Il Tempo sospeso dell’attesa

Allestimento scenico

Nello spazio e nel tempo noi svolgiamo la nostra individualità. In queste dimensioni, la nostra esistenza prende forma come una serie di fotogrammi in successione causa-effetto. Tanti attimi di vita da vivere e già vissuta, con cui ci distinguiamo nella realtà. Siamo individui senzienti, pensanti, omologati agli altri nei consumi e in molte altre abitudini ma nello stesso tempo, anche diversi. A questi aspetti si deve aggiungere la flessibilità, una parola che C. Darwin avrebbe chiamato adattamento, ma che oggi è un addestramento forzato dal cambiamento del modo di produrre e di consumare. Siamo una specie adattabile ai prodotti che acquistiamo nei mercati e che mettiamo, sempre più spesso, negli scaffali vuoti della nostra esistenza anche senza consumarli, alienati da noi stessi a dalla natura che occupiamo abusivamente con sempre maggiore tracotanza, senza alcun rispetto per essa. Natura, Dea per gli antichi greci, da noi degradata a nostro uso e consumo, merce per fini di lucro privato; tale scempio sacrilego distrugge il mondo e stimola i suoi colpi di coda dove tenta di risorgere per punire la nostra arrogante azione devastatrice di mondi. Intossicati, contaminati, sempre più malati e sfruttati, ci lamentiamo di fronte alla chiusura normalizzata ope legis del nostro piano di azione, spazio-temporale resa operativo dal confinamento domiciliare e dal distanziamento sociale delle masse corporee, fissato, dopo attenti studi, a quasi due metri (1.80). La nostra voglia di socialità risulta depotenziata, filtrata dalle mascherine che ci fa maschere di un dramma sociale, al quale tentiamo di rimediare aprendo porte e finestre per dar vita, in remoto, alle nostre relazioni virtuali.

L’illusione

Il Covid-19 ci ha colto di sorpresa, impreparati. Ci ha colpito duramente e velocemente, molti sono stati i caduti di questa malattia, tante le persone che senza cure adeguate, hanno perso in modo orrendo e tragico il bene più prezioso, la vita. Esso ha minato quella stabilità e quel benessere che corazzava la presunzione dell’uomo occidentale di essere padrone del suo destino. Inganno che era riuscito a realizzare, tramite l’uso della tecno scienza, sul cui trono, l’uomo teoretico-tecno-scientifico si è seduto presuntuoso pieno della sua illusione di : “…credere ad una correzione del mondo mediante il sapere, ad una vita guidata dalla scienza, ad essere effettivamente in grado di confinare il singolo uomo in una strettissima cerchia di problemi risolvibili, entro la quale egli dica serenamente alla vita: ti voglio, meriti di essere vissuta”(Cit. F.Nietzsche, la nascita della tragedia dallo spirito della musica, 1872). Qui riposa tutta l’illusione dell’uomo di poter curare e affrontare qualsivoglia imprevisto che il fato ci mette sul tavolo della vita; qui riposa l’illusione di poter governare la natura a proprio piacimento una volta carpiti i suoi segreti e gettati sul mercato a valore di scambio dalla creatività intellettuale per saziare il caradrio liberista e inquinatore di mondi.

La svolta epocale

Di fronte ad un virus frutto della nostra violenza sulla natura, le armi della conoscenza scientifica paiono pistole ad acqua incapaci di spengere i fuochi di un epidemia mondiale che genera morte, possiamo solamente sperare e attendere che la “nuttata” passi. E’ una “nuttata” molto lunga di cui ancora non si intravedono i bagliori dell’alba. Quando il nuovo giorno finalmente verrà, tutto non sarà mai più come prima. Dobbiamo incominciare a pensare che stiamo vivendo una svolta epocale, storica; chi ci fa credere diversamente, raccontandoci la storiella che tutto ritornerà a posto dopo un periodo più o meno lungo di convivenza con il virus, ci racconta una fiaba a lieto fine per placare l’ansia sociale della nuova realtà che ci attende dietro l’angolo di cui poco o nulla conosciamo. Ma il vuoto dell’attesa, non può essere riempito da false speranze o da un unico punto di vista tutto rose e fiori secondo il quale, passata la bufera, tutto ritornerà a posto come prima. Ogni narrazione per affermarsi ha bisogno di molte orecchie che l’ascoltino; cioè di un gregge di schiavi, appositamente addomesticati da un’azione mass-mediatica narcotico-ipnotica. Dunque, ci occorre guardare in altre direzione, per tentare di vedere altre ipotesi frutto di riflessioni e dubbi che l’abitare il vuoto dell’attesa produce nella mente.

