Memorie

Giornata della memoria, del ricordo e quel razzismo che non muore mai

“Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.”

Questa è la poesia che si può leggere immediatamente aprendo il libro di Primo Levi “Se questo è un uomo”
Dopo decenni queste parole sembrano perdere consistenza e valore e la stessa giornata della memoria appare una commemorazione fine a se stessa nonostante l’immensa tragedia avvenuta nel secolo scorso.

La memoria collettiva

Bisogna ripensare cos’è davvero la memoria, soprattutto la memoria collettiva, e bisogna capire come rendere nuovamente visibile quel filo rosso che unisce tutti quei morti, ebrei, politici, omosessuali, rom, portatori di handicap al nostro futuro, a quello che ancora è possibile vivere, sognare, progettare, un futuro denso e pieno della memoria di chi non c’è più, soprattutto di quei morti del passato di cui l’ingiustizia e la violenza sono responsabili. Ma per far questo bisogna attraversare e capire quella storia profonda economica, sociale, culturale, religiosa e antropologica che ci ha portato ad essere quello che siamo, le nostre azioni, i nostri ricordi, le nostre fragili e ingiuste società. Capire e riprendere la battaglia intorno al potere, alla conoscenza, al lavoro, al capitale, allo sfruttamento. Oggi bisogna anche attraversare quella memoria digitale, così labile, pericolosa, dispersiva e controllata che rappresenta un serio problema che andrebbe affrontato politicamente, culturalmente e tecnicamente. La memoria collettiva, inserita in questo insieme liberista, dominato da spettacolo, consumo e uso sfrenato di piattaforme e algoritmi, dove complottismi e revisionismi navigano senza soste, non potrà mai diventare riflessione profonda, viva e sofferta del nostro essere.

La zona grigia

Primo Levi ci mostra che il mondo del lager era complesso e non vi era una chiara distinzione tra bene e male, il mondo era terribile ma anche indecifrabile, l’amico non era tale, il nuovo era considerato ostile, odorava ancora di casa sua. Vi erano pochi privilegiati e i vantaggi reali potevano essere un orario migliore o un tozzo di pane in più… La zona grigia era “la zona dai contorni mal definiti, che insieme separa e congiunge i padroni dai servi, possiede una struttura complicata e alberga in sé quanto basta per confondere il nostro bisogno di giudicare”. La grande lezione di Levi di fronte a questa immensa tragedia è che siamo di fronte ad una zona dai contorni indefiniti e indecifrabili che ancora adesso ci riguarda profondamente, in cui non sappiamo distinguere il nemico, l’amico, la classe, il padrone, l’altro, il diverso, il campo di battaglia, le linee di confine reali e quelle immaginarie e imposte dai media e dai social, dove il controllo sociale diventa pervasivo e totalitario nello stesso istante.

La giornata del ricordo

Come è stato possibile istituire la giornata del ricordo comparando gli eccidi delle foibe, al di là dei numeri contestabili e delle strumentazioni (su questo organizzeremo un seminario ad hoc proprio il 10 febbraio 2022 ore 18.00), a quel progetto assassino e totalitario che è il nazismo (e il fascismo naturalmente) in cui si è deciso di cancellare definitivamente una razza dalla terra.
Questo è stato possibile perché Il «Giorno del ricordo» delle vittime delle foibe è stato ideato con finalità nazionaliste e revisioniste, preferendo l’uso politico spregiudicato di quegli eventi all’analisi storica dei fatti: qui https://jacobinitalia.it/il-giorno-del-revisionismo/
oppure: https://codice-rosso.net/abolire-il-10-febbraio-giornata-dellapologia-del-fascismo-e-della-falsificazione-storica/

In questo clima di revisionismo e di nazionalismo purtroppo diventa facile dimenticare gli eccidi nazisti, le stragi fasciste, i loro stretti legami con il capitalismo e tutti quei morti che non possono ancora una volta ritrovare giustizia e memoria per le generazioni future.
Inoltre è importante comprendere che “Il vecchio fascismo, quale che sia la sua realtà e potenza in molti paesi, non è il problema all’ordine del giorno. Ci si preparano nuovi fascismi, si installa un neofascismo rispetto al quale l’antico fascismo sembra folklore. Il neofascismo non consiste in una politica e un’economia di guerra: è un’intesa mondiale per la sicurezza, per la gestione d’una “pace” non meno terribile, con l’organizzazione di concerto di tutte le piccole paure, di tutte le piccole angosce che fanno di noi tanti micro-fascisti ansiosi di soffocare ogni cosa, ogni volto, ogni parola che risuona nella propria strada, nel proprio quartiere…” (Gilles Deleuze)

Memoria e futuro

Merleau Ponty ci dice che “L’antisemitismo non è una macchina bellica congegnata da pochi Machiavelli e servita dall’obbedienza degli altri, ma è concepita nel vuoto della storia”. Il pericolo ai nostri giorni è rappresentato proprio da questo vuoto politico, sociale e umano, di cui la sinistra, per quello che rimane di questa parola, ha forti responsabilità, in cui si è creata una diseguaglianza economica e tecnologica come non si era mai vista nella storia ed dove non si intravedono grandi rivoluzioni in arrivo, altri modi di essere e scenari per un’altra vita possibile. Restituire memoria e futuro alle nuove generazioni: la vera giornata della memoria sarà celebrata davvero quando saremo nuovamente vicini alle sofferenze di quei morti con un nuovo progetto politico e culturale, globale e locale, dove la scuola, la salute e la cura degli altri saranno al centro delle nostre azioni e delle nostre riflessioni. Ripensare la nostra relazione con la terra, mettere fine a questo sistema neo liberista che si nutre del sangue dei poveri, dei lavoratori, dei migranti, con interi stati, popoli e razze alla deriva. Un progetto che permetta di far nascere capacità di adattare nuovi stili di vita, tecniche e tecnologie, nuove città dove spazi e tempi sociali siano realizzati per un diverso e intenso vivere insieme.

Anche e soprattutto per ricordare davvero quei morti invisibili…