Mobilità elettrica che passione! Ma vale la pena?

di Nello Gradirà

Anni fa mi sono appassionato ai veicoli elettrici e avevo sempre sognato di averne uno. Un sogno che sembrava destinato a rimanere tale perché gli svantaggi erano tali e tanti da sconsigliare nel modo più assoluto di spendere dei soldi in questo modo. In primo luogo il prezzo d’acquisto: più del doppio -se non il triplo- di un’auto tradizionale della stessa categoria. Poi l’autonomia, estremamente ridotta (si arrivava al massimo intorno ai 180 chilometri) che limitava il raggio degli spostamenti a un’area cittadina o poco più. In terzo luogo il costo dell’energia: difficile da calcolare, come vedremo, e non sempre più conveniente rispetto a quello del metano o del gpl. Infine le considerazioni sull’impatto ambientale dell’auto: certo, nel momento in cui si usa un’auto elettrica non si produce alcun tipo di inquinamento (né da emissioni, né acustico), ma l’impatto ambientale reale è quello che deriva dalla fonte da cui viene ricavata l’energia elettrica da utilizzare, dalla produzione e dallo smaltimento dei materiali con cui l’auto è costruita. In poche parole, se carichi la batteria con elettricità proveniente da una centrale nucleare in pratica hai un’auto ad energia nucleare e questo non è che sia tanto “verde”.

Nel corso del tempo la situazione è cambiata sensibilmente. Il prezzo delle auto elettriche è molto calato, a causa sia degli incentivi pubblici (statati e/o regionali) che degli sconti da parte del concessionario, che portano il costo dell’acquisto più o meno ai livelli delle auto a motore termico della stessa categoria. Inoltre l’autonomia è molto aumentata e anche su veicoli non molto costosi si raggiungono ormai facilmente i 400 chilometri con un “pieno”, cosa che rende possibili anche spostamenti un po’ più avventurosi rispetto al passato (per esempio un tragitto Livorno-Firenze comincia ad essere fattibile senza gli avvoltoi che ti svolazzano sopra e l’incubo del carro attrezzi). In base a queste due considerazioni ho “adocchiato” un’auto che mi piaceva e me la sono comprata.

Sono quelle cose che si fanno d’istinto e che poi magari ti penti di aver fatto, comunque ora ho un’auto elettrica. Ha una batteria da 52 kw e arriva a 140 kmh. L’ho pagata 15.900 euro, considerato lo sconto del concessionario, l’incentivo statale di 4mila e la valutazione dell’usato di 2.600. Me la sono cavata con un acconto di 2.900 e una rata mensile stile debito pubblico greco.

Bisogna intanto notare che a differenza di altre regioni dove il bonus può arrivare a 10mila euro la Regione Toscana, che chiacchiera tanto, non prevede alcun incentivo. Per carità, essendo soldi pubblici che comunque vanno in tasca a privati può essere anche giusto, ma almeno la si smetta di parlare del cosiddetto “modello toscano” come se fosse chissà quale paese dei balocchi.

Ovviamente mi sono dovuto porre il problema dei costi e delle modalità di ricarica. L’obiettivo è quello di andare almeno in pari con la mia vecchia auto a metano, per la quale con un pieno da circa 15 euro facevo più o meno 300 km. Quindi il costo complessivo dei miei 3mila km al mese (sono un pendolare, da casa mia al lavoro ci sono circa 40 km) era di 150 euro.

Con l’auto elettrica si arriva quasi a questa spesa solo con il noleggio della batteria che a chilometraggio illimitato viene 124 euro al mese.

Conviene il noleggio della batteria anziché l’acquisto? Penso di sì, in primo luogo perché con l’acquisto della batteria il prezzo complessivo del veicolo schizza a livelli insostenibili, secondo perché con il noleggio la casa produttrice è obbligata a sostituire la batteria in caso di qualsiasi inconveniente (la batteria costa quasi quanto mezza macchina, si può considerare una forma di assicurazione).

Però se si vuole rimanere sui livelli di spesa del metano il costo delle ricariche dev’essere molto limitato. Le ricariche presso colonnine pubbliche costano di solito 40 o 50 centesimi al kw, per cui una ricarica completa della batteria dell’auto che ho comprato costa tra i 20 e i 25 euro. Per fare 3mila km il mese la spesa arriva tra i 160 e i 190 euro. Con queste tariffe, se ci si aggiunge il noleggio della batteria il costo mensile dell’auto elettrica doppia quello dell’auto a metano.

