La “nuova destra” fra populismo e confusione

Certo, fa male leggere una notizia come questa, apparsa sul Fatto Quotidiano: la Ceccardi che vince nel comune di Stazzema, città simbolo dell’antifascismo in Europa, sede del Museo della Resistenza e del Parco Nazionale della Pace, che ospita le spoglie dei 560 civili, in maggioranza donne e bambini, uccisi e bruciati dai fascisti e dalle SS il 12 agosto del 1944. Quella stessa Ceccardi che nel 2018 organizzò una parata di SS per la città (Regionali Toscana, a Stazzema vince Ceccardi). La lista di questo personaggio politico, eurodeputato della Lega che appare molto vicino anche ai neofascisti di Casapond, include al suo interno anche forze politiche di destra, come Fratelli d’Italia. Del resto, poco prima delle elezioni, su Globalist era apparso un articolo, rivolto agli elettori toscani, dal titolo: “Turatevi il naso, non lo fate per Giani ma per Sant’Anna di Stazzema” (Turatevi il naso: non lo fate per Giani ma pensando a Sant’Anna di Stazzema). Nell’articolo si invitava gli antifascisti toscani che avrebbero votato ‘più a sinistra’, a votare la coalizione di Giani non per convinzione politica, ma per fermare la destra nella regione (in sostanza, un voto ‘contro’). Nell’articolo del Fatto quotidiano leggiamo poi che uno dei superstiti della strage si chiede come è possibile che persone che abitano a Stazzema abbiano potuto votare Lega, un partito dichiaratamente xenofobo. Il figlio di un altro superstite, invece, afferma che votare a destra, oggi, non significa più un rigurgito di fascismo e che anche la destra, oggi, si riconosce nei principi della Costituzione.
A partire da queste dichiarazioni proviamo a fare una riflessione su come viene percepita, oggi, in Italia, la cosiddetta “nuova destra”. Evidentemente, la parola “destra”, nell’immaginario popolare, appare del tutto slegata da qualsiasi implicazione di tipo fascista. Certo, c’è il fascismo storico, che è durato ed è caduto. Ma c’è anche il fascismo ideologico (che ha assunto i tratti di un fluido modello di pensiero) e il neofascismo, ampiamente presenti nella quotidianità di questo paese. Anzi, questi due tipi di fascismo hanno continuato a persistere in Italia in maniera subdola e distruttiva dal Dopoguerra in poi, sia fra la gente che fra gli apparati di governo: idee, convinzioni diffuse, maschilismo violento, servizi segreti deviati, bombe, stragi di stato, malavita, omicidi ancora impuniti, odio diffuso per qualsiasi forma di alterità, sia sociale che razziale (modellato sull’odio antisemita del fascismo storico), come ad esempio contro gli zingari, i senzatetto, gli immigrati che hanno la pelle di un altro colore. Recenti vittime di questo fascismo ideologico sono stati Willy Monteiro, un giovane capoverdiano ucciso all’uscita di una discoteca a Colleferro e Maria Paola Gaglione, uccisa dal fratello perché aveva una relazione con un ragazzo trans.
La destra di governo (escludendo naturalmente gli estremisti di Forza Nuova e Casapound), oggi in Italia, viene quindi fondamentalmente percepita dalle persone come una forza politica ‘neutra’, non più legata al fascismo storico ma solo – e forse, neanche del tutto – a un certo fascismo ideologico, ormai masticato e digerito dalle istituzioni democratiche. Con “destra di governo” si intende una coalizione che racchiude il cosiddetto centro-destra e che va da Forza Italia fino alla Lega e a Fratelli d’Italia. Sembra che fra un certo tipo di elettori (probabilmente fra i meno scolarizzati e quelli più investiti dal disagio sociale) sia passata l’idea che il fascismo oggi non esiste più, in nome di una ‘anti-ideologia’ di fondo. È la stessa Ceccardi, del resto, a sdoganare tale idea, quando afferma di non essere né fascista né antifascista sottolineando che il fascismo non esiste più (Regionali Toscana, la candidata della Lega Ceccarci: “Non sono antifascista…”).
