Per chi suona la campanella a scuola?

Nuvole nere si addensano sulla scuola a quattro giorni dall’apertura sono stati riconosciuti 13000 positivi tra docenti e ATA e questo è solo l’inizio…
Nella scuola nel frattempo ci si prepara come se si fosse in guerra, si fanno corsi di formazione on line al personale su cosa è il virus Sars-Cov 2 e la CoVid-19, si informa al meglio per difendersi dal virus per bloccare le sue modalità di contagio, si danno indicazioni al personale ATA di come sanificare gli ambienti e sulle modalità di accesso agli edifici scolastici, si costituiscono i check point nei punti di accesso alla scuola con termo scanner, e poi ancora… medico competente, referente del covid, si studia il protocollo di come gestire i casi sospetti, si dislocano i banchi sul nastro colorato adesivo messo sul pavimento delle classi per far rispettare la distanza minima di 1 metro, si indicano i percorsi interni, si contano le mascherine e i prodotti per la sanificazione e altro ancora…Questa è la scuola che si prepara alla convivenza con l’epidemia per tutto l’anno scolastico 2020/21, che avrà inizio in molte regioni del paese con il suono della prima campanella il 14 settembre.
I parametri fondamentali per la trasmissione in droplets del virus consigliano una distanza di sicurezza tra 1.50 e i 2 metri ma nella scuola italiana si prende come riferimento 1 metro. Ciò diversamente da gli altri paesi europei che pur con la mascherina la pongono a 1,50 (Belgio, Olanda, Germania) fino ai 2 metri (Inghilterra). Anche i gruppi classe negli altri paesi vengono ridotti e costituiti al massimo da 15 alunni con obbligo per tutti di indossare la mascherina per tutta la permanenza a scuola. Se queste misure si fossero attuate in Italia la campanella probabilmente non avrebbe mai suonato il 14 settembre.
La scuola italiana strutturalmente non è in grado di mettere in pratica un distanziamento maggiore di 1 metro. Come si alza il parametro di sicurezza buona parte delle classi devono essere sdoppiate per cui si è preferito adattare non gli alunni alle classi ma viceversa adattare le classi agli alunni. In questo modo non si sono ridotti i parametri di costituzione delle classi, che possono variare da 25 alunni per classe fino a 28/31 alunni per classe ma si va a cercare lo spazio adatto che può contenerli anche rinunciando all’uso di alcuni ambienti, come ad esempio l’aula magna. Questa non è l’unica alchimia messa in campo dagli apprendisti stregoni della politica. Se non si trovano gli spazi adatti all’interno della struttura scolastica si vanno a cercare fuori, ad esempio affittando fondi privati nati per attività commerciali. Per non parlare poi del trasporto urbano, altra questione dolente. Qui, vista la necessità di differenziare e scaglionare gli ingressi per evitare pericolosi assembramenti di persone, logica vorrebbe che si potenziasse il trasporto urbano con un numero maggiore di mezzi e con orari flessibili legati ai tempi della scuola. Questo avrebbe richiesto maggiori risorse per treni, autobus, autisti, allora ecco l’altra alchimia: alziamo la capienza del mezzo dal 50% all’80% così entrano un numero maggiore di studenti, si impiegano meno autobus e risorse per non parlare della cazzata di riempire il mezzo di trasporto al 100% se la durata del viaggio è contenuta entro i 15’.
Altra alchimia, siccome occorre ridurre la permanenza a scuola per limitare le occasioni di contagio considerata la necessità di poter areare e sanificare frequentemente gli ambienti, oltre che scaglionare gli ingressi, riduciamo l’orario della lezione a 45’e compensiamo con la didattica a distanza asimmetrica (il materiale didattico viene caricato sul sito o inviato per email, ma senza lezione on-line) e/o simmetrica (lezione video on line interattiva). Ma in questo modo si riduce l’offerta formativa per materia da 18 ore settimanali frontali in presenza a 15 (3 ore in meno alla settimana 12 in meno al mese).
