Minchia signor tenente! Colombia il primo mese sulle strade

 

“Vi sono alcune cose – poche! – capaci di commuovere l’uomo,
ma il male è che, se le usate di frequente, perdono il loro effetto.”
Bertolt Brecht, “L’opera di tre soldi”.

 

Nel dicembre 2019 una giovane studentessa urlava dalla finestra di una macchina coi vetri oscurati: “Aiuto. La polizia mi ha sequestrata. Aiutatemi”.
A Bogotà, decine di persone registravano il rapimento, inseguivano il veicolo, facevano girare la registrazione e infine manifestavano per esigerne la liberazione. L’hanno così strappata alla polizia. Nel febbraio 2021, a Santiago, un carro armato verde oscuro occupa l’intero schermo. Incurante dalle centinaia di testimoni gira a sinistra bruscamente e, con tutta la vigliaccheria derivata dall’uniforme e la superiorità derivata dalle sue armi, spezza il corpo di un ragazzo stringendolo contro un altro carro armato, sempre verde oscuro. La rabbia esplode in tutte le strade del Paese situato alla fine del mondo.

Janeth Valderrama, contadina colombiana, aveva quattro mesi di gravidanza quando il 28 settembre 1998 tre aeri e quattro elicotteri della Polizía colombiana fumigarono con glifosato il suo paese, Solitá, nel sud colombiano. La pioggia di glifosato, erbicida totale (non selettivo) divenuto di libera produzione nel 2001 quando è scaduto il relativo brevetto fino ad allora proprietà della Monsanto, si usa a man bassa in Colombia “per l’aspersione aerea contro le coltivazioni di coca”. Janeth, intenta a lavare i panni in un torrente a 200 metri da casa, non fece in tempo a rifugiarsi. La portarono all’ospedale di Florencia con macchie sulla pelle, difficoltà di respirazione e intensi dolori in tutto il corpo. Incinta da 4 mesi, dovettero farla abortire. E’ morta un anno dopo in una clinica, lasciando due figlie piccole.
Doris Alape non ha abortito. Nel 1999, una estesa fumigazione realizzata dalla Polizia a Chaparral (Tolima) contaminò tutte le coltivazioni e la sorgente dell’acquedotto. Si ammalarono 26 persone. “Dopo diversi segnali d’intossicazione, Doris partorì dopo appena 28 settimane di gestazione. Suo figlio è morto il primo giugno 1999. La salute di Doris è talmente compromessa da impedirle ogni forma di lavoro” (“Informe Salud Reproductiva y Glifosato en el contexto del conflicto armado”, Commissione Interamericana sui Diritti Umani, dicembre 2020).

Nel dicembre 2020 la Giurisdizione Speciale per la Pace in Colombia, nata dagli accordi di pace, in seguito alla segnalazione di un ex soldato identificava una fossa comune con 50 corpi di contadini, assassinati dall’esercito colombiano nel corso del massacro denominato “dei falsi positivi” che implementava la “politica di sicurezza democratica” dell’ex presidente Álvaro Uribe Vélez, “il matarife”. Si suppone che ci siano diverse altre fosse comuni in tutto il paese con corpi e colpevoli in attesa d’identificazione.

Sempre nel dicembre 2020, 50 corpi sono stati esumati da una fossa clandestina a Jalisco, Messico. Il governo di Felipe Calderón aveva riconosciuto 61.637 persone scomparse nei suoi 6 anni di governo. Alla fine del 2020 gli scomparsi del governo erano già aumentati del 54%.

Il 31 dicembre 2020, mentre la gente salutava l’ultimo dell’anno, a Pogue, sul fiume Bojayá, arrivavano 300 uomini armati e, pochi giorni dopo, il presidente Iván Duque.
Il “sub presidente” distribuiva caramelle, si faceva fotografare con bambini piccoli sulle spalle, e dichiarava al numeroso seguito di giornalisti: “A Pogue non succede nulla”.
Pogue è uno dei luoghi dove gli accordi di pace agonizzano per moltiplicazione degli assassinati: solo nei primi 30 giorni del 2021, sono stati assassinati 21 leader sociali.
In verità, gli uccisi sono molti di più ma sui “morti comuni” non esistono conteggi.
Comunque, contadine e contadini di Pogue raccontano che gli assassinati avvengono ogni giorno.
La ripetitività impedisce che i TG non ne parlano. Accadde pure alla RAI su Gaza (“ancora un bombardamento!”).
Duque afferma che non succede nulla. La glossa a García Márquez: “Macondo è un paese felice”.

