Melrose, un problema… Evergrande

Il recente crollo del titolo Melrose ha fatto sorgere diversi interrogativi sui motivi di un crollo così repentino. Interrogativi rimbalzati tanto più in Italia dove Melrose ha in piedi la vertenza GKN con tanto di sentenza del tribunale di Firenze che invalida il licenziamento di massa dei lavoratori della fabbrica di Campi Bisenzio del 9 luglio.

Bisogna ricordare che lungo tutto il mese di agosto il titolo Melrose era in ascesa e, con l’articolo del Financial Times del 2 settembre, pareva proprio avesse raggiunto il coronamento di una lunga fase di ristrutturazione. Coronamento che, bisogna ricordare, è stato duramente pagato dai lavoratori visto che quello che tirava in borsa, sempre secondo il Financial Times e non solo, sostanzialmente stava in due punti:

  1. la capacità di fare “cost-cutting”, ovvero di tagliare sedi e lavoratori in tempi brevi;
  2. la velocità nel trasferire i risparmi fatti con il “cost-cutting” direttamente ai dividendi degli azionisti.

La questione dei tagli, bisogna ricordare, non è solo una strategia di borsa della GKN, come se ne vedono tante nel mondo finanziario, ma anche una necessità, sempre da far pagare ai lavoratori, di riconvertirsi a quella che comunemente viene chiamata transizione ecologica. In questo senso, nel settore occupato dalla GKN, come hanno scritto sia Econopoly (Sole 24 ore) sia Contropiano, la ristrutturazione è feroce per un motivo semplice: un’automobile elettrica ha un quinto delle componenti mobili di un’auto a combustione interna.  Si spiega così il motivo per il quale GKN licenzi sia in casa, a Birmingham, sia a Campi Bisenzio ovvero ristrutturando la filiera tradizionale dell’auto a combustione interna e disponendosi per il mercato dell’elettrico che ha quattro quindi di componenti mobili in meno.

A inizio settembre sembrava quindi arrivare, per GKN, quel “magic moment” che, secondo diversi analisti, contraddistingue in borsa un titolo da transizione ecologica: ristrutturazione in vista dei nuovi mercati, taglio dei costi (leggi lavoratori) e aumento del dividendo per azionisti. E poi, elemento indispensabile per evitare gli attacchi dei ribassisti, la prospettiva che si chiamava Cina dove l’espansione del mercato ha previsioni che parlano di dimensioni superiori a USA ed Europa messe assieme.

Tutto questo fino a pochi giorni fa quando è esplosa la questione Evergrande, il colosso immobiliare cinese vicino al crack che, con la sua esplosione, potrebbe rallentare significativamente l’economia cinese e, quindi, le previsioni di sviluppo di aziende come la GKN che guardano a quel paese come terreno strategico. Evergrande è stata definita la “Lehman cinese” del resto, a parte le definizioni giornalistiche, il crack immobiliare-finanziario che può accadere in Cina è di quelli che rallenta in modo deciso l’economia.

In estrema sintesi la questione GKN in borsa è legata a fenomeni tipici di questi ultimi anni: una ristrutturazione ecologica che licenzia lavoratori e premia gli azionisti, la lievitazione del titolo in borsa, le prospettive di un nuovo grande mercato e poi la crisi dovuta alle difficoltà strutturali di questo prossimo mercato.  Tutto tenendo conto che gli investimenti e disinvestimenti su un titolo, molto spesso, li fanno i software in automatico complicando, non poco, lo scenario che abbiamo davanti. La soluzione del caso GKN, per i lavoratori, passerà da questo scenario e dovrà essere qualcosa di solido e innovativo assieme.

 

nlp

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