Caos sistemico

Ebbene, attualmente stiamo vivendo, parafrasando il concetto di “caos sistemico” (G.Arrighi), un periodo di forte incertezza, mentre il sistema economico-politico-sociale appare degenerare velocemente e non più capace di esprimere un’egemonia equilibratrice alla conflittualità sistemica che sta venendo a galla nel nostro paese come conseguenza del blocco di molte attività. Quando il “caos sistemico” supererà la soglia di non ritorno, si sconvolgerà tutto il sistema con raffiche sempre più frequenti di violenza e sfiducia che si riverbereranno su tutte le strutture economiche, politiche e sociali. Un sistema quando funziona gode del credito dei cittadini e in caso di crisi emergenziale, è in grado di restituire soluzioni di bilanciamento che permettono non solo di abbassare la febbre della crisi economica e le tensioni sociali ma anche di aprire a percorsi nuovi, mantenendo stabili le strutture esistenti con mutamenti graduali, senza radere al suolo di un colpo le vecchie istituzioni e organizzazioni. Purtroppo i processi di globalizzazione e di trasformazione dell’economia e del lavoro hanno subito, per effetto dell’ epidemia, un’ulteriore accelerata. Tali mutamenti non avranno carattere transitorio, né tanto meno porteranno ad una ricollocazione in ambito nazionale dei processi produttivi, anzi essi potrebbero radicarsi ed espandersi fino a diventare strutturali e sistemici. Il riferimento è all’uso con modalità sempre più pervasive legate al profitto, dei “big-data”generati dai vari sistemi di tracciamento presenti sul web, gli applicativi per cellulari a scopo di monitoraggio clinico e che, comunque, non possono sostituire completamente l’indagine ad personam per risalire alla catena di contagi per poterla bloccare, il lavoro in modalità remoto. Tutte tipologie che stanno trovando una crescente applicazione e interesse anche nella scuola con la didattica a distanza (dad) e il processo di informatizzazione della scuola. In questo modo la cultura viene di fatto mercificata e resa funzionale al sistema produttivo contribuendo alla costruzione di un nuovo tipo di lavoratore. Questo nuovo modello di“capitale umano” sarà appropriato alle nuove forme di lavoro e di sfruttamento. Questi processi introdotti per far fronte all’emergenza da “guerra batteriologica” che stiamo vivendo, daranno luogo, a fronte di probabili futuri nuovi picchi virali, ad un profondo cambiamento della società con notevole incremento della capacità del sistema economico ad estrarre valore per tutto l’arco di tempo della giornata (h.24). Probabilmente ci saranno forti risparmi sul costo della merce lavoro con un aumento del livello di sfruttamento accompagnato da un decremento, già in atto, delle tutele e dei diritti dei lavoratori. Di pari passo si procederà ad aumentare i dispositivi di controllo sociale per gli attriti che si genereranno tra le classi e funzionali alla difesa del sistema di accumulazione proprietaria. A puro titolo di esempio, sono già operativi da tempo sistemi software di controllo remoto in grado di scattare ad intervalli programmati foto del desktop del lavoratore per vedere come e cosa fa un dipendente in lavoro agile. I cambiamenti della struttura produttiva si irradieranno anche sulla struttura normativa e sui soggetti collettivi e istituzionali preposti alla mediazione dei conflitti come i sindacati, che potrebbero soffrire ancora di più della crisi di rappresentanza e trovarsi impediti a poter esercitare un’azione di bilanciamento nei confronti del nuovo padronato digitale. Un esempio è il software Mechanical Turk che permette alle imprese che lo adoperano di godere del lavoro a distanza di persone pagate con pochi spiccioli senza nessuna protezione sindacale e sociale. Nel processo a grandi tratti delineato è evidente l’inversione ad “U” rispetto alle lotte per liberare il lavoro dalla subordinazione formale e sostanziale per mezzo della quale si forma il profitto e si riduce a merce il lavoro. La globalizzazione sta di fatto assoggettando ampie fette di società tramite un nuovo immaginario collettivo che non trova antagonisti strutturati e organizzati a livello mondiale, capaci di fermare la penetrazione nelle società più