“Pensiero terrestre e spazio di gioco”, di Prisca Amoroso

Il seminario di esordio per la rassegna del nuovo sapere critico italiano è con Prisca Amoroso – che ci porterà all’incrocio di ecologia, corpo e formazione – e Miriam Borgia, dell’università di Bologna, che farà da discussant.

PRISCA AMOROSO

Prisca Amoroso è dottoressa di ricerca in Philosophy, Science, Cognition, and Semiotics e cultrice della materia in Filosofia presso l’Università di Bologna.
È membro del centro di ricerca Officine Filosofiche e co-fondatrice dell’associazione Kashim. È esperta in pratiche filosofiche con i bambini. Tra i suoi interessi di ricerca: il gioco, l’ecologia della soggettività e la soggettività infantile, l’idea di Terra. È autrice di Pensiero terrestre e spazio di gioco. L’orizzonte ecologico dell’esperienza a partire da Merleau-Ponty (Mimesis 2019) e coautrice di Tema su variazioni. Un laboratorio merleau-pontyano (con F. De Fazio, Mucchi 2020) e di Corpo, linguaggio e senso: tra Semiotica e Filosofia (con G. De Fazio, R. Giannini, E. Lucatti, Esculapio 2016).

IL LIBRO

Pensiero terrestre e spazio di gioco. L’orizzonte ecologico dell’esperienza a partire da Merleau-Ponty (Mimesis 2019) si propone come una riflessione ecologica sul tema del gioco tra il corpo e il suo spazio, con particolare attenzione a quell’ambiente mai del tutto oggettivabile che è il nostro pianeta. Dalla rivoluzione scientifica ai viaggi spaziali, il nostro ancoraggio alla Terra – questo grande inaggirabile che si corrisponde con il corpo vivo – si è indebolito, facendosi più mediato. Che ne è, allora, del gioco che coinvolge il soggetto e il mondo? Nel 1939, in visita presso gli archivi di Lovanio, Merleau-Ponty legge per la prima volta il manoscritto husserliano sul Rovesciamento della dottrina copernicana. È un incontro importante, che contribuisce in modo decisivo a fondare la cosmologia merleau-pontyana: esso risuona nelle pagine di questo libro, che si configura come un esercizio di pensiero sul modello dello Spielraum, lo spazio di gioco che modula i rapporti tra il vivente e il suolo, tra il soggetto e il suo orizzonte di possibilità, e come la proposta di un’ontologia del gioco che definisce una soggettività ecologica.

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