco al tatuaggio  di Belen, esclude, come e quando vuole, Rossi, Zucchero e il brano “Meraviglioso” di Modugno, ci mostra il vestito di Elodie e pure il pianto di Tiziano Ferro, confonde l’interpretazione e il suono di Achille Lauro con il suo look, che di fatto permette di far girare il video su You Tube fino a quattro milioni di visualizzazioni in soli tre giorni, mette insieme il discorso femminista di Rula Jebreal con la solita interminabile performance di Fiorello, ripropone l’eterno Benigni e riunisce perfino i ricchi e poveri.. Ma per Sanremo, edizione dopo edizione, anno dopo anno, rimane soltanto una domanda da fare: ma la musica dov’è? La musica, ancora una volta, è la grande assente di questo festival. In realtà, da sempre, nel festival di Sanremo, come nelle maggiori tv italiane, artisti e tendenze di rilievo del panorama musicale italiano e mondiale sono sempre stati esclusi e ignorati. Basti pensare che mentre Claudio Villa vinceva il Festival nel 1967, a New York usciva il primo disco dei Velvet Underground. Oppure nel 1984 il Festival viene vinto da Albano e Romina (presenti anche quest’anno 36 anni dopo..) con “ Ci sarà” mentre Fabrizio De Andrè, nello stesso anno, pubblicava “ Creuza de Ma’”! Inoltre in un format di questo tipo, dove vengono proposte, senza pause, banalità quotidiane, immagini confezionate, cabaret di terz’ordine e corpi mostrati in continuazione, in tre minuti, nemmeno  Coltrane  avrebbe potuto scaldarsi..
Ma il problema principale è che il panorama della musica in generale, dal rock al jazz, dal folk alla stessa musica leggera, è fermo da molto tempo e non produce, salvo rare eccezioni, quel respiro e quel movimento esplosivo degli anni 70 in particolare, ma presente anche negli anni 80 e 90, dove possiamo trovare ancora ottime proposte musicali.
Davanti a questo deserto sonoro nazionale bisogna cercare di ritrovare il suono nei nostri quartieri  e in tutti quei luoghi pubblici e privati che si stanno sgretolando, giorno dopo giorno, bisogna moltiplicare gli spazi e i tempi dell’ascolto, bisogna ripensare la musica nelle scuole e nei conservatori, nei pensieri e nei corpi, nelle nuove tecnologie e nel futuro delle nostre città; perché, al momento, da Sanremo a Livorno, da Roma a Bangkok, la musica è finita..

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