Superclásicos, pasión latina

Non solo Argentina e Brasile: anche negli altri Paesi sudamericani i derby tra le squadre più prestigiose offrono grande spettacolo e un’atmosfera unica.

(1a parte: Uruguay, Cile ed Ecuador)

Il derby di Montevideo: Peñarol-Nacional
Nel panorama del calcio internazionale l’Uruguay non è certo un Paese di secondo piano. Le imprese dei vari Schiaffino, Ghiggia e Obdulio Varela, immortalate da Osvaldo Soriano, sono entrate nella leggenda. I titoli mondiali (1930 e 1950) e olimpici (1924 e 1928) sono lontani ma la celeste rimane una delle nazionali più prestigiose del mondo, soprattutto se si considera che la piccola República Oriental ha meno abitanti della Toscana. Il 40% di questi vive a Montevideo, e ciò si riflette sulla composizione della Primera División, dove l’anno scorso giocavano ben 14 squadre della capitale su 16.
Le più blasonate sono il Peñarol (campione in carica, 49 titoli nazionali, 5 coppe Libertadores e 3 coppe intercontinentali) e il Nacional (44-3-3), che messe insieme raccolgono l’80% dei supporters uruguagi.
Il Peñarol nacque nel 1891 su iniziativa di alcuni lavoratori delle ferrovie, in maggioranza britannici, che scelsero come colori sociali il giallo e il nero dei segnali e delle locomotive. L’attuale denominazione risale al 1913 e deriva dal quartiere di Montevideo così chiamato per i molti immigrati piemontesi originari di Pinerolo. Il vetusto impianto del Peñarol (Contador Damiani, 12mila posti) non è più agibile, per cui i carboneros si sono trasferiti al Centenario, il grande stadio costruito per i Mondiali del 1930. Qui una coreografia della tifoseria del Peñarol in Coppa Libertadores contro il Santos https://www.youtube.com/watch?v=9SFH1gcMwvs
Il Nacional fu fondato nel 1899 da un gruppo di giovani che volevano un club senza influenze europee e con soli giocatori uruguaiani. Per questo scelsero i colori della prima bandiera dell’indipendenza: blu, bianco e rosso.
Neppure lo stadio del Nacional, il Gran Parque Central, è molto capiente (25mila posti), e nelle grandi occasioni anche i tricolores vengono ospitati al Centenario, dove il pubblico del superclásico non è mai sceso sotto i 65mila spettatori. Si tratta del derby più antico del mondo dopo quelli britannici: siamo addirittura oltre i 500 incontri, con una leggera prevalenza degli aurinegros.
Il tifo è trasversale e la forte rivalità tra le due squadre non ha radici etiche o politiche, anche se il Peñarol ha una matrice più popolare.
I tifosi gialloneri della Barra Amsterdam vantavano il bandierone copricurva più grande del mondo: 309 metri di lunghezza e 46 di altezza. Ma i rivali della Banda del Parque lo scorso aprile li hanno superati, inaugurando uno striscione lungo 600 metri e alto 50.
Si tratta anche di un derby molto violento: nel 1994 un diciassettenne tifoso del Nacional fu ucciso a coltellate. Dal canto loro i tricolores hanno spesso svaligiato le case dei capi tifosi avversari per rubare striscioni e bandiere.

Ecuador: el clásico del Astillero
L’Ecuador non ha la tradizione calcistica dell’Uruguay, ma anche qui la passione non manca e le tifoserie sono molto calde. Le due squadre più seguite, Barcelona ed Emelec, non hanno sede nella capitale Quito ma nella città portuale di Guayaquil, che con i suoi 3.600.000 abitanti è la più grande del Paese. Entrambe sono nate nello stesso quartiere, l’Astillero (il Cantiere).
Il Barcelona nacque nel 1925 su iniziativa di un gruppo di amici di estrazione popolare, tra cui alcuni catalani tifosi dei blaugrana. Oltre al nome copiarono anche lo stemma, ma non i colori sociali: la squadra indossa infatti una maglia gialla e calzoncini neri. Gioca nello stupendo stadio Monumental da 60mila posti (nella foto), con un tifo di tutto rispetto. La principale barra è la Sur Oscura.
La fondazione dell’Emelec fu sancita quattro anni dopo in un’assemblea dei dipendenti della compagnia elettrica ecuadoriana, con in testa il proprietario, un nordamericano di nome George Capwell a cui oggi è intitolato lo stadio dove gioca (20mila posti). Molto bella la divisa, azzurra con banda diagonale grigia. I suoi ultrà si chiamano La Boca del Pozo.
Il Barcelona ha vinto 14 campionati, l’ultimo nel 2012 dopo una pausa di 15 anni, L’Emelec ne ha vinti 10, l’ultimo nel 2002. È un derby che non ha certo la storia di quello di Montevideo: è stato disputato per la prima volta nel 1943. Il bilancio vede il Barcelona in vantaggio 89-75. L’aneddoto più simpatico risale al 1° settembre 1949, quando il Barcelona vinceva 3-0 in casa dell’Emelec e improvvisamente venne a mancare la luce. Una volta ripreso l’incontro gli azules riuscirono a pareggiare e la tifoseria amarilla inscenò una vibrante protesta di fronte alla sede della compagnia elettrica, sospettando a giusta ragione che il black out non fosse stato casuale.
Nel 2006 al Capwell, con l’Emelec in vantaggio per 3-0, la partita fu sospesa per un lancio di oggetti da parte degli ultrà del Barcelona. Il bilancio degli incidenti fu di 9 arrestati e 40 feriti.
L’anno dopo, sempre al Capwell, un piccolo tifoso degli électricos morì colpito da un petardo lanciato dalla curva avversaria.
Nel febbraio scorso le due tifoserie si sono incrociate in un terminal di bus a Lima e hanno coinvolto in una mega rissa anche i locali tifosi dell’Alianza, gemellati con l’Emelec (come i cileni del Colo-Colo e i colombiani dei Millionarios): un ferito e sette arresti.

