Alto gradimento “Governance poll 2020”

“Non sapremo mai se una pubblicità o un sondaggio d’opinione hanno avuto un’influenza reale sulle volontà individuali o collettive, ma non sapremo mai cosa sarebbe successo se non ci fosse stato sondaggio d’opinione o pubblicità (J.Baudrillard)”.

 

Alto gradimento è stata una trasmissione radiofonica condotta con successo dal quartetto Boncopagni, Arbore, Marengo, Bracardi, andata in onda dal 1970 al 1976 e poi riproposta in un secondo ciclo più breve nel biennio 1979-1980. “Ogni puntata era caratterizzata dalla totale assenza di un filo logico, con frequenti interruzioni dei brani musicali, battute varie e ricorrenti interventi demenziali di ogni genere. La sigla musicale di apertura e chiusura era un medley di successi rock and roll come Rock Around the Clock, Hound Dog e See You Later Alligator, arrangiato per big band da James Last. Anch’essa era inframmezzata dagli interventi dei due conduttori e dalle voci dei vari personaggi […] Agli interventi si aggiungevano frequentemente anche voci registrate di noti personaggi dello spettacolo o della politica (Amintore Fanfani, Mike Bongiorno, Vittorio De Sica, Sophia Loren, Marcello Mastroianni, etc.) cui veniva solitamente fatta ripetere una singola frase a tormentone, quasi sempre accompagnati dall’apertura e chiusura della porta. Fra una gag e l’altra venivano programmati successi di musica pop italiana ed internazionale ( vedi wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Alto_gradimento )”. Questo accenno serve per mettere in rilievo la similitudine tra una trasmissione radiofonica di ieri e la politica di oggi, entrambe hanno un aspetto comune: la completa mancanza di senso oltre che essere entrambi fenomeni di spettacolo. Su questa mancanza di senso e sulla spettacolarizzazione della politica per cui prevalgono gli aspetti estetici di immagine e ubiquità si costruisce il consenso dei nostri rappresentanti. Per dirla, parafrasando una battuta di un famoso film, i politici italiani appaiono “Tutto chiacchiere e distintivo”. Sulle simpatie mediatiche costruite sul vuoto si stillano poi classifiche, hit parade, top ten dei sindaci più bravi d’Italia tra i quali a sorpresa troviamo quest’anno, nelle prime posizioni, anche il nostro primo cittadino. Come Livornese dovrei essere fiero, pur non avendo conosciuto il sindaco personalmente. Di lui conosco solo la sua immagine pubblica, come penso la maggioranza dei miei concittadini, so che prima faceva il giornalista per un emittente privata locale e che mi sembra una brava persona. Ma su cosa si basa l’indice di gradimento dei cittadini verso il proprio sindaco e la sua politica rimane un mistero proprio per il vuoto che la circonda e per la sua mancanza di senso e di lungimiranza. Quindi qualcuno potrebbe razionalmente pensare che, al di là delle parole e dei programmi di mandato, che spesso si traducono in un elenco di promesse al vento, un buon sindaco si giudica dalle cose che fa nella realtà e di come governa il territorio. In poche parole ci occorrono cose concrete, materiali, cambiamenti visibili, svolte politico-amministrative, altrimenti tutto rimane incagliato nell’immagine di simpatia che la figura sprigiona per capacità mediatica e relazionale. Andiamo quindi a cercare cosa è cambiato nella città in questo primo anno di mandato, tanto da far salire così in alto il primo cittadino labronico. Iniziamo facendo un giro nei quartieri, vedo la solita città di sempre con strade piene di buche, marciapiedi stretti affollati di biciclette parcheggiate legate ai vari tubi del gas, dell’acqua, dei cartelli stradali. Vedo una città che ha una certa aria di decadenza, molto sporca e abbandonata a sé stessa. Una città afflitta dalla carestia di parcheggi e da un piano del traffico indecente. Vedo una città molto cementificata con poche aree verdi, tra l’altro mal tenute e senza alcun controllo. Non ho mai capito l’allergia per il verde delle varie amministrazioni che fin ora si sono succedute. Forse dipende dal mare che cela con la sua presenza la mancanza di alberi. Ricordo che Livorno rientra nei titoli di coda delle città sia a livello regionale che nazionale per verde pro capite. Non vedo vigili a sorvegliare i parchi, i quartieri, le stazioni, se non in funzione di esattori comunali che percorrono le strade in quelle poche auto che hanno a disposizione. Mi sono spesso domandato cosa facciano i quasi trecento vigili urbani a Livorno sui quali negli ultimi anni si è investito, attrezzandoli a novelli Robocop con tanto di moto, auto, manganelli, pistole, divise e spray urticanti. Quando basterebbe armarli