Memorie

Ricordare oggi: da Auschwitz a Gaza

 

Nella giornata di oggi sono previste diverse manifestazioni per celebrare la Giornata internazionale della memoria delle vittime dell’Olocausto in diverse città dell’Unione Europea e non solo.
Sicuramente si tratta di momenti importanti della nostra storia sociale e politica per sensibilizzare cittadini e istituzioni varie per ricordare quel momento tragico e per vigilare su tutto quanto potrebbe accadere ancora di simile.
Ma di fronte alle guerre attuali, al genocidio in atto a Gaza, ai crudeli attacchi terroristici, ai molteplici e sanguinosi conflitti dell’Africa e del resto del mondo, a tutte quelle dittature spietate che governano diversi paesi dello scacchiere internazionale è necessario porsi delle domande e spingere alcune riflessioni che nei media occidentali, spesso, sembrano mancare.

Che cosa è la memoria oggi?

“La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace” (Primo Levi). I ricordi che giacciono in noi non solo tendono a cancellarsi con gli anni, ma spesso si modificano o addirittura si confondono, perdono consistenza e forza, incorporando lineamenti estranei, bombardamenti mediatici, rivoluzioni culturali e tecnologiche, immaginari collettivi confezionati.
Jean Amery fu categorico per l’orrore dei lager nazisti: “Chi è stato torturato rimane torturato“ e gli altri, quelli che non hanno subito torture e privazioni, rimangono estranei a quelle sofferenze e tendono a dimenticare quanto successo. Hitler e il suo apparato statale, poliziesco e mediatico, avevano comunque negato l’accesso alla verità ai suoi uomini, al tedesco qualunque e alle altre nazioni.
In ogni caso la memoria lontana diventa sospetta, una storia che qualcuno ora ci dice raccontata dai vincitori (magari proprio da ebrei e comunisti…) e facilmente modificabile e plasmabile, soprattutto in questa era dominata dalla velocità e dalla immediatezza dell’informazione. La memoria digitale oggi rappresenta un serio problema che andrebbe affrontato politicamente e culturalmente. La memoria collettiva, inserita in questo insieme liberista, dominato da spettacolo, consumo e uso sfrenato di piattaforme e algoritmi, non può mai diventare riflessione profonda, viva e sofferta del nostro essere. Ormai siamo dominati da una memoria labile, veloce, da consumare come i nostri pasti da fast food, una memoria scandita dall’orologio di  TikTok…

Che cosa è diventata la politica oggi?

Inutile negare che, al di là di episodi sporadici, la destra, il centro destra e quel che ancora si chiama centro sinistra, stanno governando i vari paesi del mondo, sempre più obbedienti ai dettami e alle regole dettate dal neo liberismo e dai suoi innumerevoli seguaci, Fondi, Etf, debiti pubblici, azioni controllate da poche società e molto altri strumenti finanziari incomprensibili alla maggioranza della popolazione mondiale. Inevitabilmente, in questo contesto, la stampa, i media, social e piattaforme varie seguono come pecorelle il pastore del capitalismo attuale come “insaporitori al soldo del potere” (Vitaliano Trevisan) e lasciano poco spazio a una narrazione più profonda e articolata anche nei temi relativi all’Olocausto, alla memoria e a quanto realmente sta accadendo nel mondo attuale.
In questo modo l’antisemitismo di ieri (dai primi del 900 agli ultimi anni del nazismo ma anche del fascismo) e quello di oggi, legato a dinamiche sociali complesse, anche  complottiste o  di naturale reazione a quello che il governo israeliano sta facendo, profondamente diversi fra loro, sono uniti da un filo rosso che riguarda e interessa processi economici, storici, politici, culturali e religiosi in essere.
Si tratta di comprendere e attraversare i grandi processi storici, i cambiamenti climatici e tecnologici direttamente legati a quei decenni passati del 900 da cui veniamo e da cui non siamo mai veramente usciti fuori, di dare spazio, possibilità e piani di lettura alle nuove generazioni per un nuovo modello di esistenza diverso da quello attuale. La crisi mondiale economica, sociale e climatica, la stessa mancanza di memoria profonda e collettiva “è anche una crisi della cultura e pertanto dell’immaginazione”.(Amitav Gosh). Ma dove sta oggi la politica di fronte a tutto questo? Quale modello di vita e di esistenza propone all’orizzonte? Per questa politica il mondo può finire così? “Il pensiero della fine del mondo, per essere fecondo, deve includere un progetto di vita, deve mediare una lotta contro la morte, anzi, in ultima istanza, deve essere questo prospetto e questa stessa lotta” (Ernesto De Martino – La fine del mondo)

