Il calcio brutto di Aldo Spinelli

Nel calcio brutto di Aldo Spinelli non esiste campagna acquisti: inutile leggere i giornali sportivi sperando che arrivi il rinforzo giusto. La squadra si fa l’ultimo giorno di apertura del mercato con i giocatori che nessuno vuole. Non importa se i ruoli non corrispondono a quelli scoperti, ci penserà l’allenatore.

Il ritiro estivo quindi non ha senso, perché all’epoca del ritiro almeno metà della squadra non è ancora arrivata: mentre le altre squadre provano gli schemi e cercano di fare gruppo, i giocatori di Aldo Spinelli trotterellano inutilmente in qualche località collinare supereconomica. Non sanno neanche chi giocherà nel campionato che sta per cominciare.

Perciò mentre i tifosi delle altre squadre non vedono l’ora di andare in montagna per le prime partitelle con i dilettanti del posto, i tifosi della squadra di Aldo Spinelli possono stare tranquillamente a casa, tanto in ritiro troverebbero quattro gatti.

Nel calcio noioso di Aldo Spinelli non ci sono neanche amichevoli di prestigio. Una squadra importante ti chiede un “cachet” e non è detto che si vada in pari con l’incasso. Poi c’è la spesa per la luce artificiale che non è indifferente. Meglio evitare, tanto il “calcio d’agosto” si sa, è ingannevole.

Non c’è più nemmeno la presentazione della squadra. Cerimonia inutile, che non porta soldi e che rischia di dare adito a contestazioni.

Nel calcio deprimente di Aldo Spinelli non esiste la Coppa Italia: l’ordine è quello di uscire subito, magari contro una squadra di C1. Si va avanti solo se in campionato la squadra è già retrocessa.

Se vuoi comprare l’abbonamento per vedere la squadra di Aldo Spinelli sappi che prima o poi la squadra verrà sicuramente smantellata (di solito a gennaio). Quindi rischi di buttare via i soldi.

Tieni conto che Aldo Spinelli non spende per il settore organizzativo e risparmia anche nel marketing: quindi preparati a file assurde e non ti aspettare gadget o roba del genere. Se non vai allo stadio è lo stesso, tanto l’incasso del botteghino ormai è una parte marginale delle entrate.

L’allenatore va preso anno per anno, senza impostare mai un ciclo, altrimenti si può creare un pericoloso feeling con il pubblico. Per il ruolo che ha (di mero esecutore degli ordini del presidente) tanto vale prendere quello che costa meno o uno che non ha mai allenato, o chiedere ai padroni del calcio che te ne mandino uno. Così magari ti regalano qualche punto.

Nella squadra di Aldo Spinelli l’allenatore ha un compito singolare. A differenza di tutti gli altri che fanno giocare i migliori, lui deve far giocare i peggiori, in modo che forse acquistano valore e si possono vendere a qualche squadra di categoria inferiore. Il problema è che più giocano e più si dimostrano dei bidoni, quindi il più delle volte te li tieni per anni, finché alla fine riesce a sbolognarli a qualche pollo. Comunque anche in questo caso di solito ritornano l’anno dopo.

Può anche capitare che l’allenatore venga rimbrottato perché un attaccante  che ha messo in campo segna: succede quando il giocatore ha un contratto “a gettone” e viene pagato un tanto a gol.

Le squadre di Aldo Spinelli sono formate più che altro da giocatori in prestito. Ma solo quelli a cui le squadre di provenienza pagano almeno una parte dell’ingaggio. Quindi in genere arrivano solo giocatori rotti, o troppo giovani, o troppo vecchi, che le squadre di provenienza vogliono mandar via per sfoltire la rosa, tanto lì non giocherebbero mai.

Nel calcio da sbadigli di Aldo Spinelli non c’è speranza di azzeccare lo straniero giusto. Per scovarlo ci vorrebbero gli osservatori, ma gli osservatori costano. Costano anche i cartellini, quindi niente da fare. Qualche volta viene trovato uno straniero forte, ma perde l’aereo e non viene più.

I giocatori emergenti di C1 e C2 sono fuori portata. Anche ammesso che qualche direttore sportivo, tra un licenziamento e l’altro, gliene suggerisca uno, per i parametri di Aldo Spinelli il costo è troppo alto.

Non c’è settore giovanile nel calcio micragnoso di Aldo Spinelli: la Primavera arriva sempre ultima o penultima e se si azzarda a fare un torneo di Viareggio può anche prenderne 9 in una sola partita. Gli impianti sono da sottosviluppo, gli allenatori e dirigenti poco stimati e i giovani della provincia preferiscono andare qualche decina di chilometri più in là. La squadra di Aldo Spinelli se li troverà contro qualche anno dopo.

I giocatori delle squadre di Aldo Spinelli inspiegabilmente dovrebbero giocare come i loro colleghi anche se vengono pagati molto meno, ma la motivazione non può essere l’attaccamento alla maglia o lo spirito di gruppo. Aldo Spinelli deve comandare a bacchetta e uno spogliatoio forte va demolito. Per questo i giocatori più rappresentativi vanno mortificati di continuo e se possibile mandati via.

Non c’è dignità né orgoglio nel calcio untuoso di Aldo Spinelli: per avere qualche prestito e assicurarsi qualche favore, è d’obbligo il servilismo più assoluto verso i padroni del calcio, anche i più impresentabili.

Nel calcio poco trasparente di Aldo Spinelli non ci sono derby. Se giochi contro una squadra rivale che rischia di retrocedere, meglio regalargli tre punti, soprattutto se è della GEA. Magari prendendone 6 in casa. Il favore te lo restituiranno (forse) l’anno dopo.

Negli stadi di tutto il mondo i seggiolini sono dipinti con i colori sociali e spesso vengono disposti in modo da formare una scritta con il nome della città o della squadra. Nello stadio dove comanda Aldo Spinelli i seggiolini sono gialli, il suo colore preferito, tanto per far capire chi è il padrone.

La squadra di Aldo Spinelli fa trasferte di cinquecento chilometri in pullman per risparmiare il costo dell’aereo, e forse e meglio perché quando noleggia un aereo può capitare che perda un pezzo e che si rischi il disastro. Può anche capitare che la squadra dopo gli allenamenti debba fare la doccia con l’acqua fredda per due mesi in pieno inverno.

Nel calcio mortificante di Aldo Spinelli raggiungere risultati prestigiosi è negativo: qualificarsi per una Coppa europea impone una rosa più ampia, quindi maggiori spese. Fallire questo obiettivo è fondamentale, magari esonerando l’allenatore che ti ha portato al quarto posto dopo il girone d’andata e prendendone uno un po’ rincotto che ti fa perdere sette partite consecutive.

Cercare di salvarsi è un sentimentalismo sciocco: certo, ci sono i diritti televisivi, ma perché rischiare  investendo dei soldi, quando svendendo la squadra e cuccandosi il “paracadute” per la retrocessione si guadagna lo stesso? Poi magari qualcuno dei potenti del calcio ti ringrazierà per aver lasciato un posto libero in serie A e ti presterà un paio di giocatori per ripartire, con lo stadio sempre più vuoto, dalla serie inferiore.

 

(Articolo di Nello Gradirà per Senzasoste 17 maggio 2010)

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