Cile: i derby di Santiago sotto l’ombra di Pinochet
L’incontro più sentito del campionato cileno è il derby di Santiago tra Colo Colo e Universidad de Chile, e qui come vedremo ci sono anche risvolti politici.
Il Colo Colo fu fondato nel 1925 e prese il nome dal capo degli indios mapuche che si oppose ai conquistadores spagnoli nel ‘500. I colori sociali sono il bianco per la maglietta e il nero per i pantaloncini, in segno di purezza e determinazione. Il Colo Colo è l’unico club cileno ad aver vinto, oltre a 29 titoli nazionali, la Coppa Libertadores. Il suo principale gruppo ultrà (e il più vecchio del Paese) è la Garra blanca.
Il Club deportivo universitario (poi Universidad de Chile) nacque invece nel 1927 dalla fusione di tre società preesistenti, scegliendo come simbolo un gufo che rappresenta la saggezza. Gli azzurri hanno vinto finora 16 scudetti.
Il primo derby risale al 1938 e quanto a vittorie il Colo Colo è nettamente in vantaggio (75-48). La rivalità tra i due club, che risale agli anni ’40 a seguito di una rissa in campo, si è ulteriormente inasprita durante la dittatura di Pinochet. Il generale da un lato venne nominato presidente onorario del Colo-Colo, dall’altro cercò di piazzare dirigenti fidati ai vertici della “U” e separò la società sportiva dall’Università. La squadra azzurra diventò allora simbolo di resistenza alla dittatura, anche se nel calcio cileno il gesto più coraggioso di dissenso fu senz’altro quello dell’attaccante del Colo Colo Carlos Caszely, che rifiutò di stringere la mano a Pinochet dopo la qualificazione mondiale-farsa raggiunta grazie al ritiro dell’URSS che non volle giocare nello stadio-lager di Santiago.
La “U” gioca proprio nel famigerato Stadio Nazionale, mentre il Colo Colo nel Monumental David Arellano. Entrambi gli stadi sono passati da una capienza originaria di 65-70mila posti a circa 47mila.
I rivali chiamano il Monumental “lo stadio di Pinochet” perché si dice che il dittatore si impegnò molto per la sua ristrutturazione. Per cui in ogni derby che vi si gioca gli ultrà della “U”, Los de abajo, cercano di danneggiarlo il più possibile. Nel 1993, dopo un derby al Monumental, vi furono 70 arresti. Nel 1999 furono uccisi due giovani tifosi del Colo Colo, mentre nel 2003 gli incidenti iniziarono dopo il ferimento di un giocatore della “U” causato dal lancio di una pietra e provocarono 168 feriti.
Los de Abajo sono un gruppo con una spiccata caratterizzazione politica di sinistra. Il gruppo è formato da lavoratori, giovani delle classi popolari e studenti impegnati anche in attività sociali. Nel 1999 fu aperta la Escuela Libre Los de Abajo, una scuola gratuita per ragazzi che avevano abbandonato gli studi. Nel 2006 è stato inaugurato un pre-universitario per favorire il passaggio degli esami di ammissione.

Gli altri Paesi
Anche in Perù, Paraguay e Colombia vi sono derby che regalano grandi emozioni, come quello di Asunción tra Olimpia e Cerro Porteño o quello tra Alianza Lima e Universitario. Ne parleremo prossimamente.

di Nello Gradirà (tratto dall’archivio di Senzasoste)

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