di una sana bicicletta, di un sorriso e farli uscire dalla gabbia degli uffici per lanciarli nel controllo del territorio come vigili di comunità o di quartiere, invece di cacciatori di multe. Vedo un ospedale come una cattedrale nel deserto con file bibliche di anziani al settimo padiglione sotto il caldo sole estivo che si portano dietro la brandina e la cena un giorno prima per poter riuscire a farsi fare l’analisi del sangue. D’altronde sono scomparse da tempo le vecchie care mutue di quartiere e i centri sanitari territoriali di fatto sono estinti. Abbiamo un pronto soccorso sottodimensionato e strafogato di persone, senza presidii di sicurezza, guardie mediche che lavorano in Smart Working senza ambulatorio, posti letto risicati che il covid-19 e l’influenza hanno messo alla prova. Vedo una stazione ferroviaria abbandonata a sé stessa, che suscita un certo timore ad avvicinarsi, soprattutto la sera. La stessa cosa vale per la stazione marittima e il porto. Vedo una città che si auto mutila le sue potenzialità turistiche, fortezza nuova non valorizzata, fossi intasati di barche senza nessuna logica, vie d’acqua non valorizzate. Vedo una via Buontalenti che da anni sembra una Bidonville di lamiera, un mercato delle erbe poco valorizzato, cosa che vale anche per il mercato centrale. Vedo un ippodromo molto appetibile con una magnifica posizione che potrebbe essere utilizzato come location di varie iniziative culturali, ricreative e anche sportive. Potrebbe essere una buona idea spostare la mostra di quadri da piazza A.Ciampi ( preferisco il nome rotonda )all’ippodromo che potrebbe inoltre diventare uno spazio verde aperto alla cittadinanza con piste di pattinaggio, teatro, cinema estivo, ecc. Vedo una passeggiata al mare assurda, piena di auto, una terrazza tenuta male e preda di pattinatori, monopattinisti, ciclisti, skate boarder, (non mi sembra che si vada in monopattino dentro il Louvre). Non parliamo poi della situazione del manto stradale che poteva essere sistemato durante il periodo di lockdown, come si poteva potenziare e risistemare le mal progettate piste ciclabili, tra le più orrende e promiscue del pianeta. Vedo e sento un porto che continua a produrre tonnellate di inquinanti che si riversano nell’aria (magari potrebbero elettrificare le banchine per far spengere le caldaie a olio combustibile delle navi). Infine vedo la situazione delle strutture sportive e dello stadio che oltre essere scarse (un solo campo scuola per una città di 158.000 abitanti) versano in condizioni molto precarie. Certamente molte delle osservazioni sono problemi cronici, ereditati, ma un piano serio, un’idea di città non mi pare sia mai emerso. Infine una parola sul modello di sviluppo: quale? verde? ancora porto centrico? E la tanto sbandierata partecipazione? Quest’ultima non si attua certamente assegnando a imprese o associazioni il compito di informare e raccogliere pareri. In questo modo siamo ancora nell’alveo della manipolazione politica a fini di marketing. La partecipazione, quella vera si fa assegnando un assessorato specifico, emanando un regolamento partecipativo, creando organi di raccordo sul territorio nei quartieri, dislocando una percentuale del bilancio ecc… Quindi nasce la domanda “ma da cosa dipende il successo? Possibile non si trovi una risposta?”. Il successo alla fine è creato dai sondaggi di alto gradimento con un pool di domande a cui si risponde a campione per telefono e sulle quali si stilla alla fine la classifica? D’altra parte i sondaggi e le inchieste fatte a distanza qualche problemino c’è l’hanno sempre avuto. Ma qualcuno potrebbe obiettare ma che c…. dici? Guarda che qui noi costruiamo un ospedale, che tra 5 6 anni sarà finito, che faremo la darsena toscana e poi… e poi…. Rispondo “ma come stiamo per la casa, per il lavoro, per i servizi sociali, per i trasporti?. È vero che se uno vuole andare alla stazione di notte non trova un mezzo di trasporto pubblico?” “Certo, ma puoi chiamare un taxi!” mi viene risposto. Sorrido e lascio perdere. Poi penso ai servizi domiciliari alla persona, alle circoscrizioni alienate insieme ad altri immobili per fare cassa invece di riconvertirli in beni comuni e mi monta la tristezza. Forse non ci sono beni comuni a Livorno al di là del mare? Un mare sempre più blindato e a pagamento! Cambio pensiero e penso alla possibilità di contribuire come cittadino alle scelte politiche ma non vedo niente. ….allora che c…. di classifica hanno fatto? Mah! Rinuncio e penso che sia un altro non senso che ci avvolge in questo nichilismo dilagante.

{D@ttero}

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