Bologna: nessuna bufala cambierà la storia

Al momento in cui scriviamo non ci sono notizie dettagliate sui raduni che i fascisti avevano annunciato a Bologna e Roma nel 40° anniversario della strage alla stazione del capoluogo emiliano. Per la manifestazione di Roma, la chiamata era arrivata dai soliti tifosi dell’Hellas Verona, con l’adesione di personaggi inquisiti o addirittura condannati per la strage.

Evidentemente, come ha rilevato qualcuno, mentre le commemorazioni delle vittime sono state molto ridotte per l’emergenza COVID le provocazioni revisioniste non si sono fermate (e non sono meno gravi per il fatto che avranno partecipato i soliti quattro gatti). Si è anche registrato il sostegno dei gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia e Lega. Già nell’agosto 2019 questi gruppi, con il consenso del Movimento 5 stelle, proponevano l’istituzione di una nuova commissione d’inchiesta che avrebbe dovuto accertare le “responsabilità” dei “terroristi palestinesi e dell’estrema sinistra”.

Provocazioni indegne che non cancellano la verità, quella verità ormai affermatasi durante questi quarant’anni di indagini ostacolate da depistaggi, cortine fumogene, bufale di vario genere… tanto efficaci che già in un sondaggio di quindici anni fa il 21,7% degli studenti bolognesi attribuiva l’attentato alle Brigate Rosse (!), mentre il 34% dichiarava di non avere alcuna idea di cosa si stesse parlando.

Come spiega il giudice Fernando Imposimato “Chi mise le bombe in luoghi affollati da gente normale era mosso da un’ideologia di disprezzo delle masse , contraria all’eguaglianza dei cittadini, basata su principi gerarchici e autoritari nella gestione del potere”.

La verità, dopo le varie sentenze passate in giudicato, nelle quali sono stati condannati i fascisti Francesca Mambro, Giuseppe Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini, viene confermata e rafforzata dalle conclusioni rese note nei mesi scorsi dalla procura di Bologna, che sono descritte nel sito della trasmissione report.

A fine luglio del 1980 il capo della P2 Licio Gelli e un suo collaboratore, il faccendiere Ortolani, avrebbero consegnato un milione di dollari a fascisti incaricati di compiere la strage. In totale, fino al marzo 1981 quando venne scoperta la loggia segreta, per l’attentato e i vari depistaggi sarebbero stati pagati 5 milioni di dollari. 850.000 dollari sarebbero finiti a Federico Umberto D’Amato, un funzionario del Ministero degli Interni e membro della P2, ritenuto il mandante dell’attentato, che avrebbe tenuto i rapporti con gli estremisti neri tramite un altro pezzo da novanta dell’ambiente neofascista, Stefano Delle Chiaie, e un altro militante di Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, individuato sulla scena della strage tramite un filmato amatoriale. Altri soldi finirono a Mario Tedeschi, piduista, missino, direttore del giornalaccio fascista “Il Borghese”, proprio per pompare quella pista palestinese che ora i suoi eredi ripropongono per scrollarsi di dosso questa enorme responsabilità storica, morale e politica (nella puntata di Report “Il virus nero” troverete molti dettagli in più sui legami tra ambiente neofascista di ieri e di oggi e strategia della tensione).

Perché quell’attentato? L’obiettivo era quello di dimostrare che la situazione dell’ordine pubblico era fuori controllo e aprire la strada a soluzioni apertamente golpiste o di lenta trasformazione autoritaria del sistema politico del nostro Paese, sulla base di quel Piano piduista di rinascita democratica di cui negli anni successivi si sarebbe assistito alla quasi totale realizzazione.

Come al solito i fascisti si prestavano con le loro bombe a fare da manovalanza per questi progetti, ed è singolare che tra le loro bufale di oggi vi sia quella di un fantomatico piano occulto massonico, di poteri oscuri ecc.: per tutto il periodo della cosiddetta “guerra fredda” la triade fascisti, massoneria e criminalità organizzata è stata un indissolubile strumento di elaborazione e realizzazione di piani stragisti e golpisti.

Certo brucia che la verità storica abbia confermato questo ruolo di servi: gli stessi Mambro e Fioravanti, con il supporto di qualche utile idiota, per anni si sono costruiti l’immagine di eroi romantici e di militanti duri e puri: hanno avuto buon gioco a camuffare omicidi a freddo di avversari politici da “atti di guerra”, ma con questo cliché il ruolo da loro giocato al servizio dei massoni deviati proprio non si adatta. Ecco quindi che con il supporto di politici e giornalisti amici si assiste all’ennesimo tentativo di riscrivere la storia: lo sanno fare benissimo, come dimostra la vicenda delle foibe e di tutti i cosiddetti “anni di piombo”.

In questo anniversario ci impegniamo a costruire un osservatorio sull’estrema destra che contrasti tutti i tentativi di revisionismo storico e denunci le attuali trame nere che uniscono in un substrato culturale complottista e oscurantista i fascisti storici e i loro nuovi travestimenti.

 

Redazione Codice Rosso

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