Il bilancio del comune: la ritirata dalla società livornese

Anche quest’anno ci occupiamo del bilancio di previsione dell’amministrazione comunale: si tratta di un tema complessivamente più importante rispetto alle serie questioni emerse a inizio 2020. Già nel febbraio dello scorso anno ce ne eravamo occupati nel seguente articolo

Bilancio comunale ’20-’22: aiutare le banche, deprimere gli investimenti sul territorio

Dopo dodici mesi, una pandemia e un trasferimento di fondi stato-enti locali causa covid il bilancio di previsione di quest’anno assume il valore di un indirizzo strutturale, un modo di governare che resiste nonostante le criticità. Per questo l’analisi del bilancio di previsione assume un valore politico di indubbio spessore. Un bilancio che va sempre inquadrato, per capire il futuro della città, entro diverse tematiche: la prima è l’impatto sui servizi che ha il bilancio comunale, la seconda l’atteggiamento che l’amministrazione comunale ha nei confronti dei servizi finanziari, che determina la sua reale incisività politica, la terza il quadro complessivo e di governance del territorio che emerge leggendo il bilancio di previsione. Nell’articolo dello scorso anno, analizzando la previsione di bilancio approvata non senza criticità (vedi la bocciatura del DUP da parte del Tar) sostenevamo, dati e previsioni alla mano, la tesi che l’amministrazione comunale si facesse carico soprattutto dei problemi degli istituti finanziari che lavorano con lei,  senza mettere in piedi  una moratoria che liberasse risorse per la città, deprimendo di conseguenza gli investimenti del territorio. Quest’anno possiamo dire che, nonostante la necessità di intervento che ha il territorio, e la presenza di un evidente artificio finanziario di un bilancio che si tiene con una quota spropositata di previsione di recupero crediti, è prevista la ritirata dalla società livornese da parte dell’amministrazione comunale che si sostanzia sia in un ulteriore declino degli investimenti da parte dell’amministrazione che di quello dei servizi. È proprio il caso di dire che la puntuale presenza mediale del sindaco, l’ormai noto “sistema Salvetti” dei media livornesi, serve a compensare la ritirata reale dei servizi alla cittadinanza da parte dell’amministrazione. Ma vediamo ad alcuni dettagli. Cominciamo dalle ENTRATE TRIBUTARIE e da recupero per vedere la natura di artificio di bilancio che tiene in piedi la manovra di quest’anno

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per entrare nel merito: nel 2021, anno di pesante recessione da covid, l’amministrazione comunale prevede di aumentare le entrate tributarie a 107 milioni circa quando l’ultimo anno noncovid, 2019, ha visto entrate tributarie accertate di circa 103 milioni di euro. Praticamente l’amministrazione prevede una ripresa, economica e post epidemia, sul territorio così forte non solo da compensare ma anche da aumentare rispetto alle entrate dell’economia precovid. Un balzo in avanti, proprio nelle entrate fiscali, che non si trova in nessun luogo del mondo civilizzato tranne che a Livorno. Battute a parte, una previsione così ottimistica, non illegale ma politica, ha sempre un vero scopo: creare le condizioni per un artificio contabile rimandando i problemi alle gestioni successive del bilancio. Il tassello finale all’artificio di bilancio lo troviamo nelle previsioni del recupero tributario; le previsioni del recupero di bilancio per il 2021 sono di oltre il 50 per cento di aumento rispetto all’anno precedente, quello dell’inizio della crisi Covid, e di quasi il cento per cento rispetto al 2019. Cosa dire… auguri visto che nella retorica politica livornese si nascondono sempre immensi pozzi di ricchezza nell’evasione. Qui due considerazioni: la prima, come abbiamo visto, si tratta di una retorica che serve concretamente all’assetto di bilancio creando le condizioni politiche per la costruzione di un artificio tecnico. La seconda, si omette il problema della distruzione di ricchezza, da crisi e da epidemia a Livorno, e il suo rapporto con l’evasione fiscale di famiglie e aziende. Eppure la crisi c’è altrimenti non ci sarebbe questo evidente artificio di bilancio.