Tutto questo e altro ancora è quello che sta succedendo dietro il sipario nelle nostre scuole ma non se ne parla più di tanto. L’immagine che il governo vuol fornire è quella di un paese efficiente che spende per scuola e sanità, ma poi andando sul campo si scopre una realtà di polistirolo, molto diversa da quella dichiarata a giornali e tv. Ad esempio le forniture di mascherine e di prodotti detergenti e di disinfezione risulta in molte scuole carente al punto che il disinfettante viene portato da casa a proprie spese dagli ATA.
Un’altra considerazione da fare poi è quella relativa all’effettivo funzionamento della scuola in regime invernale per quanto riguarda l’areazione dei locali da fare almeno 5/10’ ogni ora per abbattere la carica virale nell’area della classe. Questa profilassi insieme al distanziamento e alle mascherine assicurano la massima protezione possibile dal contagio ma come sarà possibile attuarla nella pratica giornaliera? La stessa perplessità emerge anche per la sanificazione ambientale dei servizi igienici e degli ambienti scolatici che si deve fare frequentemente e più volta nell’arco della giornata cosa che, come ovvio, richiederebbe un adeguato potenziamento della dotazione organica di collaboratori scolastici assegnati alle scuole, in special modo negli asili, nelle materne e nelle elementari.
Ma qualcuno al ministero lo sa cosa vuol dire sanificare a ciclo continuo maniglie, bagni, banchi, cattedre, rubinetti, ascensori, areare aule e sanificarle insieme a tutti gli altri ambienti dove si vive e lavora a scuola? Credo di no! Senza parlare poi della gestione e sorveglianza degli ingressi e delle problematiche relative a materne ed elementari. Insomma il quadro non è per niente rassicurante. Non basta comprare banchi nuovi per partire in sicurezza (e magari senza rotelle). Occorre investire in prevenzione e prevenire significa avere risorse adeguate materiali ed umane, che sono al momento fornite molto sulla carta e sulla parola.
Occorreva posticipare l’apertura della scuola a dopo le elezioni e imporre, in via straordinaria, la stessa data su tutto il territorio nazionale. Infine due suggerimenti: 1) sarebbe cosa buona, giusta e pratica quella di fare subito i test rapidi in caso di sospetto contagio, ciò eviterebbe di mettere in isolamento fiduciario tutta la classe. D’altronde le linee guida dell’Iss prevedono che in caso di contagio accertato “l’invio di unità mobili (Quante? Dove sono?) per l’esecuzione di test diagnostici presso la struttura scolastica in base alla necessità di definire l’eventuale circolazione del virus”; 2) imporre l’obbligo della mascherina a tutti gli studenti delle scuole superiori di primo e secondo grado visto che rimangono per molte ore in ambienti chiusi alla distanza di 1 metro. Altrimenti non si capisce perché altri paesi si comportano diversamente da noi imponendo la mascherina a scuola, mentre per le prossime elezioni, nei nostri seggi elettorali, è previsto l’obbligo di mantenere la distanza di sicurezza di almeno 2 metri nel caso in cui venga richiesto dal presidente di seggio di togliersi la mascherina per il riconoscimento (diversamente i nostri studenti stanno stipati in classe ad un metro testa-testa senza mascherina, mah?).
Tutto questo mette in luce come si affrontino realmente le cose in Italia dove alla fine prevale sempre l’arte di arrangiarsi e il sacrificio personale di molti tanti lavoratori che si trovano sul fronte, in trincea, a contatto con il rischio virale insieme a studenti e famiglie, in quanto, chi governa, come al solito, chiacchiera molto ma non capisce e se capisce non sente che le campanelle della scuola stanno già suonando a morto.

{D@ttero}

Print Friendly, PDF & Email
Copy link

In questo sito usiamo cookie tecnici, anche di terze parti, per consentire al sito di funzionare correttamente e per generare rapporti sull’utilizzo della navigazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore .

Privacy policyCookie policy.