Patriarcato è fascismo: liberiamoci

In questa giornata di lotta, che segna la fine della dittatura fascista in Italia, abbiamo deciso di compiere un atto di liberazione, rifiutando la retorica trionfale che accompagna le celebrazioni ufficiali del 25 aprile, ricordando a tutta la città che la simbologia emblematica del Ventennio vive e si riafferma nelle targhe che titolano le strade e le piazze di Livorno. Ma non solo: non importa scomodare personalità del ventennio fascista per trovare nelle nostre vie una vera e propria dimostrazione perpetua di colonialismo, nazionalismo e militarismo che riconosciamo essere tutti figli di una società etero-patriarcale.
È fondamentale per noi evidenziare come la conformazione urbanistica delle nostre città rappresenta uno strumento attraverso il quale il potere fascista, patriarcale e colonialista si insinua nella nostra quotidianità. All’interno del microcosmo cittadino si riflette l’assetto societario che, mediante i progressivi processi di ghettizzazione, razzializzazione e gentrificazione, riconferma come valori della cultura dominante lo sfruttamento e la discriminazione. La scelta politica di definire l’ambiente entro cui ci muoviamo mediante la rievocazione di specifici eventi e personaggi storici sottintende la volontà di plagiare la memoria collettiva e reitera quei miti culturali egemonici che plasmano la nostra percezione della realtà: in questo senso la toponomastica diventa uno strumento propagandistico che ci educa alla normalizzazione della violenza. Attraverso la geografia cittadina, la dimensione urbana viene caratterizzata come maschile, eterosessuale e bianca e, pertanto, escludente rispetto alle altre forme di vita che la abitano. Siamo certe che sia arrivato il momento di decostruire la narrazione patriarcale che, permeando le nostre vite a partire dalle strade che percorriamo, ci rende mezzi inconsapevoli di riaffermazione di un passato feroce e ci obbliga a essere figlie di padri che non sono nostri. Non possiamo delegare alle istituzioni una riforma urbanistica che sia veramente inclusiva, né aspettarci che queste si prefiggano come obiettivo la creazione di città femminili e femministe a tutela di tutte le soggettività che le attraversano. Per questo abbiamo deciso di cambiare simbolicamente il nome di alcune vie livornesi intitolate a personaggi che rappresentano il nostro retaggio gerarchico, fascista e coloniale, sostituendole con nomi di donne che hanno resistito strenuamente nelle lotte di Liberazione di tutto il mondo, nella convinzione che l’atto di rinominazione sia parte fondamentale di un processo trasformativo della realtà. Le vite di queste donne, che a partire dalle loro specifiche oppressioni hanno gettato le basi per un’analisi rivoluzionaria e critica di quelle strategie di dominio che creano la differenza, sono state soppresse con la violenza, ma le loro voci non verranno cancellate da coloro che, ancora oggi, continuano a pretendere di scrivere per noi la nostra storia.

Di seguito riportiamo i nomi di coloro che abbiamo voluto sostituire e perché:

– Via Armando Diaz (Colonnello di fanteria durante la guerra di Libia, viene nominato Capo di stato durante la Prima guerra mondiale. Coinvolto nella Marcia su Roma, nel 1922 fu nominato ministro della Guerra nel primo governo Mussolini e redasse l’ordinamento della Milizia fascista. Nel 1925, dopo il delitto Matteotti, venne nominato Maresciallo d’Italia) → Via Anna Campbell: nota come Hêlîn Qereçox, guerrigliera internazionalista delle YPG. Morta, all’età di 26 anni, sotto le bombe turche affiliate con l’ISIS nel cantone di Afrin, il 15 Marzo 2018.

– Via Tripoli (la via venne intitolata alla capitale della Tripolitania nel dicembre 1911, durante la guerra italo-turca iniziata pochi mesi prima. La “pacificazione” della Libia sarebbe stata completata durante il fascismo nel 1931, con lo sterminio della resistenza libica e il genocidio delle popolazioni civili, attraverso fucilazioni, impiccagioni, bombardamenti aerei, gas, campi di concentramento) → Via Ruth First: attivista femminista, sociologa e giornalista sudafricana, dedicò la sua vita alla lotta antisegregazionista durante il regime di apartheid, partecipando alla fondazione dell’organizzazione Congress of Democrats. Privata dei diritti civili, venne incarcerata, tenuta in isolamento e torturata. Fu uccisa in Mozambico da un pacco bomba: il mandante era il maggiore della Polizia Sudafricana.