Quindi per ridurre sensibilmente il costo della ricarica bisogna attrezzarsi a casa propria. Non tutti possono farlo, ci vuole un cortile o un garage, ma nel mio caso è possibile. Va installata una “wallbox”, ovvero una centralina che permette la ricarica dell’auto ad una velocità accettabile. Per dire la verità con l’auto viene fornito anche un cavo che si può connettere a una presa “schuko” (la cosiddetta presa tedesca) ma la velocità è estremamente ridotta e secondo molti esperti non ci sono sufficienti garanzie di sicurezza.

Di wallbox ce ne sono di vari tipi e prezzi. Più sono potenti e più la ricarica è veloce, ma un normale impianto casalingo monofase non regge potenze superiori ai 6 kw, quindi è inutile comprarsi una centralina da 7,2 kw o anche di più a meno che non si voglia, oltre che aumentare la potenza del contatore, mettere la corrente trifase a 380 (scusate se i termini non sono quelli tecnici corretti).

Io ho scelto una wallbox da 3,6 kw (nella foto) che mi è costata circa 400 euro. Questo tipo di centraline è di facile installazione (o almeno dovrebbe). Ho portato la potenza a 5 kw, il che mi è costato 160 euro.

I tempi per la ricarica casalinga sarebbero di circa 7 ore per il 50% della batteria, che corrisponde a circa 200 km.

Per quanto riguarda i costi sono entrato in una vera e propria giungla perché è praticamente impossibile capire quali siano le bollette elettriche più convenienti dei vari gestori. In casa io avevo un contratto con il Servizio Elettrico Nazionale per il contatore da 3 kw al costo di circa 25 centesimi al kw. Con questa tariffa il costo per un “pieno” sarebbe di 13 euro. Ho scelto quindi di cambiare gestore (chissà perché l’aumento di potenza del contatore l’ho dovuto pagare dopo tre giorni ma il nuovo contratto subentrerà solo il 1° settembre) e ho scelto una tariffa di Eni Gas&Luce con cui si dovrebbero spendere 3 centesimi al kw, ma attenzione perché 3 centesimi è il costo della sola “componente energetica”, poi ci sono le tasse, i costi di trasporto dell’energia e tutta una serie di voci che fanno lievitare il prezzo. Inutile chiedere al gestore un preventivo complessivo, ti dirà che i costi variano in base ai vari comuni. Guardando le bollette attuali si può ipotizzare che la componente energetica arrivi al 30-40% del costo totale, per cui con il nuovo contratto una ricarica totale mi dovrebbe costare meno di 4 euro.

Il costo mensile dato dal noleggio della batteria e dal rifornimento per 3mila km scenderebbe quindi a 154 euro, più o meno uguale a quello del metano. Ma va considerato che non c’è molta manutenzione (olio e simili), non si paga bollo e si può parcheggiare gratis in molti parcheggi a pagamento (i permessi variano da Comune a Comune). Molte coperture assicurative sono offerte dal concessionario e quindi il costo dell’assicurazione è dimezzato. L’obiettivo minimo di non aumentare i costi è quindi raggiunto. Devo ammettere che la mia auto vecchia dal punto di vista meccanico non aveva mai dato problemi: ne ho avute due uguali di seguito con cui ho fatto quasi 500mila km e mai un guasto, solo malfunzionamenti della centralina elettronica (mi segnalava ghiaccio sulla strada in pieno agosto), ma guidare la macchina nuova è tutta un’altra cosa. E poi sapere di produrre una quantità impressionante di uno dei gas serra più pericolosi mi dava un gran complesso di colpa (mi ha sempre colpito la storia delle emissioni di metano dei grandi allevamenti di bovini).

Quello che non sopporto è il modo cialtronesco di gestire le tariffe di un bene fondamentale quale l’energia elettrica come se fossero i lupini o le seme che si comprano allo stadio. Possibile che il consumatore debba fare contratti al buio? Possibile che se si sceglie il “mercato libero” ti possano cambiare unilateralmente le tariffe dopo un certo periodo di tempo? È la stessa storia di quando i gestori telefonici decisero che i mesi avevano 28 giorni anziché 30… Sarebbe veramente importante una seria e credibile associazione di difesa dei consumatori soprattutto per tutelare gli anziani da tutti questi trucchetti da strapazzo.

Problema: la centralina che ho installato non funziona, probabilmente per un collegamento sbagliato all’impianto di terra. In attesa di un nuovo intervento dell’elettricista mi sono salvato dai costi di ricarica eccessivi perché per fortuna questo mese c’è un’offerta di Enel X che ti consente ricariche illimitate con soli 30 euro, quindi a un costo inferiore anche alle ricariche casalinghe. Ad agosto non si prospettano offerte (torniamo al discorso di prima sulle seme e i lupini) e quindi speriamo che l’intervento dell’elettricista sia risolutivo.