Memoria e futuro

Merleau Ponty ci dice che “L’antisemitismo non è una macchina bellica congegnata da pochi Machiavelli e servita dall’obbedienza degli altri, ma è concepita nel vuoto della storia”. Il pericolo ai nostri giorni è rappresentato proprio da questo vuoto politico, sociale e umano, di cui la sinistra, per quello che rimane di questa parola, ha forti responsabilità, in cui si è creata una diseguaglianza economica e tecnologica come non si era mai vista nella storia ed dove non si intravedono grandi rivoluzioni in arrivo, altri modi di essere e scenari per un’altra vita possibile. I fantasmi di Auschwitz e degli altri lager sembrano aggirarsi invisibili dalle nostre parti e soprattutto, oggi, in quella Palestina messa a fuoco e fiamme proprio dal quel popolo eletto (certo non il popolo ma il governo dei falchi di ultra destra…) Restituire memoria e futuro alle nuove generazioni: la vera giornata della memoria sarà celebrata davvero quando saremo nuovamente vicini alle sofferenze di quei morti con un nuovo progetto politico e culturale, globale e locale, dove la scuola, la salute e la cura degli altri saranno al centro delle nostre azioni e delle nostre riflessioni. Ripensare la nostra relazione con la terra, mettere fine a questo sistema neo liberista che si nutre del sangue dei popoli, dei poveri, dei lavoratori, dei migranti, con interi stati, popoli ed etnie alla deriva. Un progetto che permetta di far nascere capacità di adattare nuovi stili di vita, connessioni e tecnologie, nuove città dove spazi e tempi sociali siano realizzati per un diverso e intenso vivere insieme.
Recuperare e restituire il futuro contenuto nella memoria ormai invisibile e nella storia passata, giorno dopo giorno, nelle lotte e nei nuovi modelli di convivenza, nel comprendere il rapporto profondo tra passato e futuro, attraversare i grandi processi storici, i cambiamenti climatici e tecnologici direttamente legati a quei decenni passati del 900 da cui non siamo mai veramente usciti. Bisogna capire oggi chi sono i sommersi indicati da Primo Levi, quelli che vengono quotidianamente privati di vita, cibo, acqua, di essere insieme, di essere relazione, bombardati e derubati dai grandi capitali e dai suoi eserciti di sangue, chi sono i salvati, l’America, Israele, il suo Sionismo radicato in particolare, l’Occidente, l’Europa, quella mai nata davvero, le grandi potenze nascenti come la Cina e India e anche tutti noi, con responsabilità diverse ma tutti davvero, disposti tra quella ricchezza dell’1% che offende ogni essere umano al mondo e quei sommersi che non possono più parlare, perché noi continuiamo a essere quella zona grigia che non riesce e non vuole più ricordare quella storia profonda e collettiva da cui veniamo e che non riesce a diventare azione reale e concreta.
Forse, oggi più che mai, in questo 27 gennaio oscurato da guerre e barbarie, bisognerebbe ascoltare il diario di Hetty Hillesum che dai campi di prigionia tedeschi nel 1942 riusciva a scrivere: “Essere parti di un tutto, anche nella sofferenza. Sapere che anche altri, prima di noi, e insieme a noi, adesso stanno soffrendo. Siamo parte di un tutto e siamo anche direttamente responsabili di tutto quello che ci sta accadendo”.

Coltrane59

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