Tale idea diffusa al giorno d’oggi, nella società fluida che ci troviamo a vivere, è mossa fondamentalmente da due matrici, una di origine moderna e una di origine postmoderna. Seguendo la matrice moderna, si può affermare che l’idea in questione sia strettamente legata all’ideologia illuminista. Come scrivono Horkheimer e Adorno, l’illuminismo, insieme a instaurare negli individui una autodeterminazione razionale, ha fatto maturare in essi una razionalità scientifica e antimitica capace di annientare la loro libertà, provocando una diffusa volontà di potenza che si manifesta anche contro la natura e l’ambiente, intesi come forme ‘altre’. Come ha ribadito un lucido studioso della contemporaneità, Robert Kurz, sia il razzismo che l’antisemitismo sono parte integrante dell’universalismo illuministico, il quale si inserisce a pieno titolo entro la dinamica neocapitalista della diffusa e continua valorizzazione: nel mondo del neocapitalismo si scelgono continuamente soggetti deboli e capri espiatori da colpire e annientare. Dietro l’illuminismo moderno si celerebbe quindi l’orrore dei campi di sterminio. Il populismo della Lega e della destra è quindi di stampo illuminista, appartenente alla stessa linea culturale che, nel 1789, muoveva i rivoluzionari francesi borghesi e ‘razionali’ contro i ‘mitici’ ed ‘arcaici’ nobili. A seguire il populismo della Lega e della Destra (e, per certi aspetti, anche dei Cinque Stelle, i quali posseggono una forte impronta populista) sono, da un lato, gli imprenditori, i commercianti, i piccoli produttori locali, coloro che fondano sul ‘privato’ la loro attività, dall’altro le classi sociali più disagiate, di stampo proletario e sottoproletario. Diamo un’occhiata, adesso, a quella che si è definita come matrice postmoderna. Secondo Fredric Jameson, l’epoca postmoderna, che si può collocare all’incirca fra anni Sessanta e Novanta, è caratterizzata da una diffusa mescolanza culturale che si ritrova nelle espressioni letterarie, artistiche e architettoniche. Idee, correnti di pensiero, pratiche intellettuali, nell’epoca del capitalismo avanzato – dice Jameson – si sono fuse in una unità indifferenziata. Anche l’annullamento di qualsiasi distinzione fra Destra e Sinistra (praticata in modo non meno grossolano dalle attuali forze politiche) e dei concetti stessi di “destra” e di “sinistra” (e la confusione fra di essi) che caratterizza la nostra epoca fluida e digitalizzata è quindi un retaggio di tipo postmoderno.
La Lega e Fratelli d’Italia agiscono spinti da un populismo di tipo moderno e da una cavalcante confusione ideologica e culturale di tipo postmoderno. Oggi più che mai è necessaria una grande lucidità per fare di nuovo luce – appunto – su determinati concetti, per ricollocare ruoli e definizioni all’interno di un contesto culturale e ideologico ambiguo e confuso, lo stesso contesto che paragona, in un modo qualunquista e generato dall’ignoranza, comunismo e fascismo. È necessaria una costante pratica culturale per battere il populismo e la confusione perché, in fin dei conti, i nemici di questi contemporanei epifenomeni della Destra storica sono la lucidità, la libertà di pensiero (che essi pretendono pretenziosamente di incarnare), una cultura di stampo umanista che riconosca sempre un suo simile in qualsiasi forma di alterità, assieme a un condiviso rispetto per la natura e l’ambiente. Con una diffusa cultura di questo tipo, la Ceccardi non potrà mai vincere né a Sant’Anna di Stazzema né da nessun’altra parte.

gvs

 

 

Riferimenti bibliografici:

M. Horkheimer, T. W. Adorno, Dialettica dell’Illuminismo, trad. it. Einaudi, Torino, 2010.

F. Jameson, Postmodernism, or, the Cultural Logic of Late Capitalism, Verso, London-New York, 1991.

R. Kurz, Ragione sanguinaria, trad. it. Mimesis, Milano-Udine, 2014.

 

(in copertina: lapide in memoria dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema)

 

 

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