Dal Nuovo Centro all’Esselunga: Livorno ormai è tutta qui

Da Esselunga, Superstore di nuova generazione, incredibilmente approdato nella zona rossa (ma di quale zona rossa si sta parlando?) al Nuovo Centro, per il quale giorni fa è stato approvato un nuovo progetto di edificazione, proprio adiacente all’ultima cassa di espansione sul Rio Maggiore, il cemento e l’edilizia continuano a farla da padrone in questa città devastata da una crisi economica, sociale e culturale senza precedenti.

Nuovo Centro ed Esselunga.

Due iter urbanistici abbastanza diversi, accomunati dall’essere stati progettati in variante al Piano Strutturale al Regolamento Urbanistico vigenti.

Dove ora è sorta il mega Esselunga non era ammessa alcuna grande struttura di vendita ed era previsto un mix di funzioni, residenziali e servizi, con conseguenti spazi e attrezzature pubblici, tale indirizzo fu definito dalla proprietà “obsolescente”, visto “la dotazione di alloggi nel numero previsto chiaramente sovrabbondante”. Da qui la perdita della “quota servizi” e la richiesta di variante, fino alla realizzazione del piano di recupero che ha cancellato completamente le tracce dell’esistente e trasformato il paesaggio e l’ambiente, senza salvare i vecchi platani lungo strada, né recuperare almeno visivamente la quinta urbana dell’ex Fiat, si direbbe “archeologia industriale”. Si è creata un’area a verde asservita al centro commerciale, lungo l’asse di traffico di viale Petrarca, non utilizzabile come vero e proprio spazio per gli abitanti. L’unica soluzione potrebbe essere la forestazione urbana in grado di bloccare e assorbire il rumore e l’inquinamento, tale funzionalità ecologica è rimessa esclusivamente alla bontà del privato. Il megastore attrae inevitabilmente traffico veicolare e genera inquinamento e rumore, senza benefici per la salute degli abitanti.

In variante al Piano Strutturale e al Regolamento Urbanistico anche l’area del Levante, ma con un Piano generale predisposto dalla stessa amministrazione comunale che lo approvò tra il 2007 e il 2008. La motivazione con la quale si sostituì la previsione di una centralità urbana che avrebbe potuto fare da riferimento per i quartieri limitrofi, oltre che offrire opportunità per nuove funzioni lavorative fu la seguente “la congestione del centro cittadino non è più manifesta e non è più necessario decentrare tribunale e uffici pubblici”. L’area era in gran parte di proprietà pubblica era soggetta a pericolosità idraulica elevata e molto elevata e faceva parte di un sistema di Parchi Urbani, che si snodava dalla Leccia fino all’Ippodromo. Tali fattori avrebbero dovuto indirizzare l’amministrazione verso un progetto di tutela ambientale e creazione di un parco urbano, l’area oggi è in gran parte impermeabilizzata, priva di servizi pubblici complessi, di verde pubblico attrezzato. Si tratta di zone alluvionali, un tempo vocate all’agricoltura tanto che nel 1950 erano coltivate a seminativo e vigneti molto presenti a Livorno e oggi quasi del tutto scomparsi.

Nel 2016 un’altra variante per la conservazione di due filari di alberature di lecci e di querce richiesta da Lipu e Corpo forestale dello stato ed è notizia di qualche giorno una variante su istanza privata, nonostante che il piano del nuovo centro abbia perso efficacia nel 2018. Nell’area sorgeranno nuovi capannoni con ulteriore aggravio di consumo di suolo e distruzione di parte del filare di querce, stando al progetto presentato e approvato dalla maggioranza. Da sottolineare che il bacino del rio Maggiore non risulta ancora in sicurezza poiché gli interventi del Genio, post alluvione, sono appena all’inizio e il parco fluviale lineare lungo il rio Maggiore, “polmone verde utilizzabile per lo svago e il tempo libero prevedendo percorsi verdi escursionistici che percorrano l’ambito ripariale del corso d’acqua al fine di apprezzarne il valore naturalistico”, così lo definiva l’amministrazione nel 2016, non sembra dare segni di vita, nonostante i fondi milionari arrivati tramite regione e protezione civile.

Per ricapitolare siamo in presenza di un quadro urbanistico fortemente critico con un impatto sulla qualità urbana dei luoghi e sugli habitat periurbani.

Esselunga dovrà dimostrare capacità d’integrazione ed equilibrio per quanto riguarda il benessere degli abitanti e in particolare per quanto concerne “la realizzazione di un nuovo parco a uso pubblico integrato con il sistema del verde esistente”di 5000 mq, che dovrebbe essere già stato realizzato nel momento in cui si scrive.

