La rivolta di Piazza Attias – Livorno è finita nel pomeriggio della D’Urso

Dopo i fatti del quartiere Venezia in cui un esponente di Fratelli D’Italia non ha perso tempo ad accusare il TeatrOfficina Refugio, situato vicino al festino a base di Covid, alcool e droga nella notte del nuovo Bronx Toscano, un nuovo caso ha scosso la cittadina livornese.
Nel pomeriggio del 20 ottobre in Piazza Attias abbiamo assistito ad un attacco di questi giovani scapestrati e untori ad alcune volanti di Carabinieri e Vigili Urbani; il tutto ripreso da un consigliere della Lega che subito ha postato il video in tutti i social possibili, che a sua volta è stato ripreso al volo dalla solerte stampa cittadina.
Come se non bastasse il giorno dopo Livorno è finita nel Programma Tv Pomeriggio 5 condotto dalla famosa sociologa Barbara D’Urso che subito dopo ha parlato di un cucciolo di Labrador nato con il pelo verde.
Basta però: è l’ora di finirla con questo sciacallaggio continuo su giovani, sicurezza, untori, movide, genitori mancati e richieste di interventi militari.
Ancora una volta, sempre di più, è necessario fare chiarezza su molti piani in cui si sta giocando questa battaglia intorno all’informazione e alla conoscenza.

La sicurezza come valore economico.

Giornali, Tv e social sembrano seguire esclusivamente quei temi che portano ad aumentare le loro vendite, i loro ascolti e i loro proventi pubblicitari, non solo quelli legati a gruppi editoriali di destra. La sicurezza, la paura, l’omicidio, i furti rendono sempre bene in termini economici e vanno continuamente ravvivati con nuovi fatti freschi di cronaca nera.

La sicurezza come rendita politica.

Lega e Fratelli d’Italia hanno costruito i propri voti e consensi intorno ad un bombardamento mediatico pervasivo, costruito da spin doctor, fake news e falsi account, sul fronte della sicurezza, sul pericolo di questi delinquenti, stranieri e ora giovani alla deriva, che ci rubano lavoro, denaro, piazze e sicurezza.  Proprio le  stesse forze politiche che , per motivi elettorali, hanno sottovalutato l’uso della mascherina in molte occasioni e soprattutto hanno criticato i decreti emanati dal governo attuale considerandoli “dittatoriali”.  Ma bisogna riconoscere che anche le forze di centro sinistra (ormai centrodestra) cercano di copiare i modelli e le politiche securitarie della destra.

La grande trasformazione in corso.

il problema dell’informazione di questi ultimi anni fa parte di un processo più ampio di grande trasformazione del modo di raccontare grandi eventi storici, fatti politici e piccoli eventi quotidiani. La società dello spettacolo e del consumismo, superando le previsioni di Debord e di Pasolini, ha cambiato radicalmente il modo di raccontare e di mostrare i fatti del nostra vita quotidiana. Le grandi ristrutturazioni economiche degli anni ’80, il Reaganismo, la Thatcher, le tv del nulla di Berlusconi non hanno solo cambiato il modo di raccontare le cose ma hanno trasformato il nostro modo di essere, conoscere e vedere. Le tecnologie e le piattaforme digitali degli ultimi anni hanno trovato un terreno già fertile per modificare ulteriormente il nostro modo di leggere e fare informazione e politica, con risultati straordinari dal punto di vista economico, ma devastante sul piano della conoscenza e dell’informazione.

La percezione.

Moltiplicate la società del consumo, dello spettacolo, gli anni ’80, il mondo digitale per 40 e forse capiremo meglio che cos’è la percezione.
Un semplice fatto di cronaca può essere amplificato, mille volte, per distorcere la realtà e spostare i criteri e le modalità della percezione. La partita della percezione si gioca attraverso mille linee e piani, nei giornali, nelle tv, nei social, ma anche nella scuola, nel sistema educativo e negli spazi culturali delle nostre città.

Politica e conoscenza.

Livorno, di fronte ai suoi reali problemi di disoccupazione, povertà, deflazione, nascite e ambiente non può permettere a questi personaggi di sfruttare situazioni di miseria, disagio, abbandono scolastico, mancanza di abitazioni in nome di una sicurezza e di una libertà economica falsa e costruita a tavolino. Proprio da quelli che hanno provato a vendere camici e mascherine false in piena strage di morti per Covid. In questo processo economico, culturale, mediatico e digitale, rimane fondamentale la battaglia intorno all’accesso alla conoscenza per cercare di riprendersi gli spazi pubblici e culturali rubati in questi anni di ristrutturazioni selvagge e complesse.
Anche per non finire più nel salotto di Barbara.

 

 

Per l’immagine di copertina si ringrazia la pagina Facebook Satyricondom

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