Comunicazione e culture

Sinistra, Fantasmi e Futuro. Realismo Capitalista – Mark Fisher

Nel 2009 il musicista inglese Leyland Kirby ha inciso “Sadly, The Future is No Longer What it Was”. Nello stesso anno lo scrittore e blogger Mark Fisher scriveva “Realismo Capitalista”.
Entrambi, nell’Inghilterra che qualche anno più tardi voterà per la Brexit, non avevano molta fiducia nel futuro. A Gennaio del 2017, tre anni fa, Mark Fisher ha scelto di togliersi la vita, lasciando un grande vuoto nel pensiero politico contemporaneo, ma le sue riflessioni sul capitalismo e sul futuro sono ricche di intensità e di aperture.
Ormai il famoso e decantato “ There is no alternative” della Thatcher è stato affermato, condiviso e moltiplicato sia dalle forze neo liberali sia da quelle che dovevano avversare questo processo; il capitale ormai è inconscio collettivo introiettato ed è “più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo” ( M. Fisher).
Il capitalismo si riflette e si alimenta attraverso mille linee e mille piani della nostra società: la ristrutturazione selvaggia del lavoro, il ruolo del capitalismo finanziario in grado di innescare crisi economiche e guerre reali in vari continenti, il mondo tecnologico e digitale che sta ormai conquistando soggetti politici e immaginari collettivi, la catastrofe ambientale, la malattia mentale, il sistema scolastico e sanitario, la questione femminile, la burocrazia infinita, la cultura pop e la perdita di memoria collettiva e di futuro condiviso. Fisher infatti ci ricorda che “ il capitalismo è quel che resta quando ogni ideale è collassato.” Oppure: “Cosa significa vivere oggi attraverso i sogni realizzati da qualcun altro? Nel tardo capitalismo tutto è già dato e dimenticare diventa una strategia di adattamento… quello che una persona non è in grado di ricordare, non esiste..almeno per lui.” Il realismo capitalista agisce come forma onirica e come disturbo della memoria.
Nella società digitale di oggi tutto appare privo di distanza, riflessione, memoria storica, politica reale, futuro da condividere; in questo senso Jameson, autore spesso citato da Fisher, afferma che “laddove tutto si presta al continuo succedersi di mode e rappresentazioni mediatiche, nessun cambiamento sarà possibile”..
Siamo di fronte ad una vera e propria assenza del centro del capitalismo globale. Come il protagonista del castello di Kafka, che tenta di arrivare al centro del sistema amministrativo ma ci gira intorno, ci prova davvero e tenta di aprire tutte le porte possibili, ma rimane sempre al di fuori del centro del potere. Perché non esiste il centro, anche se non possiamo smettere di cercarlo. Perché ricercare esclusivamente le cause delle varie crisi in uno Stato debole e incapace o in un’industria privata, corrotta e assassina, non può  bastare: “Stati e Aziende non sono individui umani, ma sono il prodotto della massima causa che un soggetto non è: il capitale”
Nel più recente “ Spettri della mia vita”, uscito nel 2014, Fisher ci parla di un paesaggio spettrale dove spazi, tempi e soggetti sono controllati e dettati dall’agenda del capitalismo, dove è manifesta l’incapacità di sfuggire al quotidiano succedersi di mode, di news e di linguaggi, ormai sempre uguali e fini a se stessi, e dove si può avvertire una nostalgia di fondo verso quello che era il futuro di un tempo (in questo lavoro ci sono moltissimi riferimenti allo sviluppo della musica rock dove, a partire dalla fine degli anni 90, niente di nuovo sembra ormai possibile).
Nell’ultimo capitolo di “Realismo capitalista” Fisher sottolinea che, senza un’alternativa coerente e credibile, il capitalismo continuerà a dominare l’inconscio politico economico; un anticapitalismo efficace deve essere un rivale concreto e multiforme al capitale e non una reazione ad esso. In questo senso lo scrittore inglese indica le linee fondamentali dove il nuovo soggetto politico, o la sinistra a venire, deve crescere e lottare.
* Una nuova battaglia sul lavoro
* nuove forme di lotta e protesta
* una riduzione della burocrazia
* ribaltare i problemi di salute mentale in antagonismo reale
* il disastro ambientale
* partecipazione verso una gestione collettiva delle risorse
Ogni punto messo in evidenza da Fisher merita di essere sviluppato e approfondito; pensiamo, per esempio, ad una nuova battaglia sul lavoro che deve unire e attraversare le diverse rivendicazioni apparentemente diverse fra loro: il salario minimo, il reddito di esistenza, la pensione possibile, il lavorare meno e tutti, la sicurezza dei luoghi di lavoro; ma è anche necessario ripensare fino in fondo che cosa è il lavoro, cosa e per chi produrre e il ruolo, ormai pervasivo, della tecnologia. La forma che ognuna di queste lotte deve assumere è sicuramente una questione aperta, ma può essere risolta solo attraverso la pratica e la sperimentazione.
Fisher conclude così il suo libro:
“ L’evento più minuscolo può ritagliare un buco nella grigia cortina della reazione che ha segnato l’orizzonte delle possibilità sotto il realismo capitalista. Da una situazione in cui nulla può accadere, tutto di colpo torna possibile”.