Livorno scopre i rave con vittime. Benvenuti nella night-time economy

Siamo storicamente abituati al ritardo della politica rispetto alla realtà. Talmente abituati da considerarlo naturale come lo scorrere dell’acqua. Nel caso del rave alla Trw, che ha prodotto la morte di una donna di 30 anni, la conferma di questo ritardo avviene praticamente in automatico. Eppure rifletterci sopra aiuta a capire lo scenario che abbiamo davanti.
Certo, le polemiche le conosciamo. Ben prima dei social, da almeno un quarto di secolo di carta stampata. C’è l’esponente di centrodestra che invoca più severe misure di polizia e il sindaco di centrosinistra che chiede alla proprietà controlli e chiusura dell’area. Le parti potrebbero anche essere invertite ma il gioco lo conosciamo: la dialettica tra chi è convinto di essere più bravo a reprimere i fenomeni che si affacciano sul territorio. Quello che è impressionante è che centrodestra e centrosinistra, su tutti i territori, ripetono sempre le stesse polemiche, a volte persino le stesse parole, sulle questioni locali da un quarto di secolo. Sia che si tratti di rave che di immigrazione, traffico, sicurezza. La grande droga dell’effetto annuncio sulla repressione è, naturalmente, l’unica misura politica che i due cartelli elettorali sanno prendere. E, come le pasticche per i rave, è una droga sparsa e presa a piene mani. Certo, il centrodestra conosce la magia del confenzionare droghe pesanti, il centrosinistra vorrebbe ma non ha quel tocco necessario.

Oppure, anche da noi, troviamo il solito esponente della socialconfusione di sinistra che, rigorosamente attento come sempre ad evitare ogni critica al sindaco, sul suo profilo facebook distingue, senza nessuna vera idea sul da farsi, tra cultura dei rave e “quello che è stato organizzato lo scorso weekend a Livorno”. Il punto è che, al contrario di quanto affermato con foga amatoriale, quello che è stato organizzato lo scorso weekend corrisponde pienamente alla cultura del rave dalla ritualità simbolica (flyer compreso) alle modalità organizzative (tra l’altro non propriamente dilettantesche, basta consultare i post che ci sono in giro anche su siti livornesi). Ma cerchiamo di capire dove siamo finiti.

Per capirsi sui rave bisogna invece intendersi almeno su tre punti 1) origine e caratteristiche del fenomeno 2) modalità del declino 3) la night-time economy di cui i rave fanno comunque parte.

1) Se è vero che i rave come li conosciamo adesso (l’uso collettivo di uno spazio vuoto per un periodo delimitato di tempo, con musica ininterrotta, poche regole e uso di sostanze di ogni genere) nasce con gli anni ’70 è con gli anni ’80 e ’90 che trova una forma che, con vari adattamenti e a traino delle innovazioni tecnologiche, arriva fino a noi. Il rave ha tre caratteristiche piuttosto significative: l’aspetto liminale, sul piano antropologico, quello identità multiple, sul piano psicologico e quello, storico, di legarsi alla fine (urbanistica, economica, sociale) del ciclo della grande fabbrica. L’aspetto liminale -dove nel rito legami disciplinari del presente non valgono, dove si rompono barriere e gerarchie sociali, dove questa rottura genera energia collettiva- attira culture utopistiche, della sperimentazione, del dono, della fluidità dei rapporti o, in ogni caso, qualsiasi desiderio di attenuazione del peso del presente. Quello delle identità multiple -rese possibili dall’apertura di uno spazio liminale senza confini antropologicamente e psicologicamente definiti- e’ una esperienza rilevata in molta della corposissima etnografia dei rave. Si tratta della sperimentazione di differenti identità durante la durata del rave sia comportamentali che sessuali (vista la sterminata bibliografia sul fenomeno, dal tempo della Manchester degli anni ’80 su questi aspetti andrebbero comunque tenuti d’occhio almeno quattro testi: Katleen Ashley in Victor Turner and the Construction of Cultural Criticism sul concetto di liminale; il lavoro a cura di Michael Hall e Cris Ryan Sex Tourism: Marginal People and Liminalities; Technomad di Graham St. John e, una utilissima bussola in ogni caso Sarah Thornton, Club Culture. Music, Media and Subcultural Capital). A questi aspetti limininali, delle identità multiple, della liberazione di energie si salda l’estetica della dissoluzione della grande fabbrica la quale si trasforma da luogo di produzione razionalizzata a terreno temporaneo di espressione dell’eccesso (non a caso il rave è un terreno di scomposizione della cultura hooligan classica nata dalla classe operaia, molte biografie dei terrace dicono che quel tipo di cultura finisce con i rave). Che cosa è in definitiva il rave? Un luogo temporaneo dell’eccesso collettivo dove si produce e si consuma energia, dove si sperimenta sè stessi, dove comportamenti ed identità, come in altre forme ludiche del capitalismo maturo, sono il consapevole delirante rovesciamento dei valori e dei ritmi dominanti. Sono quindi luoghi che si leggono in diversi modi: come realizzazione di un’utopia, come luoghi dove semplicemente si accelera il consumo di droghe e di sé stessi, come terreno di produzione di innovazione culturale ma anche di miserie della cultura marginale

