Vergogna: sulla pelle dei toscani la guerra per bande del centrosinistra

“Firenze, 18 ottobre: si sblocca la partita della giunta regionale toscana. Trovato in tarda serata di ieri l’accordo tra Renzi e Giani: l’assessorato alla sanità andrà a Italia Viva. Italia Viva opta per Alessandro Cosimi, medico, già membro del Consiglio dell’Istituto Superiore di Sanità, ex sindaco di Livorno. ‘Il PD non può dire no’” (La Nazione).

“Firenze 19 ottobre: Altro che ottobrata piacevole. È stata una domenica ad alta tensione politica (…). Braccio di ferro tra Italia Viva e il PD con Eugenio Giani costretto a fare più il mediatore che il regista dopo un sabato di fibrillazioni. È di nuovo Renzi contro i suoi ex compagni di partito. Il leader di IV dopo l’incontro di sabato con Giani dà il via alle candidature di Alessandro Cosimi e di Stefania Saccardi come opzioni per l’assessorato alla sanità. E invece il PD dice forte e chiaro un grande no. ‘Com’è possibile che Giani abbia dato l’ok così a Renzi?’ si scrive nelle chat dem. Inizia la valanga di contatti e chiamate collettive (…) In serata la linea dei dem è tracciata: se Italia Viva vuole entrare in giunta non può prendere la sanità, semmai un altro assessorato di spessore come l’Urbanistica (…) Italia Viva da parte sua non molla (…) “Non si torna indietro oppure stiamo fuori dalla Giunta”. (…) Non è escluso che alla fine la delega alla sanità finisca a un tecnico anche se solo a tempo” (La Nazione).

Questo è ciò che si legge sui giornali in questi giorni. In tempi di emergenza COVID le varie cricche del centrosinistra sono impegnate in una lotta al coltello per aggiudicarsi l’assessorato regionale alla sanità, quello che da solo vale quasi l’80% del budget totale della giunta e che tradizionalmente (l’eccezione è proprio Giani) lancia il politico che nel mandato successivo diventerà presidente della Regione.

Cosimi, a quanto pare, essendo inviso al partito dal quale è uscito non può fare l’assessore. Inoltre il partitello personale di Renzi, a cui Cosimi appartiene, si era proposto come componente decisiva della coalizione di centro sinistra per assicurare a Giani la vittoria contro la destra ma ha ottenuto invece un risultato molto deludente, nettamente inferiore allo scarto registratosi tra i due candidati più votati, e quindi le pretese post-elettorali ne sono risultate molto ridimensionate.

Naturalmente nessuna considerazione in merito alle competenze del candidato assessore: poco importa se si tratta di un medico, di un idraulico o di un astronauta. Ancor meno quello che ha dimostrato in precedenti esperienze amministrative. O se si tratta di un premio Nobel o di un citrullo. Quello che conta è il peso della cricca di appartenenza nello scacchiere politico e i suoi rapporti con i vari mandarini. In base a questo ti prendi la sanità… no l’urbanistica… no anzi i trasporti.

Eppure basta un’analisi anche superficiale dei risultati elettorali di settembre per capire che la vittoria di Giani non può essere ascritta né al suo personale appeal come candidato né al traino di una qualsiasi componente della coalizione. Si è trattato di un voto antifascista, che i cittadini toscani hanno dato turandosi il naso per tenere i barbari fuori dalle porte, per scongiurare il pericolo che la sanità toscana (che peraltro non è certo quel modello decantato dal marketing politico) finisse nelle mani di qualche seguace di Fontana e Gallera e magari si vedesse anche qui come nel mese di marzo a Bergamo un lungo corteo di camion militari che portano via i morti.

Dopo la vittoria, nel centrosinistra si imponeva una riflessione: se rischi di perdere le elezioni con questa gente qui, se perdi perfino a Sant’Anna di Stazzema, c’è qualcosa che non va nel modo in cui hai amministrato finora e non sarebbe male capire che cosa: forse le liste d’attesa infinite, il taglio dei posti letto, i ticket, l’arroganza che ti porta ad annunciare le nomine di alti dirigenti regionali a bando ancora aperto, la profonda crisi economica di alcune aree delle regione, o i troppi inceneritori…

In realtà nessuno si era illuso che il centrosinistra facesse tesoro di questa lezione e che la musica cambiasse veramente. L’unico obiettivo degli elettori era quello di non cambiare in peggio e così è stato.

Nessuna sorpresa quindi, a vedere la guerra per bande in corso per spartirsi gli assessorati. Ma non ci faremo mai l’abitudine: pensare che la salute di milioni di persone, la vita di decine di migliaia di operatori sanitari e le risorse pubbliche per la sanità debbano essere gestite da qualche feudatario in base agli equilibri tra i vari potentati politici è una cosa che non dovrebbe essere normale, tanto più in piena pandemia. E invece lo è.

Per Codice Rosso Ciro Bilardi

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