Nel linguaggio vetusto, inutile e ripetitivo al quale siamo abituati, “il narcotraffico è un cancro“, le popolazioni rurali vivono in esotici luoghi dove si democratizza l’illegalità e le vittime sono un elenco di caduti nelle interminabili e spesso incomprensibili guerre tra cattivi per il controllo delle rotte, delle merci e delle droghe. Non a caso, pochi mesi fa una ministra colombiana (ancora in carica) dichiarava che la responsabilità degli assassinati dei leader sociali e della violenza in genere va attribuita al compiacimento con cui la popolazione osserva il narcotraffico. Totò direbbe “cornuti e mazziati”. I colombiani dicono “jodidos y culpables”.
Il copyright è quello del “matarife”: “Se l’autorità, serena, ferma e con criterio sociale implica una massacre, è perché dall’altra parte più che protesta c’è violenza e terrore” “https://twitter.com/alvarouribevel/status/1114894520758489096?lang=es
Pochi giorni fa, da vero comandante in capo, il Matarife ha sentenziato: “Confidiamo nella immediata occupazione militare di Cali … Confidiamo che le nostre autorità possano arrestare i vandali domestici e le orde di terroristi che hanno invaso la città”.
Penso che persino Netanyahau invidi cotanta capacità di sintesi!
Probabilmente la loquace ministra colombiana segue solo la sua TV e, forse, non ha saputo che la mano destra di Felipe Calderón – Genaro García Luna, ministro della Pubblica Sicurezza – è sotto accusa nei tribunali statunitensi per i suoi legami con i principali gruppi di trafficanti. L’ignoranza e l’impudicizia le permettono di continuare a ricorrere alla trama usurata e irreale che ha trasformato buona parte degli Stati latinoamericani (e non solo), in pregiato strumento di perfezionamento, realizzazione e copertura di perverse e vigliacche modalità per uccidere.
Ma, pur se faccio fatica a concederglielo, è probabile che la ministra sia semplicemente una comunicatrice analfabeta, una specie in rapida e planetaria espansione. Anzi: è analfabeta. Se non lo fosse, avrebbe quantomeno letto la breve ma inequivoca “Radiografía de la violencia contra líderes sociales en Colombia” (https://es.insightcrime.org/ noticias/analisis/violencia-lideres-sociales-colombia/ )

Nella domenica in cui i cileni votano per eleggere la prima assemblea costituente democraticamente eletta della loro storia, auguro ai fratelli colombiani quanto proclama in una vecchia poesia lo spagnolo Rafael Alberti: “Galopa, caballo cuatralbo, jinete del pueblo, al sol y a la luna. ¡A galopar, a galopar, hasta enterrarlos en el mar! (“Galoppa, cavallo balzano, cavaliere del popolo, al sole e alla luna. A galoppare, a galoppare, fino a sprofondarli nel mar”).

 

Colombia, primo mese sulle strade.

Oggi, 28 maggio, si compie un mese da quando la popolazione colombiana ha occupato le strade per protestare contro le politiche del presidente Iván Duque.
Ad oggi non s’intravvede alcuna soluzione al conflitto.
Il dialogo tra il governo ed i rappresentanti del Comitato Nazionale dello Sciopero è interrotto.Mercoledì 26 una nuova giornata di protesta si è chiusa con 139 feriti (secondo la Croce Rossa).
La brutale repressione scatenata dal governo ha provocato in un mese oltre 40 morti, un numero imprecisato di feriti, centinaia di “desaparecidos” e di donne violentate.
Ma non ha diminuito la volontà dei manifestanti.All’inizio delle proteste nel vicino Cile, la moglie del presidente Piñera raccontò che i manifestanti erano “alenígenos” (alienigeni). Presumo volesse dire alienos (alieni).
In Colombia, è il governo ad essere alieno, e cioè senza alcun rapporto con la realtà.
Basterà ricordare che, costretto dalla rabbia della popolazione a ritirare la sua riforma fiscale e a far dimettere il suo ministro del tesoro, non trovò nulla di meglio che cercare d’imporre una riforma sanitaria per accelerare la consegna dei servizi medici ai privati.
Va da sé: ha dovuto ritirare anche questa proposta in fretta e furia.Il governo alieno boicotta ogni possibilità d’accordo esigendo la previa rimozione dei blocchi stradali.
Poiché questa è stata la misura di pressione che l’ha costretto ad ascoltare le proteste della maggioranza, la richiesta somiglia molto ad una richiesta di resa senza condizioni.
Visti i rapporti di forza oggi esistenti, la domanda è ovvia: “Mojito”, Daiquiri” o “Piña colada”?