esposte per miseria e deculturazione. L’indebolimento delle classi lavoratrici sul fronte dei diritti, dell’assistenza sociale, la sua frammentazione pulviscolare e monadica, il processo di individualizzazione dei lavoratori, il decentramento produttivo nei paesi del terzo e quarto mondo, rende molto difficile la liberazione del lavoro. Sono queste solo alcune delle cause che impediscono la costituzione di presidi di resistenza trans territoriale, come fronte anti liberista necessario allo sviluppo di una controcultura veramente efficace, sulla quale poter costruire una valida alternativa all’attuale egemonia capitalista mondializzata e poter iniziare una “guerra di posizione”(A.Gramsci). Il tempo sospeso dell’attesa apre a molti dubbi sul piano economico che si paventa; se il buon giorno si vede dal mattino, la crisi che ci aspetta sarà tremenda e non potrà certamente essere affrontata con mezzi tradizionali lasciando sulle spalle delle persone, il maggior carico (posticipo del pagamento delle tasse, speudo aiuti economici erogati in tempi biblici sotto la forma di ulteriori prestiti a tasso agevolato, ricorso alla raccolta di fondi, governi di emergenza che godono dell’appoggio di tutto l’arco costituzionale, forte indebitamento (deficit/Pil al 170%), drastiche manovre di austerità per permettere il rientro del debito e calibrate sul taglio a servizi, esternalizzazioni, razionalizzazioni, privatizzazioni). Occorrerà uscire dalla crisi fiscale che stringe alla gola il paese con una coraggiosa e equa riforma della fiscalità generale con l’introduzione di una democratica patrimoniale, con un coraggioso percorso di rinegoziazione del debito pubblico, previo un altrettanto necessario audit sulla sua formazione con un’eventuale richiesta di moratoria di una parte di esso. Tutto questo sarà comunque imprescindibile per poter assicurare un portentoso sostegno alle famiglie e alle persone, evitando la “garrotta” della troika e l’imposizione di politiche di austerità basate sulla macelleria sociale. Certamente risulta difficile agire su questo piano in un Europa debole e germanocentrica che lascia intatti i paradisi fiscali che impediscono di fatto di far pagare le tasse alle grandi imprese, come risulterà necessario sviluppare delle reti sociali di sussistenza dal basso con monete sociali per coprire le primarie necessità della popolazione e la mancanza di liquidità che segna ogni crisi. L’idea di un piano pubblico di investimenti a sostegno del lavoro e per dare reddito alle persone in difficoltà, credo sarà un passo non ulteriormente derogabile. Certo l’attuazione di un reddito di esistenza liberato da qualsiasi vincolo è necessario più che mai in questo ambito di interventi. C’è una frase buddista che ben si adatta al nostro tempo sospeso che dice: “trasforma la caduta in un tuffo”. Questa, al di là della sua drammaticità, potrebbe essere l’occasione buona per cambiare non solo la nostra economia politica ma anche il nostro rapporto con la natura, iniziando un processo di progressiva decontaminazione culturale ed economica dal liberismo e dal sistema produttivo, basato sull’uso a scopo di lucro e sulla contaminazione della natura. Inoltre la riscoperta della salute come bene comune, pone anche la questione dell’assistenza sanitaria che deve non solo cambiare forma e tipologia organizzativa, ma deve essere considerata un bene da tutelare con adeguati investimenti che non possono certamente rispondere ai criteri di economicità che hanno portato alla privatizzazione dei servizi sanitari e alla loro razionalizzazione tramite l’introduzione di filosofie mediche che altro non erano che la maschera con la quale si andava a giustificare riduzioni di servizio e di personale. La salute, l’istruzione, l’abitazione, il reddito di esistenza, devono entrare nel concetto di bene comune, assicurato e garantito a tutti senza esclusività e limitazioni di sorta.

“La cultura […] è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri”.(Cit. Gramsci Antonio da Socialismo e cultura, il grido del popolo, 29 gennaio 1916).

{Dattero}

Immagine:https://pixabay.com/photos/time-clock-hour-minutes-hourglass-1485384/

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