Livorno Calcio: tra i tanti litiganti Spinelli gode

di Nello Gradirà

Le notizie di questa settimana sul fronte Livorno Calcio non sono per niente incoraggianti. La prima è che l’ennesimo assurdo consiglio di amministrazione dell’AS Livorno è passato inutilmente perché il signor Franco Favilla, quello del “diritto all’oblio”, che doveva illustrare la sua richiesta di acquisizione della società, avrebbe perso l’aereo e non si è presentato.

Questa almeno è la versione degli amici di Spinelli, e quella degli aerei persi è un tormentone della sua gestione: quando fingeva di comprare i giocatori, quelli che costavano di più perdevano l’aereo e arrivavano solo dopo la chiusura del mercato (o non arrivavano proprio più).  Ora invece sono gli acquirenti della società che perdono gli aerei. E si legge che Spinelli avrebbe “perso la pazienza”. Figuriamoci noi… Anche se non vogliamo certo vedere il Livorno nelle mani di Favilla, perché  l’idea di uno che vuole prendere il Livorno e parla solo tramite i suo avvocati che minacciano a destra e a manca ci fa venire l’orticaria.

Una domanda sorge spontanea: ma Heller non era stato estromesso dalla carica di presidente (da Spinelli ovviamente, visto che con il 10% delle azioni comanda lui) perché spingeva per la cessione della società a Favilla? Ora invece si fa un consiglio di amministrazione tutto dedicato ad ascoltare le sue proposte? È l’ennesima riprova che di quello che succede tra i vari componenti dell’Armata Brancaleone di Spinelli è impossibile capirci qualcosa, e nemmeno ci interessa più di tanto.

La seconda notizia è che dopo l’accordo per la cessione di una parte della Pro Livorno Sorgenti al gruppo di Livorno Popolare è arrivato un rapido dietrofront. La ragione è che i detentori del marchio dell’US Livorno 1915 non ritenevano che su questa operazione potesse convergere la totalità del tifo amaranto e quindi temevano che ci fosse il rischio di una spaccatura. Quindi alla nuova società non sarebbe stato permesso di fregiarsi del nome e del logo della vecchia Unione. Ma fare una riunione prima tutti insieme no?

Purtroppo l’avevamo previsto che cercare di abbandonare a se stessa l’AS Livorno e ripartire con una nuova società avrebbe comportato il rischio del “modello Messina”, cioè di creare due cloni in perenne polemica tra loro su chi sia il legittimo erede della tradizione calcistica cittadina e tutti e due impegnati ad uscire -con grandi difficoltà- dal calcio dilettantistico.  A Messina pare ci stiano riuscendo, perché le due squadre sono rispettivamente al primo e al secondo posto del loro girone di serie D, a Livorno invece la prospettiva di una nuova società sembra molto più complessa, e si potrebbe arrivare addirittura ad avere tre soggetti diversi, nessuno dei quali in grado di tornare nel calcio che conta. Il motivo principale è la tradizionale litigiosità dell’ambiente calcistico cittadino, che sta diventando un problema serio: basta vedere il livello di astio e di rancori reciproci che sta emergendo nelle polemiche da tastiera per capire che si rischia una divisione ancora peggiore di quella tra spinelliani e anti-spinelliani. Perché mentre questa era una divisione naturale e inevitabile (quelli bravi direbbero “antropologica”) tra settori che vedono non solo il calcio ma la società in maniera molto diversa, la divisione tra sostenitori e “avversari” dell’azionariato popolare potrebbe spaccare in due la parte più sana e popolare del tifo amaranto, quella che vuole difendere l’identità e la tradizione della squadra e il suo legame con il territorio.

Bisognerebbe che i vari protagonisti di questa polemica si fermassero un attimo a riflettere e capissero che di questa situazione ne trae vantaggio soltanto l’attuale proprietà dell’AS Livorno.

Purtroppo non pare che ci sia grande chiarezza sul da farsi nemmeno a livello di istituzioni locali. Ecco la terza notizia non buona della settimana: sembra che il Comune stia tornando indietro sulla giusta decisione di togliere lo stadio alla società di Spinelli per paura di un ricorso. Lo dimostra il fatto che la Primavera dell’AS Spinelli Calcio prossimamente giocherà al Picchi. E restituire lo stadio a Spinelli sarebbe davvero la ciliegina sulla torta. Può darsi che il sindaco si sia mosso affrettatamente, ma lo ha fatto nella direzione giusta e quindi sarà opportuno studiare tutte le clausole della convenzione (rinnovata da Nogarin) per vedere se è possibile evitare la vergogna di vedere ancora nel nostro stadio i vari Aimo, Lamanna, Presta e compagnia cantante.

Le prospettive quindi sono ancora molto fumose e forse l’unico motivo di ottimismo viene dal fatto che risulta ancora aperta la trattativa per la cessione dell’AS Livorno al gruppo indiano, l’unico potenziale acquirente che sembra avere le carte in regola per gestire una società professionistica di calcio.  E a quanto pare l’offerta del gruppo indiano corrisponde esattamente a quanto richiesto dalla proprietà. Ma Spinelli accetterà l’offerta? O preferirà vendere a qualche personaggio impresentabile di quelli che piacciono a lui, che non starebbe tanto a guardare le magagne del passato? O peggio ancora rimarrà a dirigere le operazioni? Nel frattempo il nuovo campionato si avvicina e c’è il rischio di assistere alla stessa solfa degli ultimi due anni. Che fare?

Noi pensiamo che sia necessario fare tutto il possibile perché Spinelli se ne vada (lo diciamo da tempi non sospetti). L’Unione Sportiva Livorno è la squadra che Spinelli chiama AS Livorno Calcio e che dev’essere restituita alla città. Nel 1991, quando il Livorno fallì, qualcuno propose di ripartire con il Picchi, ma nessuno condivise questa idea.

Se Spinelli vuole evitare il fallimento (questo sembrerebbe l’obiettivo delle parziali ricapitalizzazioni che fa) venda la società. C’è chi si è offerto perfino di pagare una parte dei debiti che ha fatto lui. Se questo non avviene chi di dovere dovrebbe iniziare a sentire puzza di bruciato e cominciare a dare un’occhiata non solo ai bilanci del Livorno ma anche a quelli del gruppo Spinelli.

Per evitare altre brutte sorprese, chi compra la società deve impegnarsi a investire in un progetto di riqualificazione della cittadella dello sport, e il Comune deve condizionare a questo progetto l’utilizzo dello stadio. Deve anche garantire l’utilizzo pubblico degli impianti e la sostenibilità del progetto. La partecipazione dei tifosi e della città può avvenire tramite la gestione del settore giovanile e lo sviluppo dello sport dilettantistico e popolare.

Ci vogliono i soldi ma ancora di più ci vuole competenza. Tutti ora parlano di settore giovanile come se la gestione fosse la cosa più facile di questo mondo. Vi sono società di alto livello che non vincono mai nulla, non si può pensare che il primo che arriva portato giù dalla piena metta su un settore giovanile tipo quello dell’Empoli o dell’Atalanta con quattro spiccioli. Quindi solo nell’ambito di un grande progetto di lunga durata, con grandi mezzi finanziari, può essere possibile questa prospettiva.

Questo è il momento di creare un comitato unitario, con la collaborazione di tutte le professionalità necessarie (commercialisti, urbanisti ecc.), per evitare le polemiche da pollaio, restituire l’US Livorno alla città e avviare un nuovo progetto in cui il calcio professionistico faccia da traino alla pratica sportiva  popolare e giovanile, all’educazione alla salute e a un nuovo modo di vivere la città.

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