Memorie

Ddl Zan e applausi in Senato: è quella stessa Italia clerico-fascista che linciò Pasolini

All’alba del 2 novembre 1975, all’idroscalo di Ostia veniva ritrovato il corpo senza vita di Pier Paolo Pasolini. Ancora, sul suo omicidio non è stata fatta piena luce. L’uccisione del poeta è il culmine di un vero e proprio linciaggio politico, mediatico e giudiziario che egli subì nel corso della sua vita, basta solo dare uno sguardo al volume collettaneo Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte (Garzanti, 1975), che analizza gli innumerevoli processi che egli subì quasi ininterrottamente dal 1960 al 1975. Come scrive Alberto Moravia nella prefazione al volume, “egli sapeva di essere scandaloso; ma ignorava il pericolo mortale che correva scandalizzando una classe come la borghesia italiana che in quattro secoli ha creato i due più importanti movimenti conservatori d’Europa, cioè la controriforma e il fascismo” (pp. 4-5).

Come ha messo in rilievo Wu Ming 1 in un lucido articolo in cui stravolge la favoletta vulgata di un Pasolini schierato dalla parte della polizia negli scontri del Sessantotto (La polizia contro Pasolini, Pasolini contro la polizia), nel corso della sua vita, ha subito un vero e proprio character assassination sui giornali italiani, ad opera soprattutto di giornalisti dell’universo cattolico e della destra (soprattutto su “Il Tempo”, “Il Borghese”, “Gente”, “Oggi”) fino a diventare oggetto di una vera e propria ossessione omofobica e sessuofobica. Addirittura, la giornalista Gianna Preda, pseudonimo di Giovanna Pazzagli Predassi, coniò il termine di “pasolinidi” per indicare gli omosessuali descritti come artefici di loschi complotti. In diverse occasioni, si deve anche ricordare che Pasolini, oltre che denunce per oscenità, subì dei veri e propri attacchi fisici da parte di fascisti e conservatori.

Culmine di questi attacchi è la morte violenta del poeta. Sempre come osserva Wu Ming 1, se guardiamo la foto del cadavere di Pasolini circondato dagli agenti di polizia, si può notare che uno di essi sta sorridendo; come scrive Roberto Chiesi, studioso di Pasolini (citato dallo scrittore nel suo articolo), se guardate tra le terribili foto del ritrovamento del cadavere di Pasolini, ce n’è una, forse la più terribile, che mostra il corpo rovesciato e martoriato, con intorno alcuni inquirenti e poliziotti seduti sulle ginocchia. In particolare c’è un poliziotto seduto accanto al cadavere di Pasolini, che sorride. La foto lo mostra in maniera inequivocabile: è un sorriso di scherno, di disprezzo. Questa immagine può essere presa a campione di tutta un’Italia deteriore, da rifiutare, condensata in quell’immagine in bianco e nero, apparsa sulle prime pagine di tanti giornali dell’epoca.

Quell’Italia deteriore, da rifiutare, è la stessa che, nelle vesti dei senatori dei banchi del Centro-Destra, pochi giorni fa ha applaudito con esultazioni e grida l’affossamento del ddl Zan che prevede l’inasprimento delle pene per i crimini e le discriminazioni contro omosessuali, transessuali, donne e disabili. Sembra che poco sia cambiato da quell’Italia clerico-fascista, sempre spalleggiata da un certo potere politico, che ha messo alla gogna Pasolini (personaggio pubblico dichiaratamente omosessuale) per la sua ‘diversità’. Di fronte a uno spettacolo di questo tipo c’è di che preoccuparsi perché nei confronti di qualsiasi diversità continua a sussistere un odio strisciante, veicolato anche da una precisa parte politica. Un odio che, a volte, si traveste da tolleranza (come scrisse Michel Foucault nella sua recensione al documentario Comizi d’amore di Pasolini, dal titolo I mattini grigi della tolleranza) ma che, altre volte, emerge terribilmente allo scoperto. Perché, ciò che scrisse Pasolini su “Vie nuove” nel lontano 1962 vale purtroppo ancora oggi:

L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli. Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società.

Quell’applauso e quelle reazioni di gioia non si possono chiamare se non con il nome di fascismo. Con quell’applauso, Pasolini è stato ucciso un’altra volta.

gvs