Vaccino Open Source

Il mercato dei vaccini covid-19 è l’effetto diretto della pandemia che ci affligge da quasi un anno. Il contagio virale ha di fatto creato dal nulla le condizioni di affermazione di un nuovo mercato particolarmente appetibile e fonte d’immensi profitti per le case farmaceutiche. Il capitalismo della salute vede improvvisamente aprire un nuovo immesso bacino di utenti consumatori, composto da miliardi di persone, probabilmente il più grande mercato mai esistito dalla nascita del capitalismo. Questo è avvenuto in un tempo straordinariamente breve se si pensa che i primi casi d’infezione da covid-19 in Europa sono stati registrati lo scorso dicembre. Con una straordinaria tempistica, a marzo di quest’anno, alcune case farmaceutiche, grazie anche all’utilizzo delle nuove tecnologie informatiche e al cospicuo finanziamento pubblico, hanno iniziato a sviluppare il vaccino. Poco tempo dopo è iniziata la prima fase di sperimentazione per testarne sicurezza e dosaggio, prodromica alla terza fase, in cui si testa l’efficacia su un alto numero di volontari per poi passare alla fase autorizzativa e vendere il prodotto sul mercato mondiale. A oggi sono stati sviluppati oltre duecento vaccini, di cui quarantotto in fase clinica, mentre una decina è già entrata nella seconda fase quella che precede l’autorizzazione governativa. Pfizer-Biontech, Moderna, Astrazeneca, Merck, Sanofi, Johnson & Johson rappresentano la punta di diamante di questa corsa alla scoperta del vaccino. Le tecniche utilizzate sono diverse. Quelle più promettenti, veloci e avanzate, utilizzano un messaggero (mRna) che una volta dentro la cellula, produce la proteina “Spike” che scatena la reazione del sistema immunitario rendendo il virus inoffensivo ed impedendogli di agganciarsi alla cellula e replicarsi. Le altre utilizzano un sistema già noto da qualche tempo cioè un virus depotenziato come mezzo di trasporto che entra nella cellula e ne stimola la risposta immunitaria, il cosiddetto “vaccino vettoriale”. Tutte hanno lo stesso bersaglio, quello di fermare il contagio e sconfiggere il virus.
L’industria farmaceutica riuscirà a produrre i vaccini in quantità tali da coprire un mercato di miliardi di persone? Con molta probabilità, in un primo periodo, ci sarà un forte sbilanciamento tra domanda e offerta, in sintesi: molta richiesta poca fornitura (certamente in questo caso sarà difficile poter prevedere una possibile crisi da sovrapproduzione). Una carenza che con molta probabilità penalizzerà le zone più povere del pianeta, da sempre mercati troppo poveri perché siano appetibili al capitalismo della salute che invece ama l’occidentale ed in modo particolare le sue patologie da benessere da curare con miliardi di farmaci invece di guarirle. Sta di fatto che la corsa a sottoporsi alla vaccinazione potrebbe creare comunque tensione sociale. Come in tutte le carestie c’è chi ne beneficerà e chi invece si dovrà accontentare dei resti. Su questo fronte infatti sarà opportuno capire se ci saranno, quali saranno e a chi toccheranno i vaccini di serie A, di serie B e di serie C. E’ su quest’aspetto che le industrie del farmaco lottano per accaparrarsi fette importanti di mercato e di ordinativi. Ma a che titolo, ancora prima di avere una risposta inequivocabile della validità e degli effetti collaterali dovuti alla somministrazione del vaccino, si può cantar vittoria?
Nelle prime sei posizioni per ordinativi di vaccini alle case farmaceutiche più promettenti, troviamo in ordine: Canada, Australia, Regno Unito, Stati Uniti, Unione Europea, Giappone. Sul fronte del mercato della salute un elemento discriminatorio è legato alla ricchezza dei paesi e alla conseguente struttura logistica. La struttura logistica è determinata in base alla capacità di trasporto, di conservazione e di diffusione dei vaccini. Il nostro paese, come molti altri, non sembra sufficientemente pronto ed attrezzato a tale gestione, uno scoglio da superare rapidamente.
C’è in realtà da capire, vista la completa mancanza di notizie a tutela del copyright, mentre per ragioni umanitarie e per i fondi pubblici utilizzati dovrebbe essere nota, quanto durerà l’immunità da vaccino, quanto sarà efficace e sicuro nel tempo, se sarà in grado di non far trasmettere il virus o almeno attenuarne i sintomi peggiori della malattia in caso di contagio. E poi, i vaccini prodotto da differenti industrie farmaceutiche avranno tutti gli stessi effetti sulla guarigione? A parità di efficacia prevarrà la scelta di commercializzare quello più economico? Il problema dei costi non è ininfluente specialmente se si dovranno fare campagne di vaccinazione delle popolazioni più povere ed emarginate. A tale riguardo è molto interessante il progetto di una ditta tedesca, la Curevac, che sta preparando un dispositivo per la produzione in loco negli ospedali del mRna messaggero che, se fattibile, risulterebbe un’ottima strategia per ottenere vaccini a basso costo. Nel futuro tra l’altro stando agli esperti, si prevede la possibilità che nuove malattie infettive colpiscano ancora il pianeta. Tale scenario dovrebbero indurre i governi a rivedere sia la spesa sanitaria sia i vari modelli di sanità che dovrebbero essere specifici per le patologie infettive.
Un altro aspetto riguarderà l’utilizzo delle mascherine ed il rispetto delle misure igieniche di profilassi antivirale anche successivo alla vaccinazione, perlomeno fintanto che il virus non sarà completamente debellato.
Alla luce di questa esperienza, occorre quindi già da subito muoversi in direzione di una sanità del tutto diversa da quella che si è costruita in anni di tagli, attraverso narrazioni strumentali e ideologiche che ne legittimavano le ragioni.

{D@ttero}

“il vero miracolo della medicina moderna è di natura diabolica:consiste nel far sopravvivere non solo singoli individui, ma popolazioni intere, a livelli di salute personale disumanamente bassi (Ivan Illich)”.

Foto:https://www.pexels.com/it-it/foto/100-ziotych-assicurazione-assistenza-sanitaria-capsule-47327/

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