Lavoro e nuovi investimenti in robotica per il dopo Covid

La recente acquisione di Zoox da parte di Amazon apre una riflessione sui settori di investimento in robotica nel dopo Covid. Già, perchè Amazon – che con Zoox prova a velocizzare la filiera logistica, inaugurare negozi di alimentari senza personale e inserirsi nel settore delle auto senza guidatore – aiuta a capire come il nuovo capitalismo dopo Covid provi ad estendere il proprio raggio di azione, tagliando personale e sviluppando tecnologie che tagliano, a loro volta, lavoro. Naturalmente, ad un certo punto, questa logica di tagli su un settore riproduce lavoro altrove ma bisogna anche capire dove, con quali modalità e con che tipo di salario. E, in questo scenario, un punto interessante di riflessione è rappresentato dalla lettura dei settori nei quali, subito dopo la crisi covid, sono immediatamente emersi investimenti perché da questo angolo di osservazione si comprendono le necessità immediate di ristrutturazione del capitalismo successivo all’epidemia. Sempre, naturalmente, in un contesto molto complicato dal serio rallentamento generale dell’economia, dall’alta complessità, sia in termini produttivi che di impatto sociale, implicita nell’innovazione tecnologica e dal rischio crisi mercati finanziari (per quanto i tecnologici tirino la volata dei rialzi e le banche centrali intervengano). Contesto che, possiamo starne sicuri, non mancherà di creare criticità.

In ogni caso, fonte The Robot Report, i principali investimenti in robotica e intelligenza artificiale di giugno 2020, quindi  successivi alla crisi covid (o almeno alla prima ondata) sono in tre settori: auto senza guida, mobile robot, sanità. Il tratto di continuità con la stagione precedente al Covid è evidente nel settore driveless car già sviluppato dalla seconda metà degli anni ’10. Oggi, oltre al contenimento di costo e presenza della forza lavoro, alla ristrutturazione della vita urbana,  il post-covid si impone soprattutto come possibilità di rendere stabile il distanziamento sociale, per le prossime emergenze per l’ allargamento delle possibilità materiali del lavoro in remoto. L’auto senza conducente, la cui messa a regime non è per domani ma gli effetti nella ricerca e nelle tecnologie si vedono già oggi, è così un grande vettore di ristrutturazione del lavoro oltre che della mobilità. La driveless car si inserisce, inoltre, in quello scenario che Euronews definisce, per gli anni 20, quello dell’ascesa dei robot, dell’automazione e dell’e-commerce , dove produzione e distribuzione cambiano sia i connotati del lavoro che della morfologia urbana, riducendo impatto e importanza di centri commerciali e negozi: qui l’auto senza conducente completa la rivoluzione del lavoro e urbanistica a venire come quella con il conducente ha cominciato a cambiare le città a partire dagli anni ’20 del secolo scorso. L’altra rivoluzione, quella legata al settore sanitario, è forse quella che sfugge di più in un paese come il nostro dove i disastri legati allo smantellamento del servizio sanitario nazionale hanno fatto perdere il filo delle innovazioni tecnologiche: cura, logistica, organizzazione del lavoro, ristrutturazione dei presidi territoriali con la medicina a distanza sono infatti solo alcuni dei settori che saranno toccati nei prossimi anni dall’incontro tra sanità, robotica e intelligenza artificiale. La qualità di questa ristrutturazione, naturalmente, dipende dalla capacità della sfera pubblica di far valere il proprio peso.

L’ultimo settore toccato dagli investimenti più recenti, quello del mobile robot (capace di muoversi su tutte le superfici, per aria e sotto il mare) che aiuta ad entrare in un tipologia di robot, paradigmatica non esclusiva del settore mobile, dove è richiesta la collaborazione del lavoro umano (quello successivo alla ristrutturazione indotta da robotica e AI). Questa tipologia si chiama cobot, robot collaborativo ed interattivo con gli umani, e ne sentiremo parlare. La sua implementazione, nel momento in cui toccherà la soglia critica dell’uso di massa, non sarà pacifica e inciderà molto sui rapporti di forza tra lavoro non umano, diretto dal capitale, e flessibilità del lavoro umano, sulla quale estrarre profitto. Sulla collaborative robotics ci sono due testi recenti, differenti tra loro, dai quali trarre indicazioni di scenario.

Il primo

aiuta a comprendere le modalità strategiche di questa dimensione dei collaborative robots dal punto di vista della valorizzazione del capitale.

Il secondo

si concentra sulle valutazioni di impatto di questo rapporto tra cobotics e flessibilità del lavoro umano.

Va anche considerato che il covid ha accelerato l’uso delle robotica nella raccolta di prodotti agricoli, preparando così una seria ristrutturazione nel settore, come preannuncia il Financial Times. Un fenomeno che non potrà non riguardare, giocoforza, lavoro e relazioni sindacali anche in Italia.

Detto questo si tratta, in generale di temi legati a lavoro e robotica che, investendo la tematica del lavoro umano, toccano sia le mutazioni di questo terreno specifico che  i settori principali oggi legati ai nuovi intestimenti: driveless car, sanità e, appunto, mobile robots. Certo, il covid è stato un incidente e, come tutti gli incidenti atteso e sorprendente nello stesso momento. Ma è proprio questo incidente che è destinato a entrare nel profondo delle ristrutturazioni legate alla sfera della mobilità, del lavoro e della cura negli anni ’20.

per codice rosso, nique la police

 

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