“C’è troppa gente in giro!”: con la zona rossa, tornano gli “sceriffi”
Puntuali come la zona rossa sono tornati gli “sceriffi“, i solerti cittadini che controllano che non ci sia “troppa gente in giro” e che aiutano le forze dell’ordine nel loro benemerito lavoro. Anche a Livorno, con il ritorno della Toscana nella cosiddetta “zona rossa”, sono tornati gli sceriffi che comunicano i loro inappuntabili report alle testate locali. Perfetti quanto raccapriccianti, questi report sono stati diffusi ampiamente sui social scatenando le più diverse reazioni. Ora, qui non voglio certo inserirmi nel marasma dei commenti da social, beceri e saturi di idiozie, quanto invece svolgere alcune riflessioni.
Il fenomeno sociale dello “sceriffo” che comunica le sue lamentele da irreprensibile cittadino (“ma dove sono i controlli?”; “ci dovrebbe essere più polizia! e l’esercito?”; “sembra di essere in zona bianca, tutti a prendere la tintarella!”) ci rimanda a un certo populismo di matrice neoliberista, assai diffuso nell’Occidente capitalista, a cominciare dagli Stati Uniti. I cittadini si organizzano per difendere la propria comunità da un pericolo esterno, sia esso rappresentato dagli immigrati o da qualsiasi elemento sconosciuto e ‘diverso’ (una dinamica molto simile, ad esempio, sta alla base della nascita del Ku Klux Klan durante l’apartheid). Tale fenomeno è ampiamente presente, negli ultimi anni, anche nel nostro paese, veicolato soprattutto dal populismo leghista (le varie “ronde” di ogni tipo, prevalentemente dirette contro gli immigrati o i ‘terroni’ ma anche contro qualsiasi individuo considerato come ‘diverso’). Da un’altra parte, esso è strettamente connesso al fenomeno della “delazione”, sempre esistito fin dalla civiltà classica e poi acuitosi nei vari periodi di “caccia alle streghe” di ogni tipo per continuare nei regimi totalitari (uno dei culmini tragici di questo fenomeno è lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti). Ne vediamo poi la rappresentazione distopica, ad esempio, in romanzi come 1984 di George Orwell o Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, in cui ogni cittadino può chiamare la polizia per denunciare i nemici del regime totalitario vigente.
Ora, lo “sceriffo”, sia quello che denuncia “troppa gente in giro”, sia il vicino di casa che avverte le forze dell’ordine perché nell’appartamento vicino ci sono ‘assembramenti’, ha introiettato del tutto in se stesso l’ideologia del potere. Egli crede di parlare in nome della propria soggettività ma non fa altro che parlare con la voce del potere. La dinamica della delazione da parte degli “sceriffi” segue il meccanismo di una sorta di populismo rovesciato: nel senso che, da una parte, essa è mirata alla difesa dei ‘cittadini’, di una ‘comunità’ da un pericolo esterno, dall’altra, invece, è volta alla colpevolizzazione di quella stessa comunità. Se un cittadino si lamenta che c’è troppa gente in giro, fa ricadere la colpa su quella stessa comunità, di cui anch’egli fa parte, e non, invece, sui governanti. Non fa altro che veicolare, quindi, la messa in opera della famigerata colpevolizzazione dell’individuo che il potere sta diffondendo da un anno a questa parte. Se il virus si diffonde, di chi è la colpa? Se le terapie intensive sono piene, di chi è la colpa? Ma dei cittadini “irresponsabili”, naturalmente, non certo dei governanti che dovrebbero garantire ai cittadini un sistema sanitario efficiente (e non lo garantiscono). Funziona, poi, un’altra dinamica, dai risvolti più psicanalitici: ma come, io rispetto le regole dettate dal potere, eppure ci sono degli “irresponsabili” e degli “indisciplinati” che non lo fanno?! Chi ragiona in questo modo, ha introiettato dentro di sé i meccanismi di pensiero imposti dal potere. Inutile, allora, leggere un romanzo o andare a vedere un film di fantascienza distopica: basta guardarsi in giro.
Poco importa se gli “sceriffi” scendano in campo per difendere la comunità dai diversi, dagli omosessuali, dagli immigrati, dai negri, dai terroni o dagli “irresponsabili che propagano il virus”: in loro agisce lo stesso identico meccanismo che, in una società libera e liberata come noi auspichiamo, non ha alcuna ragione di esistere. In una società giusta, liberata dalle dinamiche sfruttatrici della macchina capitalista, è bene che i cosiddetti “sceriffi” se ne tornino nelle fogne da cui sono venuti. E alla svelta.
gvs

