Gli studenti guidano il movimento di protesta in Thailandia

Rebecca Ratcliffe, Corrispondente dal Sud-est asiatico

Lunedi 24 Agosto 2020

Ogni mattina, quando l’inno nazionale viene suonato nelle scuole thailandesi, gli studenti devono alzarsi in piedi in segno di deferenza mentre viene issata la bandiera nazionale. Ma la scorsa settimana qualcuno di loro ha lanciato un messaggio di sfida, alzando le mani nel saluto delle tre dita, un gesto preso da The Hunger Games che è largamente usato dal crescente movimento thailandese pro-democrazia. Altri si sono riuniti nei cortili delle scuole per innalzare striscioni di carta bianca.

Da più di un mese ci sono cortei quasi quotidiani guidati dagli studenti che si diffondono in tutto il Paese, compresa una dimostrazione a Bangkok lo scorso fine settimana a cui hanno partecipato più di 10.000 persone. Gli osservatori sono stupefatti da quanto rapidamente la protesta si è diffusa, da come i giovani stanno sfidando le gerarchie tradizionali e dal coraggio delle loro richieste, alcune delle quali riguardano la potente famiglia reale.

“Tutti nella società thai sono molto sorpresi da quello che sta accadendo in questo momento” dice Kanokrat Lertchoosakul, lettrice alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università Chulalongkorn: “Non abbiamo mai visto un fenomeno come questo”. Dice che come gli studenti universitari anche ragazzini di 13 o 14 anni stavano organizzando flash mobs.

Il movimento di protesta non ha un’organizzazione centralizzata. Invece gruppi diversi hanno usato i social media per coordinare i cortei per tutto il Paese, guidati dalla rabbia verso un governo sostenuto dai militari che accusano di corrodere la democrazia e tenere il loro Paese bloccato.

I dimostranti chiedono al primo ministro Prayuth Chan-ocha, che è arrivato per la prima volta al potere durante un colpo di Stato nel 2014, lo scioglimento del parlamento, la fine delle aggressioni agli attivisti e riforme alla costituzione, che è stata scritta sotto un regime militare ed ha consolidato il potere dell’esercito.

Alcuni hanno anche reclamato cambiamenti per porre un freno ai poteri della monarchia, in discorsi che fino a poco tempo fa sarebbero stati impensabili.

Queste dichiarazioni comportano gravi rischi. Anche se per ora il re apparentemente non ha chiesto l’incriminazione secondo le rigide leggi del Paese sulla lesa maestà, almeno 10 dimostranti pro-democrazia sono stati arrestati con altre accuse compresa la sedizione, che comporta una condanna fino a sette anni.

Il gruppo Thai Lawyers for Human Rights dice di aver documentato 103 casi in cui gli studenti sono stati aggrediti o gli è stato impedito di esprimere le loro vedute politiche, anche solo facendo il saluto delle tre dita, indossando nastri bianchi o tenendo in mano pezzi di carta bianca. La scorsa settimana l’Unicef ha emesso una dichiarazione chiedendo di sostenere “il diritto all’espressione di bambini e giovani”.

Il Ministro dell’educazione della Thailandia, Nataphol Teepsuwan, ha detto che gli studenti hanno diritto di esprimere le loro vedute.

Kanokrat, che ha intervistato dozzine di giovani dimostranti, ha detto che sebbene il diritto degli studenti di esprimere opinioni politiche fosse protetto nella costituzione, la maggior parte delle scuole stavano cercando di fermare ogni forma di protesta. “In realtà, in una società molto conservatrice e moralista come la Thailandia, il potere di controllo nelle scuole è in mano ai singoli insegnanti” ha detto.

In un corteo all’esterno del Ministero dell’educazione mercoledì scorso, Nataphol è stato contestato dagli studenti –ben lontano dal trattamento rispettoso che ci si aspetta dagli studenti verso i più anziani. Nataphol si è seduto con i manifestanti per discutere le loro opinioni, per poi dichiarare che “il governo è sempre disponibile e pronto ad ascoltare tutti i suoi cittadini”.

Una studentessa di classe 11 che era tra questi dimostranti e ha chiesto di non esser nominata, ha detto che i giovani vogliono libertà di espressione, “Vogliamo una vera democrazia dove si possa parlare come si vuole senza essere arrestato” ha detto.

Aveva seguito le proteste su twitter e deciso di parteciparvi con degli amici. “All’inizio quando ci ho pensato avevo paura, ma poiché molta più gente [ci ha partecipato], dopo la sensazione è stata quella di voler lottare” ha detto. Non ha dovuto affrontare alcuna conseguenza.

Kanokrat ha detto che i social media sono stati uno dei fattori che hanno portato gli studenti a prendere coraggio nelle loro proteste. Online hanno trovato una comunità di persone con idee simili che avrebbero manifestato per supportarsi l’uno con l’altro.

“Ho intervistato studenti di medicina, mi ha detto che loro devono lavorare molto duro per studiare, ma la notte devono lavorare duro per promuovere l’hashtag,” ha detto. I dimostranti stanno usando tutto da Tinder a TikTok per diffondere il loro messaggio, spesso usando simboli e satira.

Online e nei cortei, vengono condivisi manifesti gialli con la scritta “missing”, mostrando il volto di attivisti scomparsi. Gli studenti fanno un uso sovversivo dei riferimenti culturali, da Harry Potter a Hamtaro, il criceto di un cartone animato giapponese. In luoghi pubblici, i giovani cantano una versione riadattata del jingle del cartone animato Hamtaro correndo in cerchio, come la ruota di un criceto. Mentre corrono cantano: “Il cibo più delizioso è il denaro dei contribuenti”.

C’è una lunga tradizione di dimostranti thai che usano simbolismi. “Questo succede quando cresci sotto una dittatura o un regime altamente repressivo” ha detto la Dr.ssa Aim Sinpeng, lettrice all’Università di Sydney. Ha detto che i giovani oggi producono riferimenti e satira che sono “altamente condivisibili e adatti per i social media”.

I discorsi sono diventati sempre più diretti, con alcuni interventi che hanno chiesto di limitare il potere del Re Maha Vajiralongkorn (nella foto). Prayuth ha detto ai dimostranti di non coinvolgere la monarchia ma ha detto che prenderà in considerazione le loro idee sulla costituzione.

Qualcuno ha chiesto perché, se le richieste saranno ascoltate, gli attivisti vengono arrestati. “Il governo sta cercando di guadagnare tempo arrestando gli attivisti uno per uno” ha detto Tattep Ruangprapaikitseree, segretario generale del gruppo di protesta Free People Movement, che si trova ad affrontare molteplici accuse. “Pensano che la protesta si dissolverà, ma si sbagliano”.

Fonte: The Guardian

Traduzione per Codice Rosso di Nello Gradirà

 

 

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