Normalità prossima ventura

Medioevo prossimo venturo è un romanzo di fantascienza del 1991 scritto da R.Vacca. Il romanzo tratta della degradazione dei sistemi complessi a causa di un evento non previsto né prevedibile, che di colpo come un grave shock anafilattico manda a gambe all’aria tutta la struttura, trascinando l’umanità al disastro completo con un ritorno a modi di vita ferini di epoche passate. In un altro libro del 1956, la morte dell’erba di John Christopher, la società regredisce a forme barbariche a causa del diffondersi del virus “Chung-Li, proveniente dalla Cina, che distrugge tutte le forme di vita vegetali causando una carestia globale e una lotta senza quartiere per la sopravvivenza. Oggi è come ci trovassimo dentro un romanzo di fantascienza drammaticamente reale, dal cui sogno vorremmo svegliarci il più presto possibile per poter tornare alla normalità di ieri. Troppe sono le cose cambiante per pensare ad un ritorno ad una normalità ante virus. Veloci e profondi sono stati i cambiamenti che hanno inciso profondamente nelle abitudini e negli stili di vita per pensare che tutto possa ritornare come prima. La nuova normalità, nel futuro prossimo venturo, sarà una normalità diversa da paese a paese. Ci sarà una normalità dei campi profughi di Grecia e Turchia, una normalità dei territori occupati e della striscia di Gaza, una normalità sub sahariana e africana, una normalità Indiana, che si distingueranno per i loro aspetti drammatici dalla normalità dei paesi occidentali o nord americani e dalla normalità cinese o giapponese. Lo slogan #stiamotuttiacasa potrebbe lasciare il posto al #siamotuttisorvegliati e la catena delle emergenze diventare un modus operandi della politica e dell’economia post-virale. Non voglio con questo aprire alle tesi di Naomi Klein sul capitalismo dei disastri, che ritengo una rappresentazione persuasiva ma il cui retrogusto complottista è troppo forte e mi rende dubbioso. Anche se l’occasione fa l’uomo ladro e il neoliberismo è particolarmente predisposto a cogliere le occasioni di profitto in qualsiasi vesti queste si paventano, senza farsi premura alcuna delle conseguenze sociali e ambientali delle sue azioni. Ma rappresentiamoci quale potrebbe essere la futura nuova normalità italiana. Questo esperimento mentale sceglierà tra i tanti piani di azione sui quali svolgersi quello economico-sanitario post covid-19 molto legati tra loro. La quarantena limita il consumo, spenge il mercato, mette in crisi le aziende, crea problemi di liquidità, causa licenziamenti, abbassa il PIL nazionale e accende il rischio di recessione. Commercio e turismo vengono messi a terra. Spigolando giornali, rete web e tivù sembra dato per certo, da politici ed economisti di varia estrazione, che per il post-epidemia sarà un periodo di forte crisi. La situazione è resa ancor più grave dall’eredità economica italiana segnata da una forte e strutturale evasione fiscale. Padoa Schioppa, già nel 2007, affermava che l’evasione fiscale non è una malattia ma un’epidemia. Oggi in Italia si evade 190 miliardi di euro (The Tax Research LLP-2019). Lavoratori autonomi, imprese di commercio all’ingrosso e al dettaglio, lavoro nero (3.5 milioni) sono i settori di massima evasione. L’evasione che toglie risorse preziose che potrebbero essere utilizzate per la sanità, la scuola, l’assistenza sociale e ridurre il debito pubblico, una delle maggiori voce di spesa del bilancio Italiano. Si pensi che sono stati spesi nel pagamento degli interessi dal 1980 al 2018 circa 4000 miliardi . Ad epidemia, quindi, si aggiunge epidemia con un effetto devastante per il futuro. Certamente sarebbe di buon senso affrontare l’evasione fiscale con una seria riforma della fiscalità e con una patrimoniale che tassi anche gli utili finanziari di chi gioca in borsa. Come pure sarebbe opportuno sopprimere i 500 enti inutili che mangiano ogni anno circa 12 miliardi, sopprimere le varie missioni di pace, che un paese come il nostro altamente indebitato non può permettersi. Sono 2443 miliardi di deficit pari a circa al 135% del PIL. Ogni giorno paghiamo circa 178 milioni di interessi sul debito (Dati 2019) dei quali oltre il 40% è in mano estera. Nel 2019 abbiamo pagato 64 miliardi di interessi e 68 miliardi sono quelli previsti per 2020. Almeno questo prima dell’esplosione dell’epidemia. Tutto questo espone il paese ad essere facile preda di famelici coccodrilli finanziari, pronti a mangiarsi l’Italia pezzetto per pezzetto come è successo per la povera Grecia. Gli appetiti di questi alligatori potrebbero mirare al patrimonio pubblico pressappoco del