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Livorno calcio: stavolta ci sarà una vera ripartenza?

Dopo un lungo silenzio dovuto allo shock, torniamo a parlare del Livorno, ma prima è doveroso ricordare chi è il responsabile della situazione in cui ci troviamo:

“Champagne e massaggi: a Montecarlo Spinelli non badava a spese per gli amici” titola il Secolo XIX. “Dalle carte della procura -scrive il quotidiano genovese- emergono dettagli sulla vita extra-lusso dell’imprenditore e dei suoi ospiti più o meno illustri”.

Nella relazione di un commissario di polizia di Monaco, riportata dal Quotidiano Nazionale, si legge:  “Spinelli è un giocatore importante e storico del casinò di Montecarlo. È un giocatore a fortissimo potenziale. Questo signore beneficia di uno status detto ’privé’ che gli permette d’avere una presa in carico totale per il Casino e beneficiare di ospitalità per lui e i suoi amici”.

Secondo le accuse della Dda di Genova, Spinelli avrebbe regalato a Signorini (il presidente del porto di Genova) 22 vacanze nel Principato per un totale di 42 notti, durante le quali Signorini non ha mai aperto il portafoglio.

Dalle relazioni emergono tutti i dettagli, “dall’insalata di frutta al Dom Perignon consumato tra una puntata e l’altra al casinò, alla carta di credito usata da Chanel e Cartier per i regali alle dame”

A offrire, continua il giornale, era sempre e solo Spinelli che nel Principato gode, sul suo conto di ‘Invitato gioco’, di una linea di credito da un milione e mezzo di euro, essendo uno dei maggiori clienti del Casinò.

“Spinelli pagava e Signorini godeva”, si legge su affaritaliani.it: “Viaggi a Montecarlo con escort e soubrette (…) A saldo delle spese sostenute al Casinò per l’anno 2022 Spinelli ha pagato 750 mila euro”.

Secondo Il Fatto quotidiano Spinelli solo nel marzo 2022 ha bruciato un milione e mezzo di euro al casinò, mentre il figlio Roberto nello stesso periodo ha speso 250mila euro tra vestiti, gioielli e Rolex.

Quel Robertino che nel dicembre 2019 aveva dichiarato: Io un esame di coscienza me lo faccio, ma dovrebbe farselo anche la città di Livorno, che forse ha una visione distorta di ciò che la famiglia Spinelli può fare. Lo sapete benissimo com’è la situazione: i tifosi meritano rispetto perché amano il Livorno e i primi a rispettarli siamo noi che spendiamo più della metà di ciò che si guadagna. Ma ogni cosa che facciamo viene distorta, ripeto tipo il centro sportivo di Fauglia. Mi sono caduti i c……i. Cosa c…o di impegno mettiamo allora? C’è gente che dalla mattina alla sera lavora per il Livorno Calcio, non vogliamo essere trattati di m…a perché l’impegno ce lo mettiamo sempre tutti. È difficile fare, non è difficile commentare. Non fare un c…o è facile, è facile parlare (…) Io mentalmente, fisicamente ed economicamente mi impegno al massimo per il Livorno Calcio”.

Secondo l’Uif di Banca d’Italia -si legge su Dagospia- Spinelli con le sue carte di credito ha effettuato ben 132 operazioni dal 7 marzo al 25 marzo [sempre 2022] per complessivi 1.584.064,57 euro. Nel frattempo (luglio 2022) l’Associazione Sportiva Livorno Calcio,  ceduta due anni prima, falliva e spariva dal calcio.

Il Giornale d’Italia scrive che “La guardia di finanza ha sequestrato oltre 200mila euro in contanti e valuta estera all’imprenditore Aldo Spinelli: il denaro è una parte dei 570 mila euro del sequestro disposto dal giudice per le indagini preliminari Paola Faggioni.

Questo era l’uomo per cui anche la spesa per l’acqua calda negli spogliatoi era un “bagno di sangue”, quello delle trasferte in pullman a Udine e dell’esonero di Donadoni per evitare la Coppa UEFA perché costava troppo.

Questo è il povero anziano di 84 anni con cui dovremmo solidarizzare per le sue disavventure giudiziarie. Quello a cui sarebbe bastato spendere i contanti che teneva in casa per mantenere il Livorno almeno in serie C, dove l’aveva preso.

Certo, nessuno poteva costringerlo a investire nel Livorno se non voleva farlo, ma se si voleva disimpegnare bastava che vendesse a uno dei tanti potenziali acquirenti che negli anni si erano fatti avanti invece di cedere la società a dei ben noti bancarottieri di professione con la volontà premeditata di cancellare il Livorno dalla mappa del calcio professionistico per fare uno spregio alla città (chissà quali favori aveva chiesto e non aveva ottenuto).

Detto questo, passiamo ad oggi.