– Via Bengasi (istituita del 1930, confermava il dominio coloniale italiano sulla capitale della Cirenaica, ribadendo la sottomissione libica all’Italia fascista) → Via Marielle Franco: femminista e attivista per i diritti umani, favelada, bisessuale ed esponente della comunità LGBTQ+, consigliera della Camara Municipal di Rio de Janeiro, presidente della commissione per la difesa delle donne, aveva denunciato gli abusi da parte della polizia proprio pochi giorni prima del suo assassinio, il 14 marzo 2018, per mano di sicari che l’hanno attesa per ore tendendole un agguato. 

– Via Cadorna (Istituita nel dicembre 1928 in onore del generale Luigi Cadorna (1850-1928), senatore del Regno dal 1913 al 1928. Capo di stato maggiore nella prima guerra mondiale, sino al 1917, fu ritenuto un “macellaio” dai soldati ed esonerato a seguito della disfatta di Caporetto. Nel 1925, dopo il delitto Matteotti, su iniziativa di Mussolini fu nominato Maresciallo d’Italia) → Via Alfreda Markowska: attivista polacca di etnia rom, durante la seconda guerra mondiale salvò 50 bambin* ebre* e rom dai nazisti.

– Via Gian Paolo Gamerra (ufficiale del Regio Esercito, il suo zelo militare durante la Seconda Guerra Mondiale gli valse la decorazione di due Medaglie d’oro – al valore militare nel 1940 e alla memoria nel 1944) →  Via Berta Cáceres: co-fondatrice del Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras, assassinata a causa delle proteste contro la costruzione della diga Agua Zarca nel territorio dei Lenca. 

– Via Adua (Istituita nel 1940, anno dell’entrata in guerra dell’Italia fascista, per glorificare la disfatta coloniale italiana del 1896 in Eritrea) →  Via Sandra Liliana Peña Choqué: governatrice indigena e figura di riferimento per la comunità della riserva di La Laguna Siberia, Colombia. Attiva nella lotta per liberare quelle terre dal controllo paramilitare dei narcotrafficanti. Uccisa il 21 aprile 2021 con un’esecuzione fuori dalla propria casa.

– Via Nino Bixio (politico risorgimentale italiano, ennesimo esempio di un’identità nazionale costruita sul protagonismo maschile, machista e militarista) → Via Hande Kader: donna transgender turca e sexworker, attiva nella difesa dei diritti LGBT e nella denuncia delle violenze patriarcali subite dalla comunità transgender. Il 12 agosto 2016 il suo corpo mutilato e carbonizzato viene ritrovato sul ciglio di una strada di Istanbul.

– Via Fabio Filzi (patriota irredentista istriano. Durante la Prima Guerra Mondiale disertò l’esercito austro-ungarico per arruolarsi volontario nell’esercito italiano. Considerato un martire del patriottismo, il governo fascista lo decorò della Croce al merito di guerra e della Medaglia di benemerenza per i volontari del 1915-1918) → Via Ebru Timtik: avvocata, detenuta nel carcere di Silivri a 70 km da Istanbul, morta il 27 agosto 2020 dopo 238 giorni di sciopero della fame contro la condanna a 13 anni di reclusione comminata a lei e a 17 colleghx dell’associazione CHD (Cagdas Hukukcular Dernegi), ingiustamente accusatx di terrorismo dal regime di Erdoğan.

– Via Niccolò Machiavelli (politico di spicco della Repubblica Fiorentina, gli furono affidate tra le più importanti mansioni diplomatiche. Riuscì a monopolizzare la produzione culturale dell’epoca, affermandosi come filosofo, storico, drammaturgo e politologo. Viene considerato il padre della politica moderna: teorizzò infatti la nozione di ragion di Stato e la sua priorità assoluta in politica) → Via Marsha P. Johnson: nera, trans, sex worker, drag queen, icona della comunità LGBTQ+ e delle rivolte di Stonewall, fondatrice dell’organizzazione Street Transvestite Action Revolutionaries (S.T.A.R.). Muore in circostanze misteriose nel 1992. La sua morte viene dapprima archiviata come suicidio; solo nel 2012 verranno riaperte le indagini per classificarla come possibile omicidio. 

– Via Ricasoli (ha sedato nel sangue le rivolte nel mezzogiorno provocando migliaia di mort*) → Via Eudi Simelane: capitana della nazionale di calcio sudafricana, lesbica e attivista per i diritti LGBT. Uccisa durante uno stupro di gruppo correttivo nel 2008.

 

Patriarcato è fascismo: liberiamoci 2

Comunicato sull’iniziativa di toponomastica femminista di alcune compagne livornesi, nel giorno che segna la fine della dittatura fascista.

 

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