Ma come si distribuiscono le risorse presenti nel bilancio? Dalle stesse previsioni dell’amministrazione comunale si nota come ci sia un rapporto diretto tra aumento delle spese per il personale, diminuzione  delle spese per investimento e di di quelle per alcuni servizi essenziali.

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La curva, in aumento, delle spese correnti per personale è piuttosto netta e si sostanzia in circa due milioni in più tra il 2020 e il 2023. Di per sé questa voce non è un problema, considerando che per la situazione tra diversi inquadramenti salariali è giustamente considerata troppo poco,  ma si accompagna all’ottica della contrazione delle spese per investimento (quelle che generano nuova ricchezza e nuovi servizi) e nel minore impegno nei servizi, la ragione per la quale si pagano le tasse, nel periodo in cui ce ne sarebbe più bisogno. Andiamo a vedere quindi la contrazione delle spese per investimento: le spese in conto capitale, quelle che contribuiscono a investimenti, passano da 97 milioni nel bilancio assestato 2020 a 15 milioni nel bilancio di previsione del 2023. Quando parliamo di ritirata dalla società livornese, la contrazione netta degli investimenti rappresenta una prova del nove.

di qui notiamo che nel settore MANUTENZIONI possiamo parlare di un vero e proprio crollo di impegno di spesa: riduzione praticamente di un terzo per un triennio. Il patrimonio pubblico ne risentirà particolarmente

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considerando che ci sono impegni di spesa della amministrazione precedente, quindi molto del nuovo rimane scoperto. Colpisce come in un settore sul quale la sinistra locale ha costruito un pò di fortuna elettorale, le manutenzioni degli edifici scolastici, si passi seccamente dal milione e mezzo circa impegnato dall’ultimo bilancio della scorsa amministrazione ai circa novecentomila euro di oggi. A questo netto calo delle spese per la manutenzione degli edifici scolastici corrisponde, di riflesso, un impegno minore, da parte dell’amministrazione comunale, nel settore ISTRUZIONE ben evidenziato dal grafico. Insomma, il centrosinistra colpisce il proprio bacino elettorale, si vedano le criticità espresse dalla Cgil sulle privatizzazioni nell’educazione primaria, in modo strutturato e modulato nel tempo. Un altro motivo per insistere sulla cosmesi mediale – con tv, stampa e siti collegati in vari modi al sistema Salvetti – alimentando la pura propaganda nel momento in cui si incide sulla propria base materiale. Ecco la tendenza di spesa nel settore istruzione ben evidenziata nel grafico

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Per quanto riguarda il settore del SOCIALE, dopo un’impennata di spesa dovuta ai trasferimenti dallo stato centrale causa covid, la tendenza è alla diminuzione del servizio fino al 2023. E questo nonostante un aumento delle criticità sociali dovuto all’intreccio tra crisi economica e crisi covid per cui il lieve aumento di spesa non riesce a coprire le emergenze del territorio.

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ma è nel settore CULTURA dove si vede lo scollamento più ampio tra marketing e realtà: ecco la tendenza dell’impegno dell’amministrazione tra il 2021 e il 2023

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considerando che la cultura è il cuore della propaganda del sistema Salvetti appare chiara la difficoltà a far quadrare il bilancio viste proprio le difficoltà di finanziamento di quel settore che fanno da cartina di tornasole. Del resto anche le giornate dedicate a Mascagni, che hanno rappresentato un fiore all’occhiello per l’amministrazione, non hanno finanziamenti previsti per i prossimi anni.  Segno di difficoltà di bilancio, ben oltre  la ritirata dal sociale, da parte dell’amministrazione e nonostante l’evidente situazione di artificio che si è manifestata dal lato delle entrate.  Sorge quindi spontanea una domanda: se il comune si ritira dalla società livornese, ne prevede una riduzione della presenza, nonostante l’artificio di bilancio quale è lo stato reale dei conti livornesi? Dove si annidano le criticità più grandi?