valore di 571 miliardi. Correre ai ripari significa muoversi sul piano legislativo in tempi non biblici per una efficace e rapida riforma fiscale, seguita dal completo passaggio alla moneta elettronica per tagliare le gambe alla mafia che ogni anno fattura circa 135 miliardi. Anche la cassa depositi e prestiti (CDP) che raccoglie il risparmio postale di 24 milioni di italiani (240 miliardi), dovrebbe essere rimessa sotto il pieno controllo pubblico in modo da espellere le fondazioni bancarie che, essendo istituzioni a carattere privato, poco si addicono al criterio del bene comune. Ma tutte queste cose sono vecchie ricette già indicate da tempo ma che nessun governo ha mai avuto né la forza né la volontà di attuare. Il nostro si sa è un paese di campanili e i feudi di potere in azione sul nostro territorio sono ancora troppi. Questo è grossomodo il quadro della nostra situazione economica se si lascia da parte la questione dei derivati che hanno infettato buona parte dei bilanci comunali e di cui oggi non ho sufficienti informazioni per poterne parlare. Sul fronte del debito pubblico nazionale (che mai riusciremo a pagare) e locale sarebbe anche molto fruttuoso aprire ad un inchiesta pubblica partecipativa con lo scopo di arrivare a mettere a bene a fuoco tutta la questione per poter intraprendere le necessarie contromisure, come un eventuale moratoria almeno su una parte di esso. Pertanto la fase due dell’emergenza COVID-19 potrebbe essere una ghiotta occasione per una spremitura a sangue del nostro paese aprendo ad un feroce ciclo predatorio di speculazione finanziaria. Cominciamo con il mettere in rilievo, vista la situazione debitoria del nostro paese, che l’Italia, allo stato attuale, per poter reggersi in piedi ha bisogno di crediti in quanto non incassa abbastanza denari per coprire le spese di scuola, previdenza, sanità ecc… Per racimolare il denaro necessario al galleggiamento della nave il nostro stato emette titoli di stato (BTP, CC , BOTe altri), assicurando il pagamento di un certo tasso di interessi fino alla restituzione del prestito ricevuto. Nella situazione in cui ci troviamo, per sostenere la baracca, stiamo trovando le risorse solamente a debito, ingrandendo pericolosamente il nostro già enorme deficit con il placet dell’Europa che ha sospeso il patto di stabilità ma che, fino ad adesso, è alla finestra a guardarci soffocare dai debiti chiusa dei vari egoismi nazionalistici. Facendo un paragone familiare è come se una famiglia per poter vivere andasse da uno strozzino a chiedergli i soldi per comprare da mangiare, pagare affitto, luce, acqua e gas con una buona parte dei soldi che tornano nelle tasche dello strozzino a pagamento di interessi di precedenti prestiti. È ovvio che la spirale del debito alla fine nello sviluppo del suo vortice trascinerà al suicidio la famiglia, impiccata per debiti. Questa è, pari pari, la nostra situazione oggi e domani sarà ancora peggio. Ora per uscire dall’angolo in cui ci ha cacciato il debito e lo shock virale, abbiamo chiesto di finanziare la seconda fase con i “corona bond” che sono un titolo di stato garantito dall’intera zona euro invece che da un unico paese. Nelle buone famiglie quando un parente è in crisi tutti si frugano per aiutarlo. Ma L’Europa sembra non avere né questa nobiltà d’animo né spirito solidaristico. Inoltre il corona bond ci permetterebbe di avere finanziamenti necessari senza ghigliottinarci. Invece il MES (salva stati) ci offre una possibilità condizionata da ferrei vincoli di spesa e il cui importo non può superare il 2% del pil dello stato richiedente nel nostro caso equivarrebbe a circa 37,5 miliardi, cifra molto ben al disotto dei nostri bisogni. Se accettassimo tale scelta saremo costretti ad agire per affrontare la fase 2 con altri strumenti che ci condurrebbero con buona probabilità sulla strada della Grecia (la Grecia è stata costretta non solo a violare la volontà popolare non dando esecuzione al referendum popolare ma ha dovuto svendere al capitale finanziario straniero buona parte del suo territori, porti, aeroporti e praticato pesanti ristrutturazioni della spesa pubblica. In pratica Solo il 5% dei finanziamenti ricevuti è andato alla popolazione il resto è servito per pagare gli interessi sul debito). Ma in tempi di guerra non è per tutti così ci sono settori finanziari che l’epidemia favorisce e noi siamo un boccone troppo appetitoso da strizzare per banche, fondi di investimento e mercati finanziari. Ecco una delle molte probabili ragioni del no di alcuni paesi forti dell’Europa (Olanda, Germania, Austria, Finlandia). Voglio