Economie

Donald, con un pò di droni gliela diamo questa mano ai servizi finanziari per il petrolio?

Leggiamo un pò di commenti infuocati e/o apocalittici sulla vicenda Usa-Iran.

 

Certo l’attacco di Trump è un fatto molto grave che potenzialmente può portare a una serie di lutti piuttosto lunga. La situazione ricorda un pò il periodo più caldo della guerra in Iraq che si svolse in contemporanea con l’impennata di Wall Street (2003-2005). Fa bene ricordare, specie per chi pensa ristretto, che l’impennata di borsa non avvenne a tanto causa spese militari (anche se tutto aiuta) ma per la crescita esponenziale dei prodotti speculativi (legati a merger & acquisition, future, vendite allo scoperto, mercati over-the-counter, abs e i famigerati cds). Fa bene anche ricordare che il petrolio, in quel periodo, raggiunse il picco non per effetto della guerra in Iraq ma in pieno periodo Lehhman Brothers (2008) a causa dell’aumento del costo dei servizi finanziari e assicurativi legati a quella materia prima. Questo per dire cosa: Donald, nella sua war room alla casa Bianca (o nella sua piscina nellaTrump Tower fa lo stesso) avrà ripassato bene con i suoi collaboratori la situazione del mercato del petrolio prima di fare strike. E la situazione di mercato, meno di una settimana prima dell’attacco, secondo la Federal Reserve di Dallas diceva questo : brutte previsioni per il 2020. Ora, dopo l’ attacco con i droni i prezzi si sono risollevati, specie quelli che interessavano alla Fed: quelli del petrolio da fracking e, con loro, il rendimento da servizi finanziari per il petrolio (l’unica cosa che conta e che abbassa e alza i prezzi del petrolio meglio di una guerra). Certo questo non è il motivo decisivo dell’attacco: è una delle cause. Come la guerra di oggi si gioca su tanti piani (guerra sul terreno, sui media, in borsa ) allora i servizi finanziari al petrolio, la vera polpa dei servizi finanziari alle materie prime, spiegano cosa accade questo terreno di guerra. Ci aspetta un futuro di petrolio a 150 dollari a barile? Solo se i servizi finanziari al petrolio subiscono una crisi storica o una spettacolare speculazione, visto che petrolio nel mondo c’è: l’aumento del prezzo del barile questi giorni sta quindi nella normalità della guerra asimmetrica tra Usa e Iran che va avanti da un pò. Solo nel caso di una guerra che si fa più simmetrica dobbiamo fare altre considerazioni mentre l’andamento di mercati finanziari, come nel 2003-2005, si mostra piuttosto autonomo dagli scenari militari di crisi. Poi se Wall Street finisce la corsa se ne riparla. Ma per adesso lo scenario è questo. Non a caso il Wall Street Journal ha pubblicato  un corsivo che parla esplicitamente: “la giustizia è fatta per Soleimani”: ad oggi ciò che è buono per i droni è buono per Wall Street. Domani si vedrà.

 

a cura della redazione di codice rosso

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