Di sicuro la crisi fiscale dell’amministrazione locale deve comunque essere risolta attraverso trasferimenti dallo stato centrale. Trasferimenti che, al momento, non sono all’orizzonte come non lo è una politica complessiva di rilancio economico del territorio che tenga conto delle potenzialità e delle criticità sia del territorio che dell’impatto che questo sta per ricevere dalla industria 4.0 che ha solo rallentato la marcia causa covid. Per ora nel documento politico di indirizzo del bilancio, il DUP, ci sono slogan buoni per la stampa ma che non solo non coincidono ma anche divergono con la realtà del bilancio di previsione. Il DUP parla di “coesione sociale” (e mancano i fondi per le nuove emergenze) “nuova stagione di crescita e lavoro” (con il crollo degli investimenti del comune),  “forza della cultura” (e il bilancio della cultura cala): ma sono frasi buone solo per chi ci deve credere.

Ora, evitando facili, e spesso stupide, battute siamo di fronte a una tendenza, per quanto lieve, all’aumento della spesa corrente, sul personale, al quale corrispondono una diminuzione degli investimenti e della presenza nell’istruzione, nel sociale (perché l’aumento tendenziale è poco rispetto alla crisi) e nella cultura. È evidente che la produttività del personale, attraverso l’organizzazione del lavoro e l’innovazione tecnologica, di fronte ad un quadro di questo tipo è all’ordine del giorno. Anche perché tanto più l’amministrazione potenzia la propria produttività dal punto di vista tecnologico tanto più entra nell’ordine delle idee di come funzionano gli altri settori innovativi e produttivi e alla fine anche in sinergia. E magari, altro punto importante, comincia a capire che il reperimento delle risorse necessarie sul territorio è ancora troppo legato allo stato centrale, alla finanza di relazione e qualche sponsor privato che serve solo per allocare ricchezze per ristretti giri di persone. Il problema quindi non è tagliare personale, o gridare allo scandalo per le poche assunzioni di fronte ad una tendenza più che decennale di diminuzione degli effettivi del comune, ma di immettere il personale esistente in una dimensione tecnologica che ne potenzi la capacità di erogare servizi (cosa niente affatto facile ma scommessa obbligata). Anche perché è solo con la creazione di nuovi presidi tecnologici sul territorio, in sinergia col settore pubblico, che l’incipiente industria 4.0 a Livorno può significare qualcosa di diverso da una economia di rapina delle risorse di Livorno. E, va detto, nel DUP come nelle intenzioni delle forze politiche di maggioranza non c’è niente che faccia capire come si intendono affrontare le prossime ondate di deflazione, la malattia di Livorno negli ultimi 7-8 anni che si è presentata anche per 16 mesi consecutivi, che hanno sempre la caratteristica di distruggere tessuto produttivo. Visto che anche i prossimi anni saranno deflattivi qualcosa di più serio del DUP fatto di slogan da cartellone colorato scritto a pennarello onestamente ci vorrebbe.

In definitiva tanto più la propaganda di centrosinistra parla di attenzione alla società livornese tanto più i numeri la smentiscono e, tanto più, si rende necessaria la presenza del sindaco non in un ruolo politico ma di testimonial sui media livornesi. A cosa è affidato il futuro di Livorno? Per ora siamo all’effetto annuncio su temi (Darsena, Musei, trasporti ma anche ENI) che stanno in bozze del recovery fund il cui esito è davvero tutto da definire. Un pò poco, troppo poco per un territorio che ha cominciato il proprio declino negli anni ’80 prima lentamente poi in maniera accelerata.

per codice rosso, nlp

 

 

 

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