2) Il declino della cultura del rave, che è il fenomeno che viviamo oggi, è persino naturale dopo oltre 30 anni di questa dimensione esperienziale. Su questo un testo molto utile, ormai datato dieci anni, è quello di Tammy Anderson (Rave Culture. The Alteration of a Philadelphia Music Scene). Anderson, sociologo delle culture rave, in questo testo fa capire bene il processo di differenziazione tipico di queste culture. Da una parte rave all’aria aperta come nel passato dove il ricambio generazionale, la pressione della polizia e delle norme, la disgregazione delle culture collettive, fanno perdere al fenomeno carica culturale e capacità di attrazione di massa. Dall’altra la specializzazione di parte della cultura rave da evento di grandi spazi in serate con locali dedicati, dj specifici dove l’identità si stratifica non tanto nell’esperienza collettiva ma nella scelta, piu’ che nel passato, del tipo di locale, di serata, di tendenza musicale e persino nel genere di staff che si preferisce. Il caso di Livorno è più vicino alla tendenza della persistenza, nonostante i cambiamenti mmeeting alternativo all’aperto che -in presenza di una disgregazione delle culture rave piu’ collettivistiche- comunque mantiene tratti tradizionali e la tipica, odierna organizzazione dei possessori di tecnologia mobile (dalle chat alle app)

3) Livorno, night-time economy

La night-time economy, la trasformazione dello spazio urbano da luogo produttivo in terreno dell’economia notturna (ristoranti, locali, club) ha molte facce. Un testo interessante, di Oliver Smith, di non molti anni fa –Contemporary Adulthood in the Night-Time Economy, ne definisce i tratti. I rave, che sono comunque un fattore di mobilità spaziale tra persone, fanno parte di questo genere di economia che non è solo economia delle droghe ma anche dei trasporti, della logistica, del turismo dal basso quanto decisamente underground. Non è certo la prima volta che si fanno rave a Livorno ma il fatto che la Trw si stato oggetto di tre rave in un anno significa che, a livello urbanistico reale, la nostra città è ancora al livello delle Manchester, delle Leeds e delle Newcastle di un trentennio fa: territori amministrati con deserti industriali abitati spontaneamente da forme mobili, organizzate e selvagge di night-time economy. Forme che obbediscono a proprie leggi di comportamento e movimento. Uno specchio dove declino della cultura rave di massa e declino permamente di una città si possono qui guardare reciprocamente.
Ora, al di là della medicalizzazione del problema, della sua riduzione a questione di ordine pubblico, è la specializzazione nel governo, orginale, di questo genere di  nigh-time economy che puo’ essere invece un punto di forza della città. E’ evidente che dietro la cultura del rave ci sono vittime. Come è evidente che la specializzazione territoriale in night-time economy non è solo questione di informazione medica. Sciogliere le criticità del problema sta in una logistica attrattiva degli spazi, una comunicazione specializzata, un mercato di beni e di servizi appropriato, una selezione degli eventi, una intelligente disseminazione della prevenzione. Questo migliora sia la qualità degli eventi sul territorio che economia, amministrazione e governamentalità del territorio stesso. Del resto o cosi’ o come è oggi: silenzio, rimozione, parole a vuoto, richiesta di repressione e una donna che muore nell’auto. E le destre che celebrano l’ennesimo giorno dello sciacallo.

nlp

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