ricordare che prima dello scoppio dell’epidemia grazie anche all’uso della tecnologia informatica dell’High-frequency trading (letteralmente scambi commerciali/transazioni ad alta frequenza) è una modalità di intervento sui mercati che si serve di sofisticati strumenti software, e a volte anche hardware, con i quali mettere in atto negoziazioni ad alta frequenza, guidate da algoritmi matematici, che agiscono su mercati di azioni, opzioni, obbligazioni, strumenti derivati, commodities. La durata di queste transazioni può essere brevissima, con posizioni di investimento che vengono tenute per periodi di tempo variabili, da poche ore fino a frazioni di secondo. Lo scopo di questo approccio è quello di lucrare su margini estremamente esigui, anche pochi centesimi. Per trasformare tali margini minimi in significativi guadagni, la strategia HFT deve necessariamente operare su grandi quantità di transazioni giornaliere (da Wikipedia), ci sono stati fondi che hanno scommesso sulla discesa degli indici di borsa nei primi mesi del 2020 (eventi shock?). Ci sono titoli di borsa che scommettevano sulle epidemie. Un caso è quello dei “Pandemic Bond” della Banca Mondiale, un titolo assicurativo per fare affluire risorse per far fronte alle emergenze dei paesi colpiti da epidemie scommettendo sull’ipotesi di una loro verificarsi in un determinato periodo. In pratica chi compra queste obbligazioni riceve degli utili se le epidemie non si verificano diversamente, se scoppiano epidemie come previste dalle regole delle obbligazioni, buona parte del capitale investito andrà perso e solo una parte rimborsato. Nel 2017 la BM ha emesso due bond di 320 e 225 milioni di dollari con un tasso di interesse rispettivamente del 7,2% e del 12,1%. Questa è l’etica del liberismo!
La nostra normalità futura sarà quindi caratterizzata dal debito ben più di quello che è segnata oggi. Rischiamo quindi il disastro come lo rischieranno i paesi emergenti dei popoli più poveri del mondo come l’Africa subsahariana. L’epidemia passerà ma quello che lascerà potrebbe scatenare rivolte popolari per fame. Tale preoccupazione trova fondamento nella struttura stessa della nostra economia che ha nel suo ventre ben oltre 3,5 milioni di lavoratori al nero, privi di qualsiasi tutela sociale, a cui andranno ad aggiungersi disoccupati, licenziati da PMI e la valanga di fallimenti nel area del commercio turismo e trasporti e indotto della PMI che non godono di nessun aiuto economico. Alla futura “normalità economica”, che sarà in perenne emergenza, si andrà a sommare una “normalità sanitaria” sotto l’egida emergenziale dei nuovi virus e delle ondate stagionali che probabilmente ci colpiranno, con la necessità di dover assicurare maestranze protette e formate e una struttura ospedaliera e territoriale in grado di far fronte ai cicli epidemici. Tale necessità spingerà e metterà a regola gli attuali comportamenti dalle mascherine, al distanziamento, allo scaglionamento degli ingressi nei luoghi pubblici e nei casi più gravi all’isolamento sociale, con un cambiamento anche delle tipologie e modalità di lavoro e di trasporto pubblico e privato. Guai a restaurare antiche abitudini e tagli sul personale medico con la chiusura o ridimensionamento degli ospedali. Quello che ci occorrerà come il pane per vivere, sarà una sanità nazionalizzata e assicurata a tutti i livelli e con i medesimi standard su tutto il territorio nazionale. Infine preoccupa non poco nella normalità futura, l’aspetto del controllo sociale effettuato con l’utilizzo della tecnologia digitale che, visto il perdurare del clima di emergenza, potrebbe rendere la nostra vita sorvegliata speciale in tutti gli aspetti della quotidianità. Avremo quindi a che fare con droni, occhi elettronici, telecamere di riconoscimento facciale in grado di fornire la temperatura corporea, braccialetti, app di sorveglianza territoriale sul cellulare e quant’altro. Il tutto elaborato da algoritmi nelle “farm server” dove troverà collocazione la nostra identità digitale a uso e consumo dei gestori dei big data anche per usi commerciali. Il nostro corpo digitalizzato sarà il nostro avatar attraverso il quale si compirà il nostro dressage sociale e attraverso il quale esisteremo e agiremo nella quotidianità sociale.

{Dattero}
Coronabond
MES

Print Friendly, PDF & Email
Copy link
Powered by Social Snap

In questo sito usiamo cookie tecnici, anche di terze parti, per consentire al sito di funzionare correttamente e per generare rapporti sull’utilizzo della navigazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore .

Privacy policyCookie policy.