Tutta colpa del patriarcato
Nei Paesi dove le forme del patriarcato sono più standardizzate e violente, la contestazione al potere e a qualsiasi altra forma di sistema gerarchizzato appartiene esclusivamente alle donne. Il loro ruolo è in perfetta asimmetria con le logiche di potere e le loro azioni rappresentano uno spunto di critica radicale ai sistemi di governo: importantissime sono le soluzioni prospettate per il superamento dei meccanismi coercitivi imposti in seno alla società. Andrea Papi, esponente di spicco dell’anarchismo italiano, individua in questo scritto (Tutta colpa del patriarcato. De-anarchia, Zeroincondotta, Milano, 2025) il punto cruciale della questione come fondamento di ogni forma di potere. Egli non si limita alla semplice critica sociale, ma scava nella profondità di quell’inconscio collettivo che interviene nelle dinamiche quotidiane quasi “a nostra insaputa”. Papi analizza e argomenta tutte quelle forme di «archetipi», che si definiscono di volta in volta nelle loro specifiche funzioni.
La repressione e la sottomissione ben elaborate in un’ottica di controllo sociale non fanno altro che lasciar emergere, sistematicamente, tutte le caratteristiche della creatività, della fantasia e della divergenza dell’archetipo femminile. Dunque quest’ultimo rappresenta uno spazio di vitalità che si oppone a tutte le forme di potere e alle sue gerarchie coercitive, rappresentando chiare manifestazioni di «insubordinazione radicale». Andrea Papi ha come riferimento una società anarchica, mutualistica, che si concilia perfettamente con l’idea che gli individui, seppur nella loro naturale diversità, possono coesistere in collaborazione, solidarietà e senza prevaricazioni; la questione si “riduce” ineluttabilmente «all’uno e il molteplice»: infatti questa “integrazione degli opposti” ben si concilia, in un processo virtuale, all’originaria “unità degli opposti”.
È a questo punto che, per lo studioso, entra in gioco il ruolo archetipale della «Grande Madre», nella sua funzione di forza primordiale che rappresenta la sintesi di elementi creativi, soprattutto, ma anche distruttivi. In definitiva, la Grande Madre è il momento della riconnessione del mondo alla sua originaria forza vitale, generativa e creativa, modello armonico e universale. Nel percorso di emancipazione dal patriarcato, dunque, la visione è quella di una società che si riconcilia con sé stessa e vive in armonia, fronteggiando qualsiasi «intemperia». È da questo momento che ogni discorso sulla convivenza fra esseri umani subisce la svolta e la forza propulsiva: ci si rapporta alla natura con rispetto sacro e si determinano logiche di convivenza sociale alla stregua del raggiungimento di virtù civiche e civili, si abbracciano volontà solidaristiche, mutualistiche e umaniste di spessore etico reale. Non vi può essere, nella visione di Papi, nulla di utopistico, ma un percorso impervio che necessita di elevazione da ogni forma di egoismo e patriarcato.
Come è avvenuta la rottura della relazione spontanea e primordiale fra uomini e donne e, di conseguenza, come ci si è posti con la natura circostante? Con molta probabilità è accaduto che l’imposizione del maschio nella forma di una volontà di possedere la natura, pensando di dominarla, abbia costituito uno dei processi che solo fallacemente egli ritiene di aver conseguito nella sua brama di potere. È in questo che ritroviamo quella volontà permanente del dominio: qui nasce l’idea graduale di conquista nelle forme del patriarcato come una, se non la principale, tipologia di organizzazione del potere. In questo risiede, dunque, la cultura del dominio esteso, diramato, impregnante, di «predominanza prepotente determinata del patriarcato», tanto che «da quel momento ha occupato incontrastata tutto l’arco delle modalità di porsi e organizzare qualsiasi cosa da parte della specie umana la quale, data la natura voracissima e onnivora che ha dimostrato di possedere, ha inevitabilmente determinato una sequela senza fine di distruzioni e sopraffazioni violente, fino al punto da diventare l’unica cifra distintiva del modo di essere della specie umana sulla terra».
Inoltre, il mito della forza e l’emersione di una volontà di dominio assoluto hanno determinato «fatalmente l’imposizione di androcrazie fallocratiche su un numero sempre maggiore di comunità». Con la logica degli accadimenti nella considerazione che nulla avviene per caso, la necessità di organizzare il dominio e soprattutto di sottostare ai comandi gerarchici, autolegittimandosi con l’uso della forza, si chiude il cerchio regolamentativo a discapito delle donne con il tentativo talvolta riuscito di sottomissione alle religioni. Attraverso le parole di un dio che intende sempre contraddistinguerci, il patriarcato «s’impose in concomitanza col prevalere del predominio delle caste sacerdotali, le quali assunsero forme diversificate in base alla religione di appartenenza».
Papi propone «consapevolezza»: solo il sentirsi parte costruttiva di un serio processo plurale e solidale può rappresentare il superamento del patriarcato come una delle forme più assurde e violente del potere. Tuttavia s’impone la definizione del linguaggio delle forze coercitive che rappresentano, in successione, i processi di stabilizzazione del potere, del suo insediarsi e autoregolarsi attraverso qualsiasi forma di violenza e a qualsiasi costo. Non è un caso che il liberismo attuale, nel corso degli anni, si è ampiamente trasformato, in autoritarismo autocratico, in teocrazia e addirittura in dittatura. È il prodotto di un lessico profondamente borghese e classista che Papi smaschera ed enuncia nel corso del suo racconto.
Gli aspetti del potere più degenerativi sono quelli in cui il patriarcato attua indisturbato il controllo sociale, lo solidifica e lo sedimenta per il futuro, in un normale processo di accettazione del privilegio a discapito della collettività che subisce privazione di diritti, in particolare nei confronti delle donne. Assistiamo oggi a una fluttuazione e a una degenerazione senza precedenti. Solo una visione neppure tanto utopica di una società mutualista potrebbe smembrare, proprio senza un’organizzazione gerarchica e coercitiva dei rapporti umani, il fondamento distruttivo del patriarcato.
Per Codice Rosso, Francisco Soriano
Andrea Papi, Tutta colpa del patriarcato. De-anarchia, Zeroincondotta, Milano, 2025.


