Yousif incrina il sistema Salvetti

Le recenti vicende giudiziarie di Mr. Yousif in Olanda aiutano a capire una serie di crepe nel sistema Salvetti della comunicazione politica livornese. E, allo stesso tempo, fanno comprendere quanta strada ci sia ancora da fare per garantire alla città una governance efficace per transazioni complesse come lo è, oggi, il passaggio di proprietà di una squadra di calcio che ha ricadute non solo sportive ma anche economiche e di gestione del territorio.

Guardiamola in positivo: da quanto accaduto si capisce cosa manca a Livorno e può essere occasione per non ripetere più certi errori in futuro. Ma per non ripeterli bisogna anche guardare, clinicamente, a cosa non funziona nel presente e che non può più essere riproposto. Due, almeno, sono i punti critici  da passare sotto la lente: il sistema Salvetti della comunicazione politica, la pratica fiduciaria  di promozione di imprenditori e personaggi messi così al centro dell’interesse pubblico cittadino. Vediamo:

  1. Al momento della candidatura Salvetti nessuno si è posto il problema degli effetti dell’elezione di un giornalista, ben organico alla proprietà della sua redazione e alla rete di giornalisti locali, sulla comunicazione politica territoriale. Anche, e soprattutto, perché è sempre la comunicazione che fa l’agenda politica del territorio, e che sommando il peso del giornalista a quello del sindaco avremmo avuto un ibrido comunicativo-istituzionale compatto e monodirezionale. Il risultato, ad elezione compiuta, è stato quello atteso: nonostante le (ehm) intuizioni di qualche McLuhan de’noantri (“tanto abbiamo i social”) e la minimizzazione di coloro già in orbita (non dichiarata) del sistema Salvetti, abbiamo oggi una comunicazione politica locale differenziata nelle piattaforme (tv, stampa, siti, social) ma uniforme e monotona nei contenuti e nella linea editoriale: fare manutenzione continua dell’immagine del sindaco. Il quale ha dimostrato più volte di pensare soprattutto in termini di audience personale e non come soggetto istituzionale: esemplare il caso del rifiuto di incontrare una persona critica rispetto ai suoi provvedimenti fino a quando questi non avesse ritirato il suo video da YouTube “perché virale”. Questo accade perché il sistema Salvetti, a differenza della comunicazione organica alla politica locale degli anni ’90, non fa parte di un processo politico, per quanto demenziale come quello di allora, ma di uno cosmetico, grazie al quale ciò che rimane del potere locale mantiene livelli accettabili di consenso. Ma, come in tutti i dispositivi cosmetici le rughe, prima o poi, tornano a galla. E se andiamo a vedere tutta la vicenda Yousif sui media livornesi oggi di rughe, e di crepe, se vedono parecchie: dal coro di esaltazione a inizio febbraio sia di Salvetti che di Yousif (il cui ruolo a inizio febbraio era descritto non con parole da giornalista livornese ma da ufficio stampa della Share’ngo Olanda) al lungo sostegno editoriale delle mosse dell’imprenditore olandese-libanese nelle settimane successive (con interviste rilancio, nel migliore dei casi, acritiche) su stampa, siti e social. Altrettanto acritici i commenti sul ruolo del sindaco in questa vicenda fino al momento, inevitabile, in cui la comunicazione livornese non ha potuto che scaricare Yousif preservando, ovviamente, il primo cittadino da ogni rilievo. E’ con questo sistema della comunicazione che Livorno può affrontare i prossimi anni che saranno i più bui della sua già martoriata storia recente? No, questa è una lezione per il futuro.
  2.  La pratica fiduciaria di promozione di imprenditori e personaggi che vengono messi al centro  della vita politica livornese fa acqua da tutte le parti. Era già accaduto con Rossignolo, via Cosimi, e fu un disastro (economico e sociale) e ora è accaduto con Yousif  via Salvetti. E c’è pure il tratto di continuità tra quella vicenda e questa: l’assessore alla formazione della regione, che allora fu truffato da Rossignolo, oggi è assessore a Livorno. E, si badi bene non è tanto questione di personaggi ma di pratiche: oggi come allora un imprenditore si relaziona privatamente col sindaco, ne guadagna la fiducia, la comunicazione locale e gli assessorati ne prendono atto e si prendono cura di promuoverne le azioni fino a che il tutto non finisce nel binario morto. E’ bene essere chiari, questa verticalità di rapporti sindaco (e rete che l’ha promosso)-imprenditore, erede di una politica liberale ottocentesca dei territori, non funziona, non porta risultati. Serve una governance moderna, in grado di usare il primo cittadino come strumento promozionale e diplomatico ma anche di certificare, analizzare le proposte che arrivano, chiedere garanzie e rilanciare, innovare, correggere i progetti che arrivano. Tutto questo non è avvenuto. I difensori spontanei di Cosimi ieri rispondono come quelli di Salvetti oggi, con lo stesso filo di retorica dalla vicenda Rossignolo a quella Yousif: “come poteva il sindaco sapere o indagare? C’è la magistratura per questo”. Infatti un sindaco non deve indagare, ma è meglio che incarichi altre istituzioni di farlo, e comunque deve chiedere garanzie complesse e certificabili quando un imprenditore si presenta di fronte a lui. Ricordiamo che, parole del sindaco, Yosif è stato scelto tra tre diverse proposte. Con quali criteri? I candidati di una rosa devono essere testati, con correttezza e premura, e certificati pubblicamente per far capire alla città che siamo sulla strada giusta non far vedere le foto di quando gli stringe la mano, con la stampa che fa da coro di ringraziamento come il 6 febbraio. Se no il risultato è, in questo caso, oggi come con la vicenda Rossignolo, un fallimento. Perché è un modo di fare basato sul marketing politico locale, e discrezionale, non su un’idea di governance per lo sviluppo (Livorno non a caso non ha un think-tank serio sullo sviluppo economico.. ). Infine, diciamocela tutta, è andata bene. Aiutare a promuovere la penetrazione economica a Livorno di un soggetto a forte sospetto riciclaggio, e ci teniamo leggeri sulle considerazioni, sarebbe potuto essere qualcosa di molto doloroso.

E’ convinzione che si fa spazio anche nella maggioranza quella che vuole che nei prossimi mesi per la città, non solo per il Livorno, si prepari un periodo molto difficile. Il sistema Salvetti e quello fiduciario di affiliazione di imprenditori alla città, in questo contesto pericoloso, non sono utili per la città. Imparare dagli errori della vicenda Yosif può aiutare molto.

 

per codice rosso, nique la police

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