Intanto ho potuto verificare che l’autonomia dell’auto è quella dichiarata dal produttore (sui primi 1000 km mi è risultata di 383).

Come mi sono trovato con le centraline pubbliche? Molto bene dal punto di vista della gestione con la app di Enel X: arrivi, apri la app, selezioni la colonnina, attacchi e carichi. Poi quando hai finito stacchi e te ne vai. Le centraline hanno due prese ma con attacchi diversi per cui solo una delle due prese va bene per un certo tipo di macchina. Le spine sono bloccate e nessuno può staccare il cavo. I tempi sono un po’ più lunghi di quanto si legge, perché le colonnine sono date per 22 kw ma non superano i 16, il più delle volte caricano a 12. Quindi per mezzo pieno ci vogliono 2 ore e 10 minuti.

Oltre alla durata vi sono due problemi: il primo è che in provincia di Livorno di colonnine ce ne sono pochissime. A Pisa e dintorni tanto per fare un paragone ce ne sono più di 40. Sul mio tragitto abituale invece ce n’è una a Livorno e una a Cecina, poi un po’ fuori strada ce n’è un‘altra a Stagno e una a Marina di Cecina. Se trovi occupato (puoi controllare anche tramite l’app) come si dice da noi “l’hai avuta”. A quanto ne so i residenti a Livorno possono chiedere al Comune di installare centraline sotto casa ma sarebbero comunque accessibili a tutti, quindi il rischio di trovarle occupate ci sarebbe lo stesso.

Con questa infrastruttura speriamo che le auto elettriche non le compri nessuno perché sennò diventerebbe davvero un’impresa caricare. Il secondo problema è che se prendi l’offerta di un gestore poi puoi caricare solo da quel gestore o da altri convenzionati le cui colonnine si possono utilizzare in roaming. Sarebbe come se per la benzina si dovesse fare un contratto con la Esso o con la Total e si potesse fare il pieno solo nei loro distributori. Io ad esempio con le tariffe Enel X non posso caricare ad una misteriosa colonnina che si trova a Porta a Terra.

Leggo che stanno potenziando la rete di colonnine presso i centri commerciali, ma a differenza di quanto accade in Germania e in altri Paesi questi impianti non sarebbero gratuiti ma a pagamento. Sembra che nei nuovi decreti governativi sia previsto anche l’obbligo per i gestori autostradali di installare colonnine nelle aree di servizio, ma se non rendono disponibili colonnine rapide a prezzi accessibili la vedo dura. Non puoi certo andare a Milano e fermarti due volte per due ore per caricare. Purtroppo però da quello che ho capito le colonnine rapide da 50 kw a corrente continua funzionano con una presa diversa per cui andrebbe comprato un altro cavo (quello che ho io, compreso nel prezzo dell’auto, costa 700 euro), sempre che l’auto sia predisposta per la DC.

Per finire le considerazioni sull’impatto ambientale complessivo: ho visto che molti gestori garantiscono (sia per gli impianti casalinghi che per le colonnine pubbliche) di fornire energia proveniente solo da fonti rinnovabili. Non so se sia vero, e che cosa si intenda per fonti rinnovabili (spesso per accaparrarsi qualche sussidio si sono trovate le definizioni più strane) ma credo comunque sia un fatto importante. Del resto leggo che il 50% dell’energia disponibile proverrebbe già da fonti rinnovabili. Per quanto riguarda la produzione e lo smaltimento dei componenti dell’auto, sembra che quasi tutti i materiali utilizzati siano riciclati e riciclabili…

Secondo un calcolo (ma ci saranno sicuramente versioni diverse a seconda della fonte) un veicolo elettrico nel suo intero ciclo di vita produce il 70% meno emissioni di un veicolo con motore termico. Voglio crederci.

Per quella che è la mia brevissima esperienza di possessore di un’auto elettrica posso dire che mi sto divertendo, anche se come avete letto ci sono un sacco di seccature e non mi pare che ci sia veramente intenzione di promuovere la mobilità elettrica, sia a livello di incentivi per l’acquisto (ci sono dei Paesi dove il bonus statale copre l’intero prezzo del veicolo) che a livello di infrastruttura, dove siamo sempre ai tempi di Re Pipino. Vedremo se tutti coloro che parlano di green economy passeranno dai discorsi ai fatti. Vi aggiornerò sull’intervento dell’elettricista.

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