Perché alieno non è sinonimo di stupido, si deve dedurre che Duque fa una doppia scommessa.
Da una parte, cerca di guadagnare tempo sperando che il dio Kronos usuri il movimento sociale, sia per divisioni interne o per puro e semplice esaurimento.
L’invocazione del dio Kronos, tutto altro che una caratteristica colombiana, non ha nulla di pellegrina: figlio di Urano (Cielo) e di Gea (Terra), Titano della Fertilità, del Tempo e dell’Agricoltura, secondo signore del mondo e padre di Zeus e dei primi Olimpi. Per chi crede nel dio Mercato, roba da buongustaio.
Dall’altra, imbastisce una narrazione che racconta di un ordine messo a soqquadro da orde di vandali scatenati.
Credibile quanto il pifferaio di Hamelin, la fobia cerca di esacerbare le fobie dei ceti medi colombiani, storicamente caratterizzati da una marcata preferenza per le soluzioni autoritarie e da un odio ancestrale ed irrazionale verso qualsiasi espressione progressista.
Duque cerca di risuscitare nuovamente i “guerrieri di Cristo Re”, evocando non solo inquisitori, gesuiti e soldati alla battaglia di Lepanto ma, molto più pedestremente, le orde di conservatori armati che, negli Anni ’50 del secolo scorso, andavano ancora a caccia di liberali nelle campagne colombiane.

Al di la di ogni osservazione di principio, si tratta di una strada irresponsabile e pericolosa per almeno tre motivi.
Il primo è che costringe la popolazione a mantenersi sulle strade proprio quando la Colombia conosce i maggiori tassi di diffusione del coronavirus.
Il secondo perché cerca di fomentare gli istinti criminali della ultradestra. Si ricorderà che la ultradestra colombiana è universalmente e tristemente nota per la sua ferocia espressa in organizzazioni genocide come le “Autodifese Unite della Colombia” capeggiate dall’italiano Salvatore Mancuso e dalle loro motoseghe.
Infine, perché non permette di disattivare un conflitto che mantiene paralizzata l’economia colombiana. La fame di massa non è augurabile.Sulla illegittimità del governo di Duque, eletto grazie ai brogli, ci sono pochi dubbi.
Sulla sua qualifica di governo narcoterrorista abbondano le prove.
Sulla sua impopolarità, disapprovato nel dicembre 2019 dal 70% della popolazione, oggi lo è dal 76 per cento.Cosa fa un governo le cui politiche sono disapprovate da oltre tre quarti della propria popolazione?
Penso disponga di tre alternative.
La prima sarebbe rettificare le proprie politiche orientando il governo verso una prospettiva più vicina alla volontà cittadina. La chiamo “l’alternativa dei libri di testo”.
La seconda sarebbe ostinarsi mantenendo gli attuali orientamenti. Sarebbe certamente un affronto alla democrazia liberale, ma difficilmente i liberali se ne accorgeranno. La chiamo “l’invito a ballare sul Titanic”.
La terza sarebbe convocare l’unità della popolazione attorno ad una “causa sacra”.
Ad esempio, si possono aumentare le provocazioni contro la vicina Venezuela fino ad arrivare ad uno scontro aperto. La chiamo “l’alternativa del nazionalismo sovranista”.

Comunque sia, salvo causa di forza maggiore, sciacalli e iene mai se ne vanno prima di concludere il festino. Conviene ricordarlo per evitarsi cattive sorprese.

Rodrigo Andrea Rivas

 

 

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