Covid, l’ora più buia del calcio italiano

Nel corso della storia il calcio italiano ha conosciuto momenti di crisi e anche lunghe sospensioni dovute alla prima e alla seconda guerra mondiale. Per il calcio le conseguenze dell’epidemia di covid-19 ricordano sicuramente quelle delle due guerre mondiali anche se, rispetto ad allora, si tratta di situazioni molto diverse. Prima di tutto i club, rispetto ad allora, sono organismi finanziari complessi e poi, altra grande differenza, l’intero sistema calcio è spaccato in molti pezzi. Oggi, tra Lega A, B, Lega Pro e dilettanti ci sono posizioni e interessi contrastanti di difficile composizione. Tutti i pezzi del sistema calcio hanno però una necessità comune: quella che si chiama liquidità. E come se il covid avesse accentuato, e accelerato, tutte le dinamiche negative presenti nel calcio nazionale prima dello scoppio dell’epidemia.

Per entrare nella crisi del calcio italiano esiste una parola magica: anticipo. Va usata in due sensi: il primo ha scatenato la crisi del calcio nazionale, la secondo rappresenta un tentativo di risolverla.  La crisi dei maggiori club italiani è stata infatti causata dagli anticipi di cassa, ricevuti dalle banche, per diritti tv oggi inesigibili. L’insistenza del presidente Figc, Gravina sulla ripresa del campionato a tutti i costi deriva dal rischio, causato da anticipi senza copertura, presente sui bilanci dei club. Allo stesso tempo l’Uefa prova ad anticipare i diritti tv dei club per mettere in sicurezza almeno parzialmente, il sistema calcio europeo. Naturalmente questi anticipi, 70 milioni, non coprono certo le esigenze di tutta la piramide calcistica europea.

Ma quanto è profonda la crisi del sistema calcio? Molto. Già a marzo la rivista Forbes, una delle più importanti a livello mondiale per analisi economico-finanziaria, stimava  la crisi del sistema calcio italiano a rischio insostenibilità nel contesto complessivo di una perdita di 5 miliardi di euro per i maggiori campionati europei. Se prendiamo, come club campione, la Juventus (fonte Statista) vediamo i fattori trainanti della crisi: la perdita dei diritti tv porta con sé un forte calo dei profitti da sponsorizzazione. Le perdite da mancati introiti da biglietti (circa il 20 per cento per la Juventus) sono serie ma fanno anche capire che un calcio a porte chiuse intende recuperare almeno l’ottanta per cento dei profitti persi. Il resto, magari con il contributo straordinario dello stato magari può arrivare dopo.

Certo, nel calcio di oggi club e televisioni non possono stare gli uni senza le altre ma, al momento, fino a quando non si sblocca la crisi nessuno dei due grandi soggetti del calcio moderno può ancora aiutare l’altro. Questo fa capire perchè siano stati così concitati i momenti immediatamente precedenti allo stop ai campionati tra porte chiuse, ipotesi di porte aperte, rinvii e, infine, sospensione.

Certo, in Europa le posizioni sono differenti: la Germania, che conta tanto a livello UEFA, ha diversi club economicamente esposti sui diritti tv e, come l’Italia, nel peggiore dei casi chiede almeno i playoff per il titolo. Il Belgio ha già chiuso i battenti per la stagione 2020, l’Olanda pure mentre in Inghilterra ci sono club, come il Manchester United, che hanno fatto talmente tanti profitti che si possono permettere di non tagliare gli ingaggi dei calciatori e attendere gli eventi.

Ma quale calcio ci attende dopo il covid? Quale calcio italiano?

Il calcio nazionale è attualmente senza timone, la stessa posizione del presidente Gravina è in bilico, le leghe si scontrano tra loro, non ci sono soldi e nemmeno idee. Il calcio giovanile è a forte rischio, il calcio dilettantistico rischia di perdere un terzo delle società e di conoscere migrazioni verso fenomeni come il calcio a 7,  una mutazione prefigurata in questa intervista.

La piramide calcio è quindi in crisi: alla base come al vertice. Oltretutto i ritmi della ripresa delle attività agonistiche saranno dettati dalla dinamica dell’epidemia. Anche il calcio è un sistema sociale e, come tutti i sistemi sociali, deve adattarsi ai cambiamenti degli agenti mutageni ovvero il virus. Qualcosa, insomma, di più complicato dei diritti tv, e delle esigenze degli sponsor, che ha gettato il calcio italiano nell’ora più buia.

 

per codice rosso, leans01 & mcs

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