L’assalto dei pirati fantasma
Una serata fumosa e calda incombeva su Citorno. Nei locali alla moda, terrazzati a vista mare e città, si discuteva della bellezza del prossimo Effetto Svenezia e persino eleganti soubrette dall’accento milanesiano, bevendo campari con ghiaccio e selz, parlavan del magico effetto che farà quell’effetto… Dalla capitale da bere alla capitale del mare da amare, che rutilante passaggio! Che voci squillanti su quelle terrazze eleganti e altolocate! Non eran posti per il pescatore Jones: lui amava il porto e gli anfratti popolari, le sagre e le feste che si tenevano un tempo negli angiporti di periferia, nei moli dimessi, nelle aie della campagna adiacente. Ma ora non esistevan più quelle feste, quella dimensione popolare e autentica e neppure una sfolgorante IA poteva riuscire a ricrearle.
Insomma, quella sera, come sempre, Jones si dirigeva verso il porto con la sua canna da pesca. Ormai era restato solo, il vecchio pescatore, e aveva come unica compagna la sua bottiglia di whisky. Si mise sul solito scoglio, in fondo, dove passavan i cargo diretti ai mari del Sud, a quei porti africani e sudamericani ove ardimentosi capitani si recavano in folli e affollati mercati per procacciarsi pesce freschissimo per la cambusa di bordo. E passavano e passavano dinanzi al suo occhio guardingo e sapiente. A un certo punto un fumo maleodorante e spesso si diffuse nell’aria e andò a coprire i moli e i bastimenti ormeggiati, le luci della città che occhieggiavan lontane e, chissà, persino quei terrazzi eleganti ove si bevevan rosse bevande ghiacciate. Un fumo che pareva inquietante nebbia fumigante, purulenta e fantasmatica che giungeva dal mare lontano come nel film Fog di Carpenter.
A un certo punto, di fronte allo sguardo stupefatto di Jones sembravano ergersi brandelli di vele e di alberi maestri, spettrali velieri dell’incubo che navigavan verso la costa. E scendevano scalette e ramponi sugli scogli, e dalle navi uscivano vecchi e lugubri esseri, spadaccini d’altre ere con lunghe barbe, con occhi divelti e bende sugli occhi, con bandiere nere di teschio, con pappagalli sulle spalle e con casse di rum, con tesori nascosti e segreti da svelare in vecchissime mappe. Quegli esseri avanzavano sugli scogli e si dirigevano verso la città con fare minaccioso, come se volessero raggiungere persino quegli eleganti e altissimi terrazzi. Jones voleva fare qualcosa, correre, avvertire le autorità ma era come catatonicamente bloccato. Quell’essenza nebbiosa puzzava e gli mozzava il respiro. Un puzzo di bruciato, di motore vecchio e rappreso, di inceneritore, di fabbrica, di raffineria, di industria, di sito industriale, di petrolio e di benzina e di diesel. E si rammemorò le aie della sua giovinezza, gli alberi delle sue campagne, i viottoli ingenui, tutto distrutto per far spazio a quegli inceneritori, a quegli ormeggi moderni, a quelle fabbriche, a quelle raffinerie, a quelle industrie e a quei siti industriali poi morti e divenuti orpelli mostruosi per il turismo di massa.
Scappò veloce verso la città, forse poteva ancora fare qualcosa di fronte all’assalto di quegli spettri, di quei pirati incattiviti che giungevano da epoche remote. Tremendi e tremebondi, dalle barbe orripilanti, dagli occhi grifagni, dalle membra che terminavan in uncini affilati, quei mostri si dirigevano verso Citorno. Ma giunto alla fine del porto, Jones si rese conto finalmente, in un batter d’occhio, che quei fumi non erano nebbia ma venivano dai fumaioli di navi ferme nello stesso porto, nella ribollente serata estiva, e non solo da navi grandi come palazzi di otto piani; venivan da ciminiere che si perdevano verso nord, e altre ancora più lontane, lontanissime, che neppure si vedevano. E al posto di quei temibili pirati vide buzzurri americani con cappellini a visiera e turisti ciccioni di ogni nazionalità che camminavano ciarlando. Folla portuale che amava il mare e la meravigliosa Citorno, anch’essa proprio da amare. Ma tutto questo amore lasciò l’amaro in bocca al pescatore Jones, lui che offrì la faccia al vento, la gola al vino e mai un pensiero non al denaro, non all’amore né al cielo.
gvs

