L’orologio politico di Livorno

Il tramonto economico-sociale di Livorno è il frutto di molteplici cause fra le quali spicca l’incapacità politica di percepire gli scricchiolii di una struttura economica già col fiato grosso colpita dai colpi d’ariete della crisi del 2008/09. La politica non è stata in grado di vedere l’indebolirsi del vincolo di solidarietà e l’oscurarsi del legame sociale causato dal dilagare di un individualismo tutto centrato sulla cura di interessi e bisogni propri. Il pensiero unico nella sua opera egemone di costruzione ideologica a sostegno della struttura economica di sfruttamento, ha sbriciolato la soggettività ancorandola a interessi e bisogni creati allo scopo del solo consumo fine a sé stesso. A questo processo a livello locale si è unito il rigetto della politica di pianificare economicamente una risposta efficace, efficiente e sostenibile di cambiamento del modello economico. L’assorbimento acritico del modello neo liberale di buona parte della sinistra ha fatto il resto. Gli assi economici-strutturali sono rimasti invariati, così come è rimasta vetrificata per 40 anni la classe politica al comando della città. La ventata di aria fresca del movimento 5 stelle si è subito dissolta all’interno di un palazzo dominato da una burocrazia ostaggio della paura delle possibili turbolenze sociali scatenate dalla crisi. In questi anni abbiamo vissuto una falsa partecipazione popolare alla vita politica, già minata dalla strumentalizzazione della precedente amministrazione, per mezzo di un processo di canalizzazione istituzionale degli interessi e bisogni, al fine del controllo sociale e per allargare il consenso. Contestualmente si sono lanciate iniziative OGM come il reddito di cittadinanza che si è trasformato in una sorta di finanziamento individuale vincolato al fine di creare nuovi consumatori e dare loro accesso al mercato delle merci. Ciò in linea con l’ammaestramento al solo consumo su cui si fonda il mercato e il dominio del capitale. Questo in sintesi il quadro attuale in vista delle prossime elezioni amministrative. A fronte di questa situazione il fronte politico dà luogo ad aggregazioni programmatiche nel tentativo di fermare la presunta orda leghista. Purtroppo tali iniziative non hanno una lunga vita, in quanto nascono con un alto titolo di compromessi. Questi raggruppamenti nati più per stato di necessità che per reali affinità elettive con molta probabilità daranno luogo a politiche confuse, opache e pasticciate. La storia politica passata non ha lasciato un buon ricordo in economia, territorio, sanità e lavoro. Forse sarebbe meglio non andare a votare visto che comunque vada con attuale sistema elettorale nulla cambia. Per poter cambiare qualche cosa occorrerebbe una reale autonomia economica e un sistema proporzionale puro che dia potere agli organi consiliari del comune, senza premi di maggioranza che alterano il responso delle urne. Il bilancio comunale è talmente imbrigliato dalla camicia di forza della finanziaria da rendere sterile qualsiasi iniziativa di cambiamento concreto. Occorrerebbe riappropriarsi, per rompere tali strutture di dominio di classe, del più antico mezzo di comunicazione: le piazze, ma queste sono state messe in pensione dalla tecnologia televisiva e da internet. Tutto ciò ci porta a mettere in rilievo l’instaurarsi progressivo di una socialità tutta virtuale mediata dalle onde elettromagnetiche, dai bit e dai social network che spinge l’uomo sempre di più verso l’isolamento sul quale si incista un individualismo consumistico a cui occorre ribellarsi. Quindi non rimane altra scelta che riscoprire i terreni della solidarietà, del mutualismo, della partecipazione, dell’autogestione e riprovare a far politica fisicamente sui territori, nei quartieri; basarsi sul contatto sociale fisico, costruire una rete diffusa di relazioni umane spazio-temporali concrete non mediate dalla quale partire per far resistenza, opposizione, per sviluppare un nuovo senso critico e per provare a costruire nuove basi di partenza distanti dalle logiche di mercato e dai meccanismi della democrazia rappresentativa. Ciò significa superare le vecchie abitudini della delega, scardinare, disarticolare nelle loro contraddizioni gli attuali modelli interpretativi. Occorre infine opporsi alle derive populiste che cavalcano strumentalmente per fini propri i bisogni, le paure, i timori, e le speranze di una platea liquida di cittadini. Sono questi aspetti prodotti come riflesso sovrastrutturale del nuovo modello di produzione e consumo. La merce continua a dominare l’uomo e crea il terreno del dominio dell’uomo sull’ uomo. La merce aliena l’uomo da se stesso e lo rende merce di consumo e di sfruttamento. Tutto ciò mi ricorda un breve racconto di Julio Cortàzar tratto dalle storie di Cronopios e di Famas che rende bene l’idea di queste ultime osservazioni.
PREAMBOLO ALLE ISTRUZIONI PER CARICARE L’OROLOGIO Pensa a questo: “quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d’aria. Non ti dànno soltanto l’orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perché è di buona marca, svizzero con àncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. Ti regalano – non lo sanno, il terribile è che non lo sanno -, ti regalano un altro frammento fragile e precario di te stesso, qualcosa che è tuo ma che non è il tuo corpo, che devi legare al tuo corpo con il suo cinghino simile a un braccetto disperatamente aggrappato al tuo polso. Ti regalano la necessità di continuare a caricarlo tutti i giorni, l’obbligo di caricarlo se vuoi che continui ad essere un orologio; ti regalano l’ossessione di controllare l’ora esatta nelle vetrine dei gioiellieri, alla radio, al telefono. Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell’orologio.”

{Dattero}

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