Di Esciua c’è poco da dire. Deve andarsene. Quando si arriva quinti in un campionato dove il capocannoniere è valutato da Transfermarkt 50mila euro è bene cambiare sport. Ma non è solo questione di risultati. È inutile rifare la lista degli atteggiamenti irrispettosi e arroganti che questo personaggio ha avuto verso il pubblico livornese e che tutti hanno visto. Ci limitiamo a citare quello che secondo noi è il peggiore di tutti: l’intervista a Repubblica “un presidente ebreo a Livorno” dove si faceva passare come un coraggioso che osava sfidare l’antisemitismo dilagante, quasi fosse a Norimberga nel 1938, diffamando una città nata da un insieme di nazionalità diverse, che non ha mai avuto un ghetto, che ha nel suo dialetto molte parole derivanti dall’ebraico e che ha una curva da sempre antirazzista.

Viene da chiedersi: ma cos’è venuto a fare a Livorno e quale obiettivi pensava di raggiungere senza alcuna competenza calcistica e relazionale? Chi ce l’ha portato?

Domande che forse resteranno senza risposta, ed è sconcertante che vi sia ancora qualcuno che dà credito a questo personaggio, come alcuni ex calciatori e alcuni esponenti dei club. Il signor Fernandez Affricano per esempio ha dichiarato: “Il marchio nominale è stato concesso per altri cinque anni alla società del Livorno. Quanto dico è suffragato dal verbale di una riunione del consiglio direttivo. Tale accordo ha migliorato e sostituito, migliorando le condizioni a favore del Magnozzi, il precedente accordo che si era rinnovato per tre anni alla data del 30 aprile scorso. In altre parole la concessione del marchio è stata spostata dal 30 giugno 2027 al 30 giugno 2029″.  Quindi il club Magnozzi, quando ormai il disastro rappresentato da Esciua era chiaro e conclamato, ha concesso l’uso del marchio in cambio di maggiori benefici per il club stesso. Alla faccia degli innamorati del Livorno!

Assistiamo a tante polemiche per l’uso del simbolo e vediamo tanti personaggi ben noti che sgomitano per mettersi in evidenza, ma l’importante è che ora sembra che ci sia un progetto serio per acquisire la società, e il coinvolgimento (almeno teorico) del miglior direttore sportivo della categoria fa sperare che siamo di fronte a qualcosa di concreto.

Le cose sembrano piuttosto complicate, ma forse sono più semplici di quanto possa sembrare: i potenziali acquirenti della società devono (e forse lo faranno nella loro prossima presentazione pubblica) presentare i dettagli di un progetto che comprenda: 1) un’ipotesi di riqualificazione dello stadio che casca a pezzi e della zona sportiva) 2) un piano per la rinascita del settore giovanile (per esempio perché non acquistare i terreni e gli impianti di Antignano che sono all’asta?) 3) Modalità trasparenti di coinvolgimento del pubblico che tagli fuori i soliti ciaccioni e rispetti la storia e le tradizioni della nostra squadra, e qualcosa già a questo proposito si sa.

Se tutto questo c’è siamo già a buon punto, Il problema è: ma Esciua vende? Se non vende pazienza, abbiamo buttato via già tre anni nelle categorie dilettantistiche e si può benissimo ripartire dall’Eccellenza acquisendo il titolo sportivo di un’altra squadra della provincia, come hanno fatto Cesena, Ancona, Messina e tanti altri. Meglio così che continuare a fare figurette a Cenaia o a Orvieto con una banda di improvvisi. Ci sarebbero due squadre livornesi? Forse, ma non crediamo che Esciua possa durare molto…  Dispiace per il simbolo, ma siamo stati in serie A con un altro simbolo e un’altra denominazione e nessuno si è strappato i capelli. Naturalmente tutto questo ragionamento ha un senso purché siano messe le basi per ripartire seriamente.

E qui ci sarebbe la possibilità di intervenire per l’amministrazione comunale. Certamente non possono togliere lo stadio a Esciua finché paga regolarmente l’affitto, ma d’ora in poi chiunque venga deve impegnarsi ad accettare, in cambio dell’uso delle strutture, il controllo di un consiglio di revisori con competenze amministrative vere, non come il cosiddetto “comitato dei saggi” che ha promosso Toccafondi ed Esciua, e magari coprogettando con la nuova società la ristrutturazione dello stadio.

A proposito di Toccafondi: c’è qualcosa che non ci convince. Perché Esciua avrebbe scelto Pinzani come DS dando continuità alla terrificante stagione in Eccellenza? Le voci che parlano di un coinvolgimento dell’imprenditore pratese nella nuova società sono vere? E ci sembra strano che l’imprenditore Locatelli, che a quanto pare aveva già offerto a Spinelli una grossa cifra ai tempi della serie A, non si sia fatto avanti al momento della rinascita dell’US Livorno. Non è che dietro le quinte ci sono sempre i soliti? Comunque fare peggio di Esciua non è possibile, vedremo cosa succederà.

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