Per l’area di Levante risulta difficile individuare elementi positivi per il benessere e la salute degli abitanti, il programma d’impermeabilizzazione dei suoli realizzato e previsto non appare più in linea con gli obiettivi di azzeramento del consumo di suolo indicati da Ispra che indica proprio la necessità di rivedere gli strumenti urbanistici dei Comuni per la riduzione delle nuove costruzioni. Un’ultima spiaggia è rappresentata da un piano di recupero, ripristino e bonifica ambientale e paesaggistico esteso a tutta l’area e da una rivalutazione degli interventi di messa in sicurezza del rio Maggiore mirati a eliminare gli sversamenti inquinanti nelle acque superficiali e rivisti in chiave ecologica, dato l’alto livello di cementificazione previsto dalle opere di messa in sicurezza.

Altre brevi considerazioni sono necessarie per comprendere la grande e inutile trasformazione in corso che si realizza  con questi progetti che  investono la città di Livorno

Esselunga conviene?

In pochi chilometri di Aurelia cittadina ci troviamo due Penny Market, Pam, Lidl, Eurospin, un Conad e ora un ipermercato come quello dell’Esselunga.
A Livorno da tempo manca una seria analisi economica, ambientale e sociale sulla geografia e sulla diffusione dei supermercati riflettendo sulla reale convenienza per la città.
Questa analisi dovrebbe tenere in considerazione molteplici aspetti che si intersecano fra loro: risvolto occupazionale, quanti posti di lavoro acquisiti e quanti persi in termini di negozi chiusi, vari addetti licenziati e ricaduta sulla filiera corta costituita da piccoli fornitori e produzioni locali, impatto ambientale, acustico e circolazione del traffico. Pensiamo in particolare al quartiere di Colline che è riuscito, in parte, a mantenere  in vita, in Via di Salviano, una serie di negozi alimentari e non solo, che sicuramente soffriranno l’apertura della vicina Esselunga.

Il Luogo non luogo.

Per l’antropologo Marc Augè il supermercato, come gli aeroporti e le autostrade, rappresenta un luogo non luogo: spazio privo di relazioni sociali e umane dove si parcheggia, si sceglie e si compra, senza conoscere realmente le persone intorno, senza approfondire i vari aspetti della vita quotidiana e senza restituire tempo, sapere e gioco ai nostri percorsi cittadini;  Guattari ci dice chiaramente:” Non siamo là per esistere, ma per compiere il nostro dovere di consumatori”. Il consumismo ormai è arrivato oltre le previsioni di Pasolini e pervade ogni spazio della geografia attuale, che sia fisico come l’Esselunga o che sia virtuale come Amazon. Ancora una volta è necessario chiarire che cosa intendiamo per spazio, tempo e città.

Partecipazione?

Ma dov’è finita la partecipazione adesso? Quali sono stati i percorsi partecipativi che dovevano modificare lo spazio livornese in base alla volontà dei cittadini? Dove eravamo quando Livorno e i suoi amministratori hanno detto sì a Porta a Terra, Porta a mare e Parco di Levante… In realtà a Livorno, come in tutta Italia del resto, siamo di fronte a una grave crisi strutturale e finanziaria in cui riescono a portare a termine le proprie operazioni soltanto le solite Imprese Industriali e i soliti Referenti politici e clientelari, senza un reale e concreta opposizione di movimenti e di partecipazione dei cittadini.

Quel progetto che non c’è.

Al di là delle proteste e delle velate opposizioni di fronte a questi piani di lavoro decisi a tavolino dai soliti noti, rileviamo ancora una volta un grande assente: un progetto generale di crescita sociale e culturale, oltre il capitale, il profitto e il consumo, per concepire altre città, altre società e altre vite. In questo grande trasformazione possiamo delineare alcune linee che potrebbero opporsi a queste neoliberismo pervasivo e onnipresente che trasforma, a suo piacimento, gli spazi vitali e i tempi di una città: nessun progetto politico e sociale di luogo cittadino sarà possibile se non farà parte di un insieme dove ci sarà spazio per l’istruzione per tutti e di tutti, la salute pubblica, il reddito incondizionato per tutto l’arco della vita di una persona, il femminismo, l’antirazzismo e l’antifascismo, l’ecologia e l’ambiente, dove si dovrà ripensare totalmente la scienza, l’architettura e la tecnologia digitale, dove si potrà restituire sogni e futuro alle generazioni a venire.

Per Codice Rosso:

Simona Corradini e Enzo Favero

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