Distopia Italia, benvenuti a Venezia

E così siamo passati in pochi giorni dalla distopia Taranto a alla distopia Venezia. Dal disastro ambientale e industriale senza fine della Puglia a quello senza fine dei panorami del Veneto. Scenari permanenti, fatti di disastri umani e ambientali che ne producono altri, personaggi che si agitano sui social per raccogliere consensi che durano un attimo,  con i media che si dedicano alla grande regia distopica.

Venezia si è ridotta in questo modo per due grandi fenomeni: quello italiano delle reti di predazione delle ricchezze pubbliche,  roba di generazioni di aggregati di potere simili solo nella voracità, quello globale del cambiamento climatico determinato da questo “modello” di sviluppo. E così il disastro è servito. Sul fenomeno della predazione delle ricchezze da parte degli aggregati di potere, sulle sue modalità italiane di trasmissione generazionale, ci sarebbe molto da dire.

E’ comunque qualcosa di più profondo di quello che il senso comune sulla corruzione vede e che indebolisce radicalmente le difese naturali del territorio. Sul cambiamento climatico suggeriamo questo semplice e chiaro articolo dell’agenzia di stampa AGI su riscaldamento globale e acqua alta a Venezia. Perché non sono stati i fenomeni storici a causare l’acqua alta ma fenomeni nuovi. La distopia si allarga: non c’è panorama distopico senza la presenza di veleni invisibili e infatti il nostro paese è il primo in Europa per concentrazione di polveri sottili. Uno scenario di predazione, invecchiamento della popolazione, disperazione dei giovani, obsolescenza